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Andòcide (oratore)

oratore ateniese (n. ca. 440 a. C.). Di nobile famiglia, coinvolto nei processi per la decapitazione delle erme e la profanazione dei misteri eleusini, avvenute nel 415 alla vigilia della partenza della flotta ateniese per Siracusa, si confessò reo della prima e andò volontariamente in esilio. Tentò più volte, in seguito, di tornare in patria (orazione Sul ritorno), ma solo con l'amnistia di Trasibulo, del 403, vi riuscì. Prese allora parte attiva alla vita politica per la fazione democratica; fu ancora accusato di empietà per aver partecipato illegalmente alle cerimonie misteriche (orazione Sui misteri) e forse esulò una seconda volta, dopo essere tornato da una fallita missione a Sparta per concludere la pace che egli aveva perorato (orazione Sulla pace). Scrisse, in aggiunta alle citate, altre quattro orazioni, che sono andate perdute; l'ultima, Contro Alcibiade, è apocrifa. Andocide non fu un oratore di professione, ma supplì alla mancanza di regole e di elaborazione stilistica con la forza dell'espressione immediata.