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Colómbia

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(República de Colombia). Stato dell'America Meridionale (1.141.748 km²). Capitale: Bogotá. Divisione amministrativa: province (33). Popolazione: 44.450.260 ab. (stima 2008). Lingua: spagnolo (ufficiale), gli amerindi dell'altopiano usano la lingua chibcha, quelli della Selva idiomi amazzonici. Religione: cattolici 92,5%, protestanti 2,8%, musulmani 0,2%, altri 4,5%. Unità monetaria: peso colombiano (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,787 (80° posto). Confini: Mar delle Antille (N), Venezuela e Brasile (E), Perú e Ecuador (S), oceano Pacifico (W), Panamá (NW). Membro di: OAS, ONU e WTO, associato MERCOSUR.

Generalità

Il suo nome, letteralmente “Terra di Colón”, richiama il nome spagnolo dello scopritore dell'America. Attraversata dall'Equatore, si trova in pieno dominio intertropicale e territorialmente corrisponde alla sezione più settentrionale della regione andina; si affaccia verso l'oceano Pacifico a W e verso il Mar delle Antille a N, e da ciò derivano i suoi principali caratteri geografici. A E ingloba una vasta sezione territoriale che fa parte dei bacini amazzonico e dell'Orinoco. A S confini convenzionali lo separano dal Perú (convenzione del 1927) e dall'Ecuador . Il Paese si estende su gran parte del territorio già colonizzato dai chibcha, ma la dura occupazione spagnola cambiò radicalmente il modo di vivere della popolazione. La colonizzazione determinò anche quel profondo rimescolamento etnico che ha ridotto gli indios in minoranza nei confronti dei meticci e dei creoli. Famosa, al tempo della conquista spagnola, per la ricchezza degli indigeni, la Colombia è divenuta nota, negli ultimi decenni del Novecento, soprattutto per la turbolenza interna, per il succedersi di sanguinose guerre civili, per la produzione e il commercio internazionale di droga. La guerriglia ha avuto un ruolo importante a partire dagli anni Quaranta del Novecento; poi, negli anni Sessanta, il movimento si è ulteriormente frammentato per rappresentare i diversi programmi del marxismo.

Lo Stato

Indipendente dal 1819, il Paese ha fatto parte della Federazione della Grande Colombia fino al 1830, assumendo l'attuale struttura e denominazione nel 1886. In base alla Costituzione del 1991, la Colombia è una Repubblica presidenziale. Il capo dello Stato è eletto a suffragio universale, dura in carica 4 anni ed è rieleggibile, secondo la riforma al testo fondamentale del 2004, per un secondo mandato. Come capo del Governo, guida l'esecutivo composto da ministri da lui stesso nominati. L'attività legislativa è svolta dal Congresso che si compone della Camera dei Rappresentanti e del Senato, entrambi eletti ogni 4 anni a suffragio universale. Il sistema giudiziario in uso è basato sul diritto spagnolo, affiancato tra il 2004 e il 2008 da un nuovo Codice di Procedura Penale, modellato su quello statunitense. Il Paese non recepisce le emanazioni internazionali. La giustizia è amministrata, al suo massimo grado, dalla Corte Suprema; altri organi presenti sono il Consiglio di Stato, la Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura. A livello municipale, provinciale e distrettuale operano inoltre tribunali minori. Il sistema di difesa dello Stato prevede il ricorso alle tre forze tradizionali: esercito, aviazione, marina, cui si aggiunge una Guardia Costiera. Il servizio militare, della durata di 18 mesi per la leva obbligatoria, può essere effettuato anche su base volontaria. L'età minima prevista in entrambi i casi è di 18 anni. L'istruzione è gratuita e obbligatoria per tutto il ciclo della scuola primaria, che dura cinque anni e ha inizio a 6 anni d'età. L'istruzione secondaria dura sei anni ed è divisa in due corsi, rispettivamente della durata di quattro e due anni, dopo il quale è possibile accedere all'università. L'istruzione superiore è impartita in università pubbliche e private; fra quelle pubbliche, le più importanti sono le università di Antioquia (Medellín, 1803), di Colombia (Bogotá, 1867), dell'Atlantico (Barranquilla, 1941), del Valle (Cali, 1945), di Santander (1947). Fra quelle private vi sono l'Università Pontificia Boliviana (Medellín, 1936) e l'Università Pontificia Javeriana (Bogotá, 1937). La lotta all'alfabetizzazione, condotta in modo capillare a partire dalla riforma costituzionale del 1945, ha portato alla progressiva riduzione dell'analfabetismo, in netta diminuzione nel corso degli ultimi anni del XX secolo (7,3% nel 2007).

