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èrma

sf. [sec. XVI; dal greco hérma]. Pilastro che gli antichi Greci mettevano come contrassegno sacrale lungo le strade fuori dell'abitato, nei crocicchi e anche nei pressi delle tombe. Serviva da punto di riferimento cosmico, messo dove si temeva una caduta nel caotico: lontano dalla propria abitazione, dalla propria città, o troppo vicino alla sfera della morte. L'erma, talora di forma fallica, in epoca classica aveva forma quadrangolare, con una raffigurazione dei genitali maschili al centro di una delle facce e con in cima il busto del dio Ermete, che nel perfezionamento della concezione politeistica greca sostituì le erma, ormai ridotte a un monumento. Tale sostituzione avvenne in quanto il campo d'azione del dio comprendeva proprio la sfera del precosmico (o caotico) in cui prima si era creduta necessaria la presenza protettiva delle erme. Erano chiamate erma anche le analoghe immagini su pilastri di altre divinità o di persone; soprattutto in età romana l'erma costituì una forma semplificata di ritratto. L'erma presentava talora due teste contrapposte (erma bifronte) e talaltra quattro (erma quadrifronte).

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