Introduzione

Il Settecento è l'età dei "lumi", l'epoca dell'illuminismo, delle nuove esigenze razionali e della prima rivoluzione industriale. In tutta l'Europa si sviluppa una nuova idea di modernità, che si basa sul senso laico della cultura, sulla ricerca di una nuova e maggiore comunicatività del pensiero. La rivoluzione americana (1775) e francese (1789) generano il nuovo Stato borghese. In Italia l'illuminismo è quasi sempre mediato da una perdurante eredità classica. L'Arcadia, Metastasio, persino l'opera rigorosa di Parini, come il gusto neoclassico di fine secolo, perseguono un equilibrio tutto italiano fra ricerca razionale, reazione antibarocca e recupero del miglior classicismo della tradizione. L'opera storiografica e critica appare più complessa: Muratori e Vico sono i fondatori di una nuova filosofia della storia. Solo a metà secolo l'illuminismo italiano trova un carattere originale soprattutto in area lombarda (l'esperienza della rivista "Il Caffè" e il pensiero di Beccaria), sebbene di grande rilievo risulti anche il pensiero dei meridionali A. Genovesi e F. Galiani. È nel teatro che la letteratura settecentesca dà gli esiti più innovativi: Goldoni a Venezia riforma la commedia in senso borghese; Alfieri rinvigorisce la tragedia portando sulla scena l'odio per ogni forma di tirannide. A cavallo fra Settecento e Ottocento, nell'epoca della rivoluzione francese e dell'impero napoleonico, il neoclassicismo verrà rappresentato dall'importante esperienza di Monti, mentre nuova mediazione fra classicità e romanticismo sarà espressa dall'opera di Ugo Foscolo.