Chi era Luigi Calabresi, vittima degli Anni di Piombo

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Dalle indagini su di Piazza Fontana a capro espiatorio per la morte di Pinelli, fino alla condanna a morte da parte di Lotta Continua: storia del commissario di polizia ucciso nel 1972.

La strage di Piazza Fontana e l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Due eventi degli Anni di Piombo, legati tra loro dalla misteriosa morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Le cose da sapere su Calabresi e sul suo assassinio, avvenuto il 17 maggio 1972.

Chi era Luigi Calabresi

Nato a Roma nel 1937, al momento della morte Luigi Calabresi ricopre gli incarichi di Commissario Capo di Pubblica Sicurezza e addetto all’Ufficio politico della Questura di Milano. Nel capoluogo lombardo, Calabresi  ha il compito di indagare sugli ambienti della sinistra extraparlamentare: poiché ritenuto responsabile della morte di Pinelli, viene ucciso da un commando di Lotta Continua, due anni e mezzo dopo la strage di Piazza Fontana.
 

Le indagini su Piazza Fontana

Il 12 dicembre 1969 segna l’inizio degli Anni di Piombo: è il giorno in cui scoppia una bomba nella filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, causando la morte di 17 persone e il ferimento di altre 88. Calabresi ha già in corso inchieste su attentati con bombe e viene incaricato delle indagini sul caso, che si concentrano sugli ambienti anarchici

La morte di Giuseppe “Pino” Pinelli

Convocato nelle prime ore dopo la strage insieme a un’altra ottantina di sospettati, il ferroviere anarchico Giuseppe “Pino” Pinelli viene trattenuto in questura per tre giorni (dunque oltre le 48 ore di fermo di polizia). Alle 23:57 del 15 dicembre, Pinelli precipita dalla finestra dell'ufficio del commissario Calabresi, che si trova al quarto piano dell’edificio.

Le indagini della magistratura

Secondo la prima versione, data dal questore Marcello Guida nella conferenza stampa convocata poco dopo la morte di Pinelli, l’anarchico si sarebbe suicidato, in quanto implicato nell’attentato e senza un valido alibi.

La reazione dei media e della sinistra extraparlamentare

La tesi del suicidio viene messa in dubbio dalla stampa di sinistra e soprattutto da quella legata alle formazioni extraparlamentari, che accusano le forze dell’ordine di aver spinto Pinelli dalla finestra durante l’interrogatorio: Calabresi diventa il capro espiatorio e viene minacciato anche direttamente, con scritte sui muri e non solo.

Nei suoi confronti cresce un odio sempre maggiore, a cui contribuisce principalmente  la campagna di stampa promossa dal giornale "Lotta Continua", organo ufficiale dell' omonima formazione extraparlamentare.

L’inchiesta sulla fine di Pinelli (scagionato poi per Piazza Fontana) terminerà nel 1975, escludendo suicidio, omicidio e persino un malore: la morte dell’anarchico viene classificata come accidentale. Viene inoltre appurato che Calabresi, al momento del fatto, non si trovava nemmeno nella stanza. Ma ormai è tardi: il commissario è stato giustiziato più di tre anni prima. 

L’omicidio di Luigi Calabresi

Calabresi muore il 17 maggio 1972, quando un commando gli spara alle spalle mentre, appena uscito dall’abitazione di via Francesco Cherubini, si sta avviando verso la sua auto. Non ha nemmeno 35 anni: lascia la moglie Gemma, incinta, e due figli: Mario (che diventerà direttore di La Stampa e La Repubblica) e Paolo. Il terzo figlio prenderà invece il suo nome di battesimo. 
 

Le indagini

Nel periodo in cui viene ucciso, Calabresi sta conducendo un'indagine sul traffico di armi tra la Svizzera e il Veneto: uno dei primi sospettati è il terrorista neofascista Gianni Nardi, più volte arrestato proprio per questo reato.

La pista, considerata più credibile rispetto a quella collegata alla morte di Pinelli, non porta però a risultati concreti. Le indagini si concentrano dunque sugli anarchici, ma senza trovare riscontri. C’è chi individua come possibile mandante il defunto fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana, ovvero l'editore Giangiacomo Feltrinelli (morto però nel 1970). E persino le Brigate Rossi conducono in proprio indagini sull’omicidio Calabresi. Ma i colpevoli, a lungo, non saltano fuori. 

La svolta nel caso

La svolta arriva nel 1988, quando Leonardo Marino, ex militante di Lotta Continua, confessa di aver partecipato insieme a Ovidio Bompressi all'assassinio del commissario Calabresi, indicando i mandanti del delitto in Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, all’epoca ai vertici della formazione extraparlamentare.
 

La lunga vicenda giudiziaria e le condanne

Tra appelli, revisioni e annullamenti, i processi si susseguono tra il 1988 e il 2000. Alla fine, il collaboratore di giustizia Marino, al volante della Fiat 125 usata il 17 maggio 1972 per l’agguato, viene condannato a 11 anni di carcere (pena prescritta). Bompressi, esecutore materiale dell’omicidio, riceve invece una condanna doppia. 22 anni anche per i mandanti Pietrostefani e Sofri, ritenuti colpevoli anche di concorso morale in omicidio, ma senza l'aggravante del terrorismo.

Sofri verrà scarcerato definitivamente nel 2012 per decorrenza della pena, ridotta a 15 anni per effetto dei benefici di legge. Bompressi sarà graziato nel 2006 per gravi motivi di salute. Pietrostefani, che ha scontato solo una minima parte della pena (circa due anni) in Italia, prima di rifugiarsi in Francia protetto dalla dottrina Mitterrand, verrà infine arrestato ad aprile del 2021.

Gemma Calabresi Milite e il perdono degli assassini

Gemma Calabresi Milite, vedova del commissario ucciso da Lotta Continua nel 1972, ha dedicato a questo evento e a ciò che è accaduto dopo, compreso il suo perdono degli assassini “sorretto” dalla fede in Dio, il libro La crepa e la luce. Nel volume, anche il ricordo dell’incontro con Lucia, vedova di Pinelli.
 

La vicenda Calabresi raccontata da cinema e tv

La tragica vicenda di Calabresi è stata raccontata al cinema e in tv. Nel film Romanzo di una strage (2012), diretto da Marco Tullio Giordana, a interpretare il commissario è stato Valerio Mastandrea. Nella miniserie del 2014 Gli anni spezzati – Il commissario, a dare il volto a Calabresi è stato invece Emilio Solfrizzi.

Matteo Innocenti