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Canzóne di Orlando

(Chanson de Roland). La più antica e più importante canzone di gesta francese. Ci è pervenuta in versioni diverse della seconda metà del sec. XII, tra le quali la più antica e poeticamente più valida è quella del manoscritto anglonormanno di Oxford, scoperto nel 1832: firmata “Turoldus”, consta di 291 lasse di 4002 decasillabi monoassonanzati. Non è dato sapere se Turoldo fosse l'autore o il copista dell'opera la quale, secondo i risultati dei numerosissimi studi filologici eseguiti dall'epoca romantica a oggi e culminati nella ricostruzione di Joseph Bédier, sarebbe stata composta tra il 1100 e il 1125. Una sola pagina della Vita Karoli di Eginardo offrì all'ignoto autore la materia per il poema, il quale fu quindi interamente frutto della sua fantasia. Il fragile elemento storico è dato dall'episodio della sconfitta a Roncisvalle dell'esercito di Carlo Magno guidato da Orlando a opera dei Baschi che ne attaccarono la retroguardia il 15 agosto 778. Nel poema i Baschi sono diventati i Saraceni e Orlando, nipote di Carlo Magno, cade nell'imboscata per il tradimento del patrigno Gano di Maganza. Nei paladini l'autore ha riunito quanto di più nobile e alto il Medioevo cavalleresco aveva espresso in materia di fede cristiana e di dedizione al sovrano. Il poema si conclude con la rivincita di Carlo Magno che raggiunge il luogo della battaglia, mette in fuga i Saraceni e punisce con orrenda morte il traditore. La critica moderna reputa che l'opera sia dovuta a un poeta colto e non a un trovatore popolare, come pretese la tradizione romantica.