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Chiang Kai-shek

soprannome dell'uomo politico e militare cinese Chiang Chung-chen (Fenghwa, presso Ningbo, 1887-Taipei, Taiwan, 1975). Ricevuta un'educazione militare all'Accademia di Pao-ting, poi in Giappone, ritornò in Cina nel 1911 allo scoppio della rivoluzione e partecipò alle lotte che abbatterono la dinastia. Nel 1917-18, a Canton, si affiancò a Sun Yat-sen, leader del Kuomintang. Nominato capo di Stato Maggiore, nel 1923 si recò in Russia e nel 1924 divenne direttore dell'Accademia Militare di Whampoa (Huang-pu). Alla morte di Sun Yat-sen (1925), di cui avrebbe poi sposato nel 1927 la cognata Soong Mei-ling, si assicurò una posizione preminente nel Kuomintang e ne divenne il supremo esponente militare godendovi dell'appoggio dei consiglieri sovietici in Cina. Nel luglio 1926 condusse la “spedizione verso il nord” per riunificare il Paese suddiviso fra i vari “signori della guerra” e dopo l'esito vittorioso riportatovi si trovò a controllare gran parte della Cina. Nell'aprile 1927 ruppe con l'ala sinistra del governo ed effettuò una sanguinosa svolta controrivoluzionaria a Shanghai. Tra il luglio e il settembre dello stesso anno Chiang Kai-shek, sostenuto ormai dalle potenze europee e dai finanzieri di Shanghai, riunificati i governi di Nanchino e di Wuhan, esponenti dell'ala sinistra del Kuomintang diretto da Wang Ching-wei, in unico governo a Nanchino, ne assunse il controllo e divenne il capo effettivo del Kuomintang. Dopo lo scoppio della guerra civile tra forze nazionaliste e comuniste, tra il 1930 e il 1934, Chiang Kai-shek condusse una serie di campagne di annientamento contro i “banditi rossi” (tale era la denominazione assegnata ai comunisti), attuando contemporaneamente una politica di cedimento nei confronti dell'invasione giapponese in Manciuria. Costretto a mutare orientamento dopo i fatti di Sian (cioè dopo il suo rapimento a opera di Chang Hsüeh-liang), Chiang Kai-shek accettò, pur con molte esitazioni, di dirigere la resistenza antigiapponese, ponendo fine alle ostilità verso i comunisti, e partecipò a una serie di negoziati tra nazionalisti e comunisti che portarono alla costituzione di un fronte unico antigiapponese. La capitale venne trasferita a Chungking. Dopo l'invasione giapponese (1937) Chiang Kai-shek diresse la resistenza. Durante la seconda guerra mondiale assunse la carica di comandante supremo dell'esercito (1942-45) e nel 1943 fu eletto presidente della Repubblica. Con tale incarico nel novembre dello stesso anno partecipò alla Conferenza del Cairo. Dopo la capitolazione giapponese, la tregua temporaneamente stabilitasi tra nazionalisti e comunisti venne meno e, falliti i tentativi di impedire il riaccendersi della guerra civile, sperimentati nel corso di conversazioni dirette tra Chiang Kai-shek e Mao Tse-tung tra il 28 agosto e l'11 ottobre 1945, ripresero le ostilità. Nonostante l'appoggio militare e finanziario fornito dagli Stati Uniti al Kuomintang, le Armate di Liberazione Popolare comandate da Mao, numerose e ben organizzate, riuscirono a occupare dal 1948 in poi, con l'appoggio della popolazione, i principali centri della Cina, che aveva ormai decretato la condanna del corrotto e autoritario regime di Chiang Kai-shek. Non essendo stato riconfermato presidente il 16 aprile 1948, si dimise il 21 gennaio 1949 e fu sostituito da Li Tsung-jen. Entro la fine di quello stesso anno la Cina continentale passava sotto il controllo dei comunisti e Chiang Kai-shek dovette rifugiarsi con le truppe nazionaliste a Formosa (Taiwan), nel frattempo occupata dagli Stati Uniti, e, garantitasi la continuità del loro appoggio, il 1º marzo 1950 riassunse la presidenza della Repubblica della Cina Nazionale; la carica gli venne riconfermata nel 1954, nel 1960, nel 1966 e nel 1972; nel 1969 fu rieletto dirigente generale del Kuomintang.

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