Funzionalismo

Come la psicologia della Gestalt, ma partendo da presupposti differenti, il funzionalismo sostiene, in polemica con lo strutturalismo di Wundt e Titchener, che non è possibile studiare la vita psichica scomponendola in presunte costituenti fondamentali.

W. James (1842-1910), fondatore del movimento funzionalista con i suoi Principi della psicologia del 1890, ritiene che la coscienza sia caratterizzata da una successione ininterrotta di esperienze (il cosiddetto flusso di coscienza) in cui gli elementi precedenti si trasmutano in quelli successivi senza soluzione di continuità. James iniziò i suoi studi esaminando i riflessi, intesi come “azioni fondamentali”, e dei quali volle andare a indagare la motivazione. Coerentemente con il pensiero del suo tempo (estremamente interessato alle basi biologiche del comportamento) lo studioso americano trovò una spiegazione neurologica a questi atti involontari. Passò poi ad analizzare la mente a proposito della quale introdusse il famoso concetto sopra menzionato di flusso di coscienza: per il funzionalismo la mente è quindi caratterizzata da incessanti mutamenti cosicché risulta impossibile “fissarla” in rappresentazioni statiche.

Il funzionalismo fu fortemente influenzato dall'opera di Darwin, e condivide infatti l'assunto evoluzionistico secondo il quale i fenomeni psichici si sarebbero sviluppati in quanto capaci di produrre un miglior adattamento dell'individuo all'ambiente. James, infatti, rivendicò la fondamentale caratteristica adattativa della mente, intesa come strumento per prefigurare e raggiungere scopi futuri, introducendo quindi l'idea che la psicologia non debba solo interessarsi di descrivere o riconoscere in qualche modo l'esatto contenuto della mente, ma debba soprattutto interessarsi alle funzioni del pensiero (in che modo il pensiero permette agli esseri umani di far fronte alle sfide dell'esistenza?).

Il funzionalismo studia perciò soprattutto i processi mentali con un chiaro ruolo adattativo, quali l'apprendimento, il pensiero e la motivazione, e prende in attenta considerazione le differenze individuali che si manifestano al riguardo. Inoltre si interessa alle possibilità applicative della psicologia, soprattutto nel campo dell'educazione. Nell'ambito del funzionalismo è possibile individuare l'impiego di varie procedure di ricerca, tanto che si parla al riguardo di un certo eclettismo metodologico. I funzionalisti, pur promuovendo l'indagine sperimentale e osservativa, non trascurarono le analisi filosofiche. In generale, essi promossero un atteggiamento di tipo fenomenologico, già incontrato come metodologia cara alla psicologia della forma, volto alla descrizione dell'esperienza immediata del soggetto.

All'orientamento funzionalista vengono in genere ricondotti psicologi americani che si interessarono di dinamiche sociali (G.H. Mead), di costruzione di test (J.M. Cattell) e soprattutto di apprendimento (E.L. Thorndike e R.S. Woodworth). Il funzionalismo è finito per confluire dopo il 1910 nel comportamentismo, che pure ha recepito l'istanza evoluzionistica anche se la sviluppò in differente direzione. In Europa il funzionalismo si è diffuso grazie a E. Claparède e alcune sue istanze sono state successivamente fatte proprie da J. Piaget.