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Alleanza Nazionale

(AN), partito politico italiano. L'ipotesi di costituire Alleanza Nazionale prendeva corpo durante la campagna elettorale di Gianfranco Fini, segretario del MSI, candidato alla carica di sindaco di Roma (novembre 1993). Nell'occasione, lo spostamento di una consistente fetta di elettorato moderato che in passato si riconosceva nella Democrazia Cristiana, dimostrava l'esistenza di una domanda politica nuova cui il vecchio MSI avrebbe potuto rispondere solo in parte. Pur non essendo eletto, il lusinghiero risultato induceva Fini ad avviare un processo di distacco dall'esperienza storica del fascismo, ciò che portava alla costituzione di Alleanza Nazionale (gennaio 1994). A fondare la nuova formazione, presieduta dallo stesso Fini, contribuivano alcuni esponenti della vecchia DC e uomini appartenenti all'area moderata di destra estranei al MSI. Nelle elezioni politiche del marzo 1994, le prime con il sistema maggioritario, Alleanza Nazionale insieme con il MSI presentava proprie liste al Nord e si alleava con Forza Italia e con il Centro Cristiano Democratico (“Polo del buon governo”) ottenendo 109 deputati e 48 senatori. Si trattava di un indubbio successo che portava Alleanza Nazionale a far parte del governo guidato da S. Berlusconi (maggio 1994-gennaio 1995) e che accelerava il disegno di Fini di superare il MSI e realizzare il nuovo contenitore politico della destra italiana. Nel gennaio 1995, immediatamente dopo il congresso del Movimento Sociale, con il quale quel partito decideva di concludere la sua esperienza per fondersi con Alleanza Nazionale, questa celebrava la sua prima assise costituente (28 gennaio) ed eleggeva a suo leader G. Fini. L'ala più radicale del vecchio partito, capeggiata da Pino Rauti, si dissociava dalla svolta di Fini, creando un nuovo partito (Movimento Sociale-Fiamma Tricolore). La sostanziale tenuta del partito nelle tornate elettorali amministrative del 1997 (aprile-maggio e novembre), e il personale successo di Fini a Roma, dove risultava il candidato più votato, conducevano comunque a una tendenziale ricomposizione di queste dissonanze e, soprattutto, rafforzavano la linea di svecchiamento del partito dagli ultimi residui ideologici fascisti e neofascisti, confermata nel 1998 alla prima conferenza programmatica del Partito tenuta a Verona. Accanto alla scelta limpidamente filoatlantica in politica estera, la svolta del partito era confermata a livello europeo (pur con perplessità da parte di alcuni esponenti delle socialdemocrazie) dalla ribadita rottura con formazioni della destra estrema, come il Fronte Nazionale francese di Le Pen, e dall'adesione nel settembre 1998 al gruppo parlamentare europeo Unione per l'Europa delle Nazioni (UEN), composto in prevalenza dai neogollisti francesi. Problemi più concreti Alleanza Nazionale incontrava tentando di occupare, nel complicato contesto politico nazionale, uno spazio autonomo da Forza Italia nell'ambito del centrodestra e nello sforzo di consolidare elettoralmente la prescelta linea di destra moderata. Questi sforzi venivano comunque premiati dai risultati delle elezioni amministrative del novembre-dicembre 1998. La fiducia dell'elettorato sembrava però diminuire sul piano politico, perché alle elezioni per il Parlamento europeo (13 giugno 1999) Alleanza Nazionale subiva una sensibile flessione rispetto alle precedenti elezioni regionali del 1995 e a quelle politiche del 1996, pur rimanendo il terzo partito italiano. Risultati insoddisfacenti che inducevano Fini ad annunciare le proprie dimissioni dalla guida del partito, che tuttavia venivano respinte. Nonostante alcune divergenze sorte intorno al dibattito sulle riforme istituzionali e a causa dell'accordo politico di Forza Italia con la Lega Nord, Alleanza Nazionale si manteneva fedele all'alleanza di centrodestra, cementata dall'opposizione contro il governo dell'Ulivo di Prodi e, dall'ottobre del 1998, contro quello presieduto da D'Alema. L'intesa fra i due partiti tornava a farsi stretta alla vigilia delle elezioni politiche, quando nell'alleanza di centrodestra, denominatasi Casa delle Libertà, Fini rivendicava per Alleanza Nazionale un ruolo di primo piano in quanto formazione conservatrice che aveva concluso con successo il processo di trasformazione in forza di governo. La netta vittoria alle consultazioni politiche del maggio 2001 della coalizione di centro-destra non premiava però Alleanza Nazionale, che passava da terza a quarta forza politica italiana ottenendo solo il 12% dei suffragi, a fronte del 15,7% realizzato alle elezioni politiche del 1996. Fini rimaneva comunque il leader indiscusso della destra italiana, anche a causa del forte ridimensionamento della Lega Nord e assumeva, nel nuovo governo formato da Berlusconi (giugno 2001), la vicepresidenza del Consiglio. La gestione del partito tuttavia, incontrava qualche difficoltà per i dissidi sorti tra le varie correnti e in particolare per le posizioni della cosiddetta “destra sociale”, sensibile alla difesa delle fasce più deboli della società. Alleanza Nazionale ritrovava comunque coesione nel corso del congresso di Bologna dell'aprile 2002, in cui Fini veniva confermato presidente. Alle legislative del 2006 il partito otteneva il 12,3% alla Camera e il 12,4% al Senato, mentre alle politeche di aprile 2008 si presentava insieme a Forza Italia, alla Lega e ad altri movimenti minori ne Il Popolo delle Libertà, vincendo le elezioni. Nel marzo 2009, durante un congresso tenutosi a Roma, G. Fini scioglieva il partito per unirsi con il Popolo della Libertà.