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La transizione energetica

La nostra civiltà non sta correndo il rischio di esaurire le fonti energetiche in senso assoluto, né di rimanere a corto di tecnologie per trasformare tali fonti nelle forme specifiche necessarie. Stiamo tuttavia rapidamente dando fondo ai giacimenti di petrolio e di gas naturale, a costo relativamente basso, su cui si è in gran parte basato lo sviluppo delle moderne società industriali: inoltre, da un lato si stanno esaurendo le capacità dell'ambiente di assorbire le conseguenze della combustione, dall'altro l'opinione pubblica si mostra sempre meno disposta a correre i rischi connessi con l'energia nucleare. Alla luce di queste carenze si può dire che la nostra civiltà sia entrata in una fase di transizione fondamentale per quanto riguarda l'interazione tra energia e società, senza però che la collettività sia riuscita a percepire la natura di questa transizione.La transizione è da una situazione con fonti energetiche convenienti, ma in prospettiva scarse, a una situazione in cui le fonti di energia saranno meno convenienti ma più abbondanti; da una distribuzione locale delle sacche di inquinamento e di rischio a una situazione in cui le conseguenze dell'inquinamento si manifesteranno su scala regionale o addirittura planetaria.

[...] Vi sono buoni motivi per ritenere che la situazione energetica della civiltà stia cambiando profondamente. La tendenza alla crescita dei costi dell'energia si è ormai saldamente affermata, soprattutto a causa dei fattori ambientali. È del tutto plausibile che, dati gli attuali sistemi di produzione, le tecnologie e la gamma degli usi finali dell'energia, la maggior parte dei paesi industrializzati sia, se non già oltre, ormai prossima al punto in cui un ulteriore aumento di produzione dell'energia comporterebbe più costi marginali che benefici. Sarà invece necessario modificare i sistemi di produzione e la gamma degli usi finali dell'energia anche solo per mantenere gli attuali livelli di benessere; senza queste modifiche, il consumo di risorse di elevata qualità e la ridotta capacità dell'ambiente di assorbire gli squilibri porterebbero all'aumento dei costi totali anche se i consumi dovessero restare costanti. [...] Sebbene la situazione ponga problemi gravissimi, è probabile che i paesi industrializzati più avanzati siano abbastanza ricchi di capitali e di tecnologie da risolvere la maggior parte di questi problemi. [...] Più difficile è la situazione in quelli che chiamo "paesi meno sviluppati". Essi vorrebbero industrializzarsi seguendo l'esempio dei paesi ricchi, sfruttando energia a basso costo, ma hanno poche speranze di farlo, visti gli alti costi dell'energia imposti dal mercato o dalla transizione verso fonti di energia più pulite. L'acuta carenza di capitali accentua la tendenza a effettuare le scelte più economiche in termini monetari; questi paesi considerano dunque le conseguenze ambientali locali delle loro fonti di energia economiche e "sporche" un sacrificio necessario, pur di soddisfare i bisogni primari della popolazione (con forme di energia tradizionali) e pur di avviare lo sviluppo economico (con forme di energia industriali). Se questo aumento avrà luogo e sarà basato sui combustibili fossili, come ora prevedono quasi tutti questi paesi, ci sarà un tremendo aumento della concentrazione di CO2 e di altri inquinanti nell'atmosfera, a livello sia locale sia globale. [...] Il modo più efficace per ridurre le conseguenze ambientali è quello di usare l'energia con maggiore efficienza.

[...] Fondamentale, nell'ambito di una politica energetica intelligente, è anche un'accelerazione della ricerca e dello sviluppo di alternative energetiche a lungo termine: l'energia solare, da biomasse, eolica e geotermica; l'utilizzazione del calore accumulato negli oceani: i reattori a fissione autofertilizzanti; la fusione; i metodi più avanzati per incrementare l'efficienza energetica.La ricerca non dovrebbe concentrarsi solo su metodi economici per lo sfruttamento di queste fonti, ma anche sulle possibilità di minimizzare i costi ambientali. Anche la cooperazione internazionale su temi come lo studio e la limitazione delle conseguenze ambientali della produzione di energia è importantissima.Tuttavia gli appelli lanciati dai paesi ricchi per risolvere i problemi globali dell'ambiente mediante una limitazione generale dei consumi energetici resteranno lettera morta finché i paesi ricchi non troveranno il modo di aiutare gli altri a conseguire un maggior benessere economico proteggendo al tempo stesso l'ambiente.

(J.P. Holdren, La transizione energetica, in "Le Scienze", novembre 1990, pp. 103, 108-109)