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Bellòcchio, Marco

regista cinematografico italiano (Piacenza 1939). Rivelatosi a 25 anni con un'opera prima originale e contestatrice, I pugni in tasca, aspro attacco ai valori familiari cattolico-borghesi, proseguì un'attività sempre impegnata tra ricordi autobiografici e polemica ideologica: La Cina è vicina (1967), Nel nome del Padre (1972), Marcia trionfale (1976), Salto nel vuoto (1980). Più discutibili risultarono nel 1972 un pamphlet sul giornalismo borghese, Sbatti il mostro in prima pagina, e nel 1977 un telefilm dal Gabbiano di Čecov. Importante invece dal punto di vista artistico e politico il film-inchiesta collettivo Matti da slegare (1974-75), sul superamento dell'istituto psichiatrico tradizionale. Successive regie sono: Gli occhi, la bocca (1982), Enrico IV (1984), Il diavolo in corpo (1986), La visione del Sabba (1988), La condanna (1990), film di grande rigore formale svolto in chiave psicanalitica premiato con l'Orso d'argento a Berlino nel 1991, Il sogno della farfalla (1994) e Il principe di Homburg (1997). Nel 1999 ha girato il film La balia, tratto da una novella di Pirandello, nel 2002 ha diretto L'ora di religione. Nel 2003 ha presentato alla Mostra del cinema di Venezia Buongiorno notte e nel 2004 ha debuttato nella lirica, mettendo in scena il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Nel 2006 ha diretto Il regista di matrimoni e nel 2009 ha presentato a Cannes Vincere, film sulla vita segreta di Mussolini, con cui ha vinto il David di Donatello (2010). Nel 2011 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera; sempre a Venezia ha presentato, poi, i film Bella addormentata (2012) e Sangue del mio sangue (2015).

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