Ddl Zan: cosa prevede il disegno di legge contro l’omofobia

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Che cos'è e cosa prevede il disegno di legge Zan: tutto quello che c'è da sapere.

La discussione sul ddl Zan, proposta di legge contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo, ha polarizzato l’opinione pubblica: da una parte chi è a favore, dall’altra chi è contro, in un aspro dibattito che ha coinvolto anche la Chiesa, in quanto il disegno di legge violerebbe il Concordato. Ecco le cose da sapere. 

Cos’è il ddl Zan

“Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. È il titolo completo del ddl Zan, che mira ad ampliare le tutele in favore di coloro che sono più soggetti ad episodi di violenza e discriminazione: omosessuali, transessuali, donne e disabili. Prende il nome dal relatore, ovvero il deputato del Pd Alessandro Zan, attivista Lgbt noto soprattutto per aver promosso ed ottenuto il primo registro anagrafico italiano delle coppie di fatto, aperto anche a quelle omosessuali.

Ddl zan: cosa prevede

Approvato alla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020, il ddl Zan si riallaccia alla Legge Mancino del 1993, che sanziona incitamento all’odio, violenza e discriminazioni per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, tralasciando però comportamenti analoghi causati da omotransfobia e misoginia. La nuova legge vorrebbe estendere le tutele, modificando gli aspetti sanzionatori previsti dall’articolo 604-bis del codice penale per chi “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, aggiungendo “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. Per quest’ultimi reati una modifica all’articolo 604 ter prevederebbe la circostanza aggravante. Tra gli obiettivi della legge c’è inoltre l’istituzione della «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», da celebrare il 17 maggio. 
 

Ddl zan: il testo completo

Il testo del ddl Zan è composto da dieci articoli. Il primo, che fa da premessa, presenta le definizioni di “sesso”, “genere”, “orientamento sessuale” e “identità di genere”. L’articolo 2 della legge modifica l’articolo 604-bis del codice penale con l’aggiunta già citata, mentre l’articolo 3 introduce l'aggravante. L’art. 4 (“Pluralismo delle idee e libertà delle scelte”), la cosiddetta clausola di salvaguardia, garantisce la libera espressione di convincimenti od opinioni. L'articolo 5 allinea il ddl Zan alle altre norme di legge alla stessa fattispecie, come la Legge Mancino.  L'art. 6 modifica l'articolo 90-quater del codice di procedura penale sulla condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa, mentre l'articolo 7 istituisce la Giornata nazionale contro l'omotransfobia.

L’iter legislativo e i tempi di approvazione

Con 265 voti favorevoli, 193 contrari e un astenuto, il ddl Zan è stato approvato il 4 novembre 2020 dalla Camera dei Deputati. Poi è rimasto bloccato in Commissione Giustizia al Senato: il relatore è Andrea Ostellari, presidente leghista della Commissione, fortemente contrario alla proposta.

I punti più controversi

La discussione sul ddl Zan è cominciata alla Camera ad agosto 2020: fin dall’inizio la proposta ha visto l’ostruzionismo dei partiti di destra, che in tutto hanno depositato oltre 800 emendamenti. Ecco i punti più controversi.

L’equivoco sull’identità di genere

Il disegno di legge definisce l’identità di genere come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. Ma la Lega, così come tutto il centrodestra, è contraria al concetto di identità di genere.

Il tema della libertà d’espressione

Nonostante il contenuto dell’art. 4, secondo i suoi detrattori il ddl Zan sarebbe inoltre un bavaglio per le opinioni personali. Ma la legge non ostacolerebbe la libertà di espressione: la punibilità scatterebbe solo in caso di concreto pericolo di azioni discriminatorie o violente. Ad esempio, la propaganda contro la comunità Lgbt+ non sarebbe punibile.

L’intervento del Vaticano: i due punti contestati dalla Chiesa

A fine giugno 2021, nel dibattito è entrata anche la Chiesa: per il Vaticano, il ddl Zan violerebbe infatti il Concordato, cioè il documento che regola il rapporto fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, aggiornato per l’ultima volta nel 1984. Per questo, la Santa Sede ha chiesto formalmente la modifica del disegno di legge. 

Legge contro l’omotransfobia: i sacerdoti potrebbero essere perseguitati?

Secondo la Santa Sede “alcuni contenuti della proposta legislativa avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa e ai suoi fedeli”. Tra le preoccupazioni del Vaticano ci sono le possibili ripercussioni giudiziarie a carico di fedeli e sacerdoti contrari, ad esempio, a matrimoni omosessuali, adozioni gay e cambio di sesso. Ma il ddl Zan non prevede alcuna sanzione per i sacerdote che vorranno fare “campagna” contro l’equiparazione dei diritti delle coppie omosex rispetto ai diritti della cosiddetta famiglia tradizionale. 

Scuole private “costrette” a celebrare la giornata contro l’Omotransfobia?

Il Vaticano è critico nei confronti del ddl Zan perché le scuole cattoliche non sarebbero esentate dalle attività previste in occasione della Giornata nazionale contro omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia. Come spiegato da Alessandro Zan, però, l’articolo 7 “si inscrive in un quadro segnato dal principio di autonomia scolastica, che è generale e si applica a tutte le scuole, pubbliche e private”

Omotransfobia: le leggi in Europa h2

Nella maggior parte d’Europa i crimini d’odio sono estesi a orientamento sessuale e identità di genere. L'Italia è tra pochi Paesi a non avere una legislazione ad hoc: la Norvegia ha avuto una prima legge addirittura nel 1981 (e dal 2020 ha incluso per i reati d’odio anche le persone transgender e i bisessuali), in Francia la prima legge risale al 2003, con il presidente di centrodestra Chirac, nel Regno Unito il fenomeno ha rilevanza penale nell’ambito dei cosiddetti hate crime. In Svezia chi minaccia o discrimina gli omosessuali rischia fino a 4 anni di carcere e dal 1995 sono previste sanzioni anche in Spagna. In Francia Jean-Marie Le Pen, fondatore del Front National, è stato multato per aver paragonato omosessualità e pedofilia. Ma sono solo alcuni esempi: esistono tutele (e quindi sanzioni) per questo genere di discriminazione anche in Grecia, Portogallo, Belgio, Finlandia, Croazia, Irlanda, Islanda, Albania, Montenegro, Bosnia, Macedonia, Kosovo e persino Ungheria.

Matteo Innocenti