Territorio: morfologia

Il territorio colombiano si può strutturalmente dividere in due sezioni fondamentali; una occidentale, montagnosa, e una orientale, pianeggiante (per i colombiani è l'Oriente). La sezione occidentale, andina, è formata da un triplice allineamento montuoso: la Cordillera Oriental, la Cordillera Central e la Cordillera Occidental, che si annodano nell'altopiano di Pasto, nella parte meridionale del Paese, in prossimità della frontiera con l'Ecuador. Tra le cordigliere, orientate in direzione meridiana o submeridiana, si aprono le grandi e lunghe vallate del Cauca e del Magdalena, che sfocia a N nell'ampia pianura affacciata al Mar delle Antille. La Cordillera Oriental è il più complesso, dal punto di vista orografico, dei tre allineamenti montuosi. Nel suo tratto centrale essa si allarga notevolmente ed è formata da una serie di altopiani posti a una media di 2500 m d'altezza, come quello di Cundinamarca dove si trova la capitale; verso N, dopo il vigoroso rilievo della Sierra Nevada del Cocuy (5493 m) si biforca in due catene che racchiudono la depressione tettonica occupata dal lago di Maracaibo: la Cordillera de Mérida, che si snoda in territorio venezuelano, e la Sierra de Perijá (le cui appendici formano la penisola della Guajira), alla quale si allaccia la Sierra Nevada de Santa Marta, gigantesco Horst granitico che raggiunge i 5800 m d'altezza, sovrastante da vicino la costa caribica. La Cordillera Central ha un rilievo più vigoroso di quella Oriental, specie nella sezione mediana dove si elevano alcuni alti coni vulcanici, tra cui il Nevado del Huila (5750 m) e il Nevado del Tolima (5215 m); verso N la Cordillera si amplia in una serie di altopiani digradanti alla pianura del Magdalena, dove la catena spinge alcune lunghe appendici collinose, come la Serranía de San Jerónimo. La Cordillera Occidental è più compatta, unitaria, ma è nel complesso meno elevata delle altre (raggiunge raramente i 4000 m). Il suo versante esterno digrada verso la pianura costiera del Pacifico, fascia alluvionale solcata da fiumi andini e il cui contorno è frammentato in una serie di isole e formazioni deltizie. Nella parte più settentrionale la pianura è orlata da un basso allineamento montuoso, la Serranía de Baudó, che continua i corrugamenti occidentali dell'istmo panamense. Il rilievo colombiano è nel complesso il risultato dei corrugamenti cenozoici, che hanno sollevato formazioni prevalentemente mesozoiche e paleozoiche; queste ultime, molto metamorfosate, predominano nella Cordillera Central, nella quale appaiono anche possenti masse di rocce intrusive ed estese coperture vulcaniche in corrispondenza dei grandi vulcani che sormontano la catena (particolarmente vigoroso è stato il vulcanesimo nella zona di Pasto). Le formazioni cenozoiche coprono alcune sezioni delle valli del Magdalena e del Cauca, oltre che le pianure costiere, benché siano spesso obliterate dalle alluvioni recenti. Nel complesso la regione andina della Colombia è una delle più aspre dell'intero sistema per le profonde vallate che la dividono, la ripidità dei versanti, la varietà delle morfologie. L'Oriente è invece una zona dalla struttura pochissimo perturbata.

