Il gotico internazionale

Questo termine indica genericamente la produzione del  gotico tardo, tra il 1370 e il 1450 ca, caratterizzato da una “universalità” fatta di comunanze stilistiche che non escludono
episodi del tutto particolari nei singoli paesi. Si tratta quindi di un’accezione non tanto storico-cronologica (l’internazionalità è tipica di tutto il gotico), quanto stilistica: con caratteristiche peculiari quali il gusto del fantastico, l’evocazione di un mondo favoloso, quello delle corti europee della fine del Trecento, ormai isolate in una società in cui l’elemento borghese aveva assunto un nuovo peso rispetto al ceto feudale. È un’arte colta ed estetizzante, profana anche nell’interpretazione del fatto sacro, colorita e narrativa, che proprio per questo ha dato i suoi più alti frutti nell’affresco, negli arazzi, nella miniatura.
 

Il gotico internazionale in Italia


Anche l’Italia partecipò al rinnovamento proposto dal gotico internazionale. La pittura fu l’arte che meglio espresse questo cambiamento. Si tratta di un’arte colta, profana e d’élite che ritrae un mondo cavalleresco, incantato. Le opere mostrano particolare originalità sia per la scelta delle tecniche (affresco, miniatura, arazzi), sia per il loro fascino irreale. Un centro importante del gotico internazionale fu la Milano dei Visconti, con il duomo il cui cantiere fu aperto nel 1386. Giovannino de’ Grassi (morto nel 1398), fu architetto della fabbrica del duomo tra il 1389 e il 1398. Come miniatore rivela il suo stile elegante e fiabesco nel Taccuino di disegni (Biblioteca di Bergamo) e nel codice dell’Offiziolo Visconti (Firenze, Biblioteca Nazionale). Michelino da Besozzo, attivo tra Milano e Pavia, del quale si hanno notizie dal 1388 al 1445, fu successore del de’ Grassi come architetto del cantiere del Duomo di Milano. Nella tavola dello Sposalizio di santa Caterina (Siena, Pinacoteca) rivela il suo gusto con accenti nordici.

Un altro importante centro fu Verona. Stefano da Verona (1370 ca - dopo il 1438) nella sua tavola con la Madonna del Roseto (1420, Verona, Museo di Castelvecchio) ritrae un’atmosfera trasognata e irreale. Antonio Pisano detto il Pisanello (prima del 1395-1459), anche famoso medaglista, maturò un linguaggio di tono fiabesco, raffinato e prezioso, in cui l’estrema perfezione formale e il sottile intelletualismo si evolvono, attraverso lo studio continuo dei numerosissimi disegni, fino a sfociare in un naturalismo assai prossimo alle conquiste della contemporanea rinascenza toscana. Tra le opere di quest’ultimo si ricordano la Madonna della quaglia (1420, Verona, Castelvecchio), la bellissima tavoletta con la Visione di sant’Eustachio (1433-38 ca) dove in un paesaggio fantastico ambienta una sorta di battuta di caccia, San Giorgio e la principessa (1450, Verona, S. Anastasia), in cui è evidente il gusto per le forme scorciate e monumentali e il Ritratto di Lionello d’Este (1441, Bergamo, Accademia Carrara) col quale gareggiò contro Jacopo Bellini. Nell’Italia centrale spiccò invece la figura di Gentile da Fabriano (1370 ca-1428) che ebbe contatti con l’ambiente lombardo da cui trasse ispirazione per la realizzazione oltre che per il polittico dell’Incoronazione della Vergine (di Valle Romita 1400 ca.) della celebre Adorazione dei Magi (1423, ora agli Uffizi), eseguita per uno dei più ricchi mercanti, Palla Strozzi, per la cappella nella chiesa della S. Trinità a Firenze, innovativo per la struttura del polittico, non più diviso in più pale, ma unificato in un unica scena centrale, tripartita solo dagli archi della cornice tardogotica. Il dipinto mostra un’estrema minuzia descrittiva sia nel paesaggio che nei personaggi, in cui è possibile ammirare con precisione il più piccolo paricolare dei tessuti (il committente, infatti era mercante di stoffe).