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Chatwin, Bruce

scrittore inglese (Londra 1940-1989). Appassionato di archeologia, impiegato fino all'età di 25 anni e quindi inserito nella normalità di una tranquilla vita inglese, Chatwin scelse di fuggire la stabilità per cercare se stesso, spinto da un'inquietudine e da una curiosità che lo portarono a esplorare i misteri e le differenze delle altre culture. Il suo primo romanzo, infatti, il fortunato In Patagonia (1977), si sofferma più sulle tradizioni delle popolazioni del luogo che sulla descrizione dettagliata dei paesaggi. Scherzoso e colorato divertissement è The Viceroy of Ouidah (1980; Il viceré di Ouidah), che riprende i temi del viaggio, in questo caso alla scoperta di notizie sullo schiavista brasiliano Francisco da Silva vissuto nel sec. XIX. Apparentemente appagato dai viaggi, Chatwin scelse, nel libro successivo, On the Black Hill (1986; Sulla collina nera), di narrare l'immobilità di due fratelli agricoltori costretti a vivere in uno spazio limitato, nel raggio di poche miglia, intorno a una fattoria del Galles. Il bisogno assoluto di contatto con identità culturali ancora non intaccate dall'occidentalizzazione riemerge in The Songlines (1987; Le vie dei canti), viaggio nell'universo favoloso degli aborigeni australiani, appassionato tentativo di comprenderne spazi e modi diversi della loro organizzazione sociale. Dopo Utz (1988), Chatwin scrisse la sua ultima opera, What Am I Doing Here? (1989; Che ci faccio qui?), una miscellanea di schizzi, note e appunti di viaggio. Postumo fu pubblicato Anatomy of Restlessness (1996; Anatomia dell'irrequietezza), una sorta di autobiografia nella quale l'autore rivela i motivi più reconditi della sua vocazione al "nomadismo".

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