Territorio: idrografia

Idrograficamente il territorio colombiano appartiene sia al bacino pacifico sia soprattutto a quello atlantico (compreso il caribico). La sezione andina ha i suoi assi idrografici nel fiume Magdalena e nel suo affluente Cauca, che si snodano paralleli nelle lunghe vallate comprese tra le cordigliere, mano a mano ampliando i loro fondivalle verso la pianura costiera caribica, dove confluiscono. Il Magdalena è uno dei più importanti fiumi sudamericani (il maggiore tra quelli interamente andini): già a Puerto Berrío, cioè a ca. 800 km dalla foce deltizia (presso Barranquilla), comincia a essere navigabile; il Cauca lo è invece per oltre 600 km. Altri minori tributari del bacino caribico sono il Sinú e l'Atrato, che scorre tra la Cordillera Occidental e la Serranía de Baudó, sfociando nella profonda insenatura del Darién, area depressionaria che rappresenta il limite strutturale dell'istmo centramericano. Al bacino pacifico appartengono i numerosi ma piccoli fiumi che scendono dal versante esterno della Cordillera Occidental. Sul versante orientale delle Ande, che appartiene al bacino atlantico, la divisione idrografica principale è tra i tributari dell'Orinoco e quelli del Rio delle Amazzoni. I primi convergono verso due fiumi principali, il Meta e il Guaviare, che nascono nella sezione mediana della Cordillera Oriental e scorrono verso i bassopiani dell'Orinoco incidendo il penepiano interposto con corsi veloci, spesso rotti da cascate (come i successivi saltos di Angostura sul fiume Guaviare). I fiumi amazzonici sono essenzialmente rappresentati dall'Apaporis e dal Caquetá, oltre che dal Putumayo, che segna il confine con il Perú. Tutti questi fiumi orientali hanno il corso inferiore navigabile e rappresentano gli assi di penetrazione della regione: il loro regime è poco soggetto a variazioni stagionali, dato che si sviluppano proprio nella fascia equatoriale.

Territorio: clima

Il clima della Colombia è essenzialmente condizionato dalla posizione equatoriale del Paese e dall'imponenza del rilievo. Questo introduce condizioni altitudinali diverse che portano a riconoscere, come in tutti i Paesi andini, le tierras calientes più basse, le tierras templadas degli altopiani (tra 1000 m e 2200 m), le tierras frías delle zone elevate sino ai 3000 m (fascia dei páramos) e oltre le tierras heladas. Ma la barriera andina influisce anche sulla circolazione delle masse d'aria. Tutta la parte orientale del Paese, aperta all'Atlantico, è soggetta agli alisei di NE e di SE, che spirano con intensità alternativamente maggiore o minore a seconda dello spostamento stagionale della linea delle convergenze intertropicali e che sono responsabili delle elevate e pressoché continue precipitazioni della regione amazzonica. L'area andina, specie nelle zone più elevate, resta in parte estranea agli apporti degli alisei e ha quindi un clima che risente più marcatamente degli spostamenti stagionali del fronte intertropicale, con estati piovose (invierno) e inverni asciutti. Ha cioè un clima tropicale, reso però peculiare dall'altitudine, che determina condizioni temperate d'ambiente montano nelle tierras frías; le precipitazioni cominciano a essere nevose oltre i 4000 m (si entra allora nelle tierras heladas). Caratteri tropicali ha tutta la pianura caribica, posta al riparo degli alisei e poco piovosa, mentre un clima marcatamente equatoriale, molto piovoso, si ha in tutta la fascia costiera del Pacifico: proprio su questa costa si registrano i massimi di precipitazione della Colombia, che raggiungono valori eccezionali di quasi 8000 mm annui nella zona di Buenaventura (è uno dei massimi di piovosità dell'intera America Meridionale). In pressoché tutto il Paese comunque le piogge registrano valori elevati; dai 1500-2000 mm dei versanti esterni delle cordigliere si passa ai 2500 mm delle sottostanti tierras calientes occidentali e orientali, dove si raggiungono massimi di 4000 mm. Le precipitazioni si riducono però negli altopiani interni (1000 mm a Bogotá) e ancor più nelle pianure settentrionali e nei llanos dell'Orinoco (500 mm), dove assume caratteri molto marcati la stagione secca. Le temperature variano con l'altitudine. Nell'Oriente esse registrano variazioni annue insignificanti (26-27 ºC), com'è caratteristico del clima equatoriale amazzonico. Valori medi quasi costanti, resi però poco sopportabili dall'umidità elevata, si hanno nella fascia costiera del Pacifico, mentre nella pianura caribica a una stagione asciutta se ne alterna una piovosa, cui si collegano escursioni termiche già marcate: nel periodo che precede la stagione delle piogge si registrano non di rado massimi assoluti di 44 ºC. Nelle terre temperate le medie termiche assumono valori più o meno ridotti a seconda dell'altitudine. A Medellín, posta a 1487 m s.m., si hanno medie oscillanti tra 20 e 21 ºC, a Bogotá, già nei limiti delle tierras frías, le medie si abbassano a 13-14 ºC. Tra i 1000 e i 2500 m si hanno quindi le condizioni climatiche più favorevoli all'insediamento umano.

Territorio: geografia umana. Il popolamento

All'epoca della conquista spagnola nel territorio della Colombia viveva una popolazione india superiore al milione di individui. Gran parte di essi erano rappresentati dai chibcha, una popolo assai evoluto, organizzato in città-Stato economicamente fiorenti, il cui influsso culturale si estendeva fino al Panamá e al Venezuela. Costoro avevano sviluppato un'agricoltura tecnicamente progredita nelle valli del Cauca e del Magdalena e negli altopiani andini (altopiani di Cundinamarca, di Nariño, ecc.). Gli spagnoli fondarono i loro primi centri sulla costa caribica; successivamente si spinsero nelle tierras templadas, risalendo il corso dei due fiumi principali. Cercavano l'oro e l'argento che trovarono soprattutto nella zona di Medellín, dove vivono i discendenti dei primi colonizzatori stabilitisi nell'interno. La prima fase della conquista fu di sterminio e sfruttamento delle popolazioni indigene. Molto più tardi, negli stessi accoglienti altopiani andini, gli spagnoli avviarono attività di piantagione, valendosi, come per lo sfruttamento minerario, della manodopera india, abbondante nelle medesime zone. In funzione di questi originari interessi sorsero e si svilupparono quelle città che sono poi andate a rappresentare i centri focali dell'organizzazione territoriale colombiana: Medellín, Manizales, Cali, Bogotá, Armenia, Ibagué, ecc. Esse erano raggiungibili, attraverso le valli di penetrazione del Cauca e del Magdalena, dalla costa e principalmente da Cartagena, la più antica città spagnola in Colombia e rimasta fino al sec. XIX il principale sbocco marittimo del Paese. Gli sviluppi demografici furono però modestissimi: anzi, come conseguenza del calo della popolazione india verificatosi nei primi due secoli di colonizzazione (anche in seguito alle malattie, all'alcolismo e agli effetti del lavoro coatto) e non compensato dallo scarso afflusso di spagnoli, alla fine del sec. XVII la popolazione non superava le 800.000 unità. In seguito il potenziamento delle attività di piantagione fu all'origine dell'introduzione di schiavi neri provenienti dalle Antille nelle zone costiere; l'immigrazione europea fu invece sempre limitata. Tuttavia, le migliorate condizioni di vita determinarono già nel corso del sec. XIX un rilevante incremento demografico: nel 1850 la popolazione era di 2,2 milioni di ab., cresciuti poi in modo rapidissimo durante il XX secolo, nonostante negli anni Settanta si fosse abbassato il tasso di natalità grazie all'introduzione di programmi di pianificazione familiare: i 4,1 milioni del 1905 diventavano 11,5 milioni nel 1950, 30 milioni nel 1988, oltre 41 milioni secondo una stima del 1999, per arrivare a oltre 42 milioni nel 2005. La Colombia conserva un coefficiente di accrescimento demografico tra i più elevati del mondo, grazie al sostenuto tasso di natalità e al continuo calo del tasso di mortalità; nel 2000-2005 il ritmo di accrescimento è rallentato, con una flessione della natalità e un ulteriore abbassamento della mortalità. Dalla seconda metà degli anni Settanta il saldo migratorio è negativo, a causa di una migrazione verso gli USA e le zone petrolifere del Venezuela. I dati sulla composizione etnica del Paese sono discordi, fatta eccezione per quello sulla minoranza bianca, valutata intorno al 20%. I mescolamenti razziali sono elevatissimi e meticci e mulatti rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione: rispettivamente vengono indicati intorno al 47% i primi e al 20% i secondi; seguono minoranze nere (6%), amerindie (1%) e, infine, gli zambos (3%), incroci tra neri e indios. I sopravvissuti gruppi di amerindi vivono insediati nella penisola della Guajira e nelle foreste amazzoniche e dell'Orinoco: i primi parlano la lingua chibcha, mentre quelli delle foreste idiomi amazzonici e caribici. Sulle coste gli indios non assimilati alla cultura bianca sono sempre meno numerosi. La difficoltà di censire i gruppi primitivi nelle regioni di più difficile accesso spiega le approssimazioni statistiche, che si ritrovano anche nella valutazione delle componenti meticce e mulatte. In passato, all'origine etnica corrispondeva spesso una determinata posizione sociale: i bianchi (creoli) erano un'élite con funzioni di comando; di meticci si componeva la classe artigianale, di medio livello economico; mentre gli amerindi e gli africani costituivano il gradino più basso nella gerarchia sociale. Anche se una simile classificazione non è più valida, ne sopravvivono ancora molti elementi: così i bianchi risiedono in maggioranza nelle città; la gran parte dei meticci vive nelle periferie cittadine, nelle campagne e nelle zone montuose, mentre i mulatti e i neri predominano nelle fasce costiere e nelle aree di coltivazione della canna da zucchero. A causa della guerra civile in atto nel Paese da più di 40 anni, si contano a migliaia le vittime e i rifugiati civili. Secondo la Corte Costituzionale colombiana, nel 2007 erano 3 milioni gli sfollati interni in Colombia; di questi, circa 50.000 sono rifugiati in Paesi vicini. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha espresso, inoltre, una crescente preoccupazione per la situazione umanitaria delle comunità indigene della Colombia, costrette a fuggire a causa dei conflitti in corso; secondo un rapporto del 2008, 18 dei gruppi indigeni più piccoli rischiano infatti di estinguersi.

Territorio: geografia umana. Densità e urbanizzazione

La densità media è di 39 ab./km², relativamente bassa, quindi, rispetto alle possibilità del Paese, il quale ha ancora vaste zone da valorizzare. Tuttavia, date le caratteristiche ambientali, la distribuzione della popolazione non è uniforme. Una forte concentrazione si ha sulle coste caribiche, sulle pendici e sugli altopiani andini centro-orientali, dove si vive ad altitudini tra i 1300 e i 3000 m. Le depressioni e le vaste aree periferiche dell'Amazzonia e dell'Orinoco sono pressoché disabitate, salvo isolati insediamenti sul Rio delle Amazzoni (Leticia) e sull'Orinoco (Puerto Catreno). Poco abitati anche i fondovalle e le terre basse, dal clima malsano, tra le cordigliere e le paludose coste occidentali. Circa il 25% della popolazione è considerata rurale: vive cioè nei villaggi, nei piccoli nuclei sparsi nelle valli e nei páramos o nelle haciendas isolate. Negli ultimi decenni del Novecento è stata notevole la spinta all'inurbamento, determinata dal clima di insicurezza delle campagne negli anni della violencia e dalle condizioni di disagio economico dell'ambiente rurale. Però, mentre in altri Paesi sudamericani l'attrazione esercitata dalle città si è manifestata in pochi centri maggiori, inColombia. quasi ogni centro regionale è divenuto polo di attrazione. La maggior parte dei principali centri urbani (e in particolare le tre principali metropoli del Paese, Bogotá, Medellín e Cali) si trovano sulle cordigliere e costituiscono la zona economicamente più sviluppata della Colombia. La capitale, Bogotá, sfiora con il suo agglomerato urbano i 7.139.000 ab. (2007) ed è di gran lunga il massimo centro del Paese; città di vecchie e solide tradizioni urbane, situata sul popoloso altopiano di Cundinamarca, ha notevolmente potenziato la propria economia, oltre a essere uno dei più vivaci centri culturali del Sudamerica. Seconda città del Paese per numero di abitanti è Medellín, che contende a Bogotá il ruolo di centro industriale della Colombia. La facilità di comunicazioni stradali e ferroviarie hanno contribuito allo sviluppo demografico ed economico di Cali, nella valle del Cauca; l'attività agricola è la fonte principale di ricchezza, tuttavia sono piuttosto sviluppati i settori commerciale e industriale. Le altre città della zona andina come Manizales, Ibagué, Armenia, Cúcuta, Pasto ecc., hanno conservato le loro funzioni locali ereditate dall'epoca coloniale, dotandosi però di nuove attività. La seconda area in termini di densità e sviluppo economico è la regione costiera atlantica, soprattutto nei dipartimenti di Atlántico, Bolívar e Magdalena; nella regione costiera pacifica invece la densità è più bassa, a causa dell'infertilità del suolo e della presenza di foreste fluviali. Sulla costa del Pacifico il porto maggiore è Buenaventura, mentre sul litorale caribico la vecchia Cartagena e Santa Marta si affiancano a Barranquilla come sbocchi portuali; quest'ultima è il polo di sviluppo della regione caribica, importante centro portuale e industriale, soprattutto nel settore petrolchimico. Le pianure orientali e la foresta amazzonica (dove, fino agli anni Novanta, si trovavano alcuni gruppi di popolazione indigena) sono le più scarsamente abitate; nelle pianure orientali il popolamento è stato incoraggiato dopo la scoperta di