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Aceh

distretto speciale (55.392 km²; 3.860.000 ab. secondo una stima del 1995; capoluogo Banda Aceh) dell'Indonesia, esteso sulla sezione nordoccidentale di Sumatra, sulle isole Rondo, Weh, Breueh, Simeuluë e sulle Banyak. Il territorio, per lo più montuoso, con cime superiori ai 3000 m (monti Leuser, 3381 m; Bandahara, 3012 m), è attraversato dai fiumi Teripa e Simpang-kiri; le coste sono generalmente uniformi e orlate da una stretta pianura alluvionale. Il clima equatoriale e l'abbondanza delle precipitazioni favoriscono l'agricoltura (riso, palme da cocco, caffè, pepe, palme da olio, canna da zucchero); altre risorse sono la pesca, lo sfruttamento forestale e l'estrazione di petrolio (Pangkalanbrandan, con annessa raffineria; Perlak), oro e argento (Woila). Centri principali, oltre al capoluogo, sono Meulaboh, Langsa e Sabang. Fino al 1972, Atjeh. § Sede di uno Stato musulmano, intorno alla metà del sec. XVI l'Aceh controllava buona parte del commercio che passava nello stretto di Malacca; entrato perciò in conflitto con i Portoghesi di Malacca e con Johor, li attaccò più volte. Continuò a lottare per tutto il secolo per l'egemonia sullo stretto e solo dopo la conquista di Malacca da parte degli Olandesi la situazione sembrò calmarsi. Nel 1873 gli Inglesi, stanchi delle continue incursioni piratesche provenienti dall'Aceh contro l'India, organizzarono una spedizione che nel gennaio 1874 portò alla conquista della capitale. In seguito il territorio cadde nelle mani degli Olandesi e da allora il suo destino fu quello delle altre parti dell'Indonesia. Solo nella seconda metà del XX secolo, sulla spinta del desiderio di autonomia della popolazione, il distretto si autoproclamava indipendente. Il governo centrale di Jakarta rispondeva con la promulgazione dello stato d'emergenza e della legge marziale, attuando una dura repressione nei confronti dei guerriglieri del movimento indipendentista locale, l'Aceh Merdeka (Aceh libera), fondato nel 1976. La fine della dittatura del presidente indonesiano Suharto1998) favoriva la ripresa della guerriglia, che costringeva l'esercito ad abbandonare i principali centri della regione.

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