Il simbolismo: Rimbaud e Verlaine

I poeti simbolisti

Accanto ai poeti maggiori, solo in parte assimilabili alla lezione simbolista, altri, di volta in volta classificati come poeti maledetti, simbolisti, decadenti, costituiscono il composito universo della poesia francese della seconda metà dell'Ottocento.

Lautréamont

Lautréamont è lo pseudonimo di Isidore Ducasse (1846-1870), nato a Montevideo, dove il padre era funzionario del consolato francese. Nel 1869 pubblicò Les chants de Maldoror (Canti di Maldoror) con lo pseudonimo e con il suo vero nome le Poésies (1870), sorta di prefazione a un poema futuro mai realizzato. La sua opera, a lungo misconosciuta, è stata riscoperta dai surrealisti, che hanno visto in lui un precursore geniale e nella sua rivolta poetica una formidabile "bomba" lanciata nel giardino della poesia. I Canti di Maldoror, composti da sessanta strofe in prosa poetica, suddivise in sei canti, si sottraggono volutamente a ogni classificazione. L'ossessione del male, il mistero del male, la rivolta, la tentazione blasfema contro Dio e gli uomini danno vita a un'ambigua epopea dell'odio, oscillante fra crudeltà e tenerezza, furore e pietà. Ma la sua caratteristica più significativa sta nel dominio dei mezzi espressivi, nella lucidità per cui le immagini più tenebrose sono mescolate all'ironia e l'enfasi romantica e satanica viene smascherata dall'intervento irridente dell'autore. La ricchezza delle metafore, l'arditezza delle immagini e il gioco straordinario per cui innumerevoli fonti letterarie sono riprese, ritagliate, ricopiate, parodiate, stravolte rendono i Canti di Maldoror un'opera di singolare modernità.

Laforgue

Jules Laforgue (1860-1887), attento lettore di A. Schopenhauer e di E. von Hartmann, che affermava il primato dell'inconscio, pubblicò due raccolte di versi, Les complaintes (I lamenti, 1885) e L'imitation de Notre-Dame la Lune (L'imitazione di Nostra Signora la Luna, 1886). Postumi apparvero le prose poetiche Moralités légendaires (Moralità leggendarie, 1887) e Les derniers vers (Gli ultimi versi, 1890). La solitudine, il pessimismo, la percezione della precarietà dell'esistenza si esprimono in uno humour originale, amaro e stridente, in una lingua che coltiva il gusto della dissonanza, della derisione, dell'aggressione. Per la novità della ricerca espressiva e la ricchezza dell'invenzione verbale, supera i confini della poesia decadente e anticipa alcuni caratteri della poesia contemporanea.

Moréas

Jean Moréas, pseudonimo di Joannis Papadiamantopulos (1856-1910), di origine greca, nacque ad Atene e studiò diritto a Parigi, dove si stabilì definitivamente nel 1882. Autore del manifesto del simbolismo, apparso sul "Figaro" (1886), pubblicò le raccolte poetiche Les Syrtes (1884) e Les cantilènes (Le cantilene, 1886), in cui è evidente l'influsso di Verlaine. Nel 1891 si allontanò dal movimento simbolista per partecipare alla fondazione della cosiddetta "École romane", di indirizzo neoclassico. La sua opera migliore, Stances (Le stanze, 1899-1901), unisce il rigore della disciplina classica a una mirabile semplicità.

Tristan Corbière

Édouard Joachim Corbière, detto Tristan (1845-1875), pubblicò un unico volume di versi, Les amours jaunes (Gli amori gialli, 1873). Venne riscoperto da Verlaine, che lo inserì nel suo libro I poeti maledetti (1884). L'amore, l'amarezza, la solitudine, il mare sempre tempestoso sono affrontati con un linguaggio di grande originalità, che alterna l'espressione lirica allo sberleffo e a un'ironia corrosiva. Ne risulta una poesia stridente, di notevole modernità.

Maeterlinck

Maurice Maeterlinck (1862-1949), originario di Gand, in Belgio, avvocato, nel 1866 si stabilì in Francia. Esordì con la raccolta di versi Serres chaudes (Serre calde, 1889), quindi scrisse un dramma teatrale, La princesse Maleine (La principessa Maleine, 1889). Salutato come l'autore capace di introdurre nel teatro l'estetica simbolista, scrisse numerose pièce e godette per un certo periodo di grandissima fama. Tra le opere teatrali si ricordano: L'intruse (L'intrusa, 1890); Les aveugles (I ciechi, 1890); Pelléas et Melisande (1892), musicata da Debussy (1902). Scrisse anche una seconda raccolta poetica, Douze chansons (Dodici canzoni, 1896), numerosi saggi filosofici e una fiaba teatrale, L'oiseau bleu (L'uccellino azzurro, 1909). La sua opera si propone di attingere a una realtà più profonda, di cogliere il dramma dell'uomo alle prese con le potenze oscure che reggono il mondo: il Destino, "il personaggio sublime" che conduce e trascina gli uomini accecati; la morte, "l'intrusa" che li schiaccia. Nel 1911 gli fu attribuito il premio Nobel per la letteratura. Dopo la stagione dei successi, la sua opera teatrale è stata quasi dimenticata.