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Chiusa di Pèsio

comune in provincia di Cuneo (15 km), 575 m s.m., 94,05 km², 3703 ab. (chiusani), patrono: sant’ Antonino (prima domenica di settembre).

Centro situato su un colle allo sbocco in pianura della valle del torrente Pesio. Possesso del vescovo di Asti (901), fu concesso ai Morozzo fino al 1347, passando in seguito ai Ceva, ai Visconti e, infine, ai Savoia (1614). Nel 1744 fu incendiato dai franco-spagnoli durante l'assedio di Cuneo. Durante la seconda guerra mondiale fu teatro della Resistenza al nazifascismo. § Nella parrocchiale di Sant'Antonino è conservato un fonte battesimale del Cinquecento. Fuori dall'abitato, sul monte Cavanero, in posizione panoramica e raggiungibili per una bella strada, si trovano i ruderi dell'antico castello dei Ceva. § L'agricoltura, basata sulla coltivazione di cereali e frutta (in particolare fragole e piccoli frutti), è affiancata dalla silvicoltura (castagne) e dall'allevamento bovino (con produzione lattiero-casearia). L'industria è attiva nei settori della lavorazione del legno e dei materiali da costruzione. È centro di villeggiatura e di sport invernali (sci di fondo). § Nell'alta valle Pesio si trova la famosa Certosa, complesso monastico fondato nel 1173 da padre Ulderico di Casale Monferrato e ampliato nei secoli successivi, che comprende diversi edifici articolati intorno al chiostro; rimaneggiato nei sec. XVI, XVII e XIX, questo è aperto su un lato e presenta un bel porticato con colonnine romaniche; accanto è la chiesa dell'Assunta (sec. XVI), adorna di affreschi di Jan Claret e di Antonio Parentano. Nella valle si trova anche un cimitero partigiano, l'unico in Italia.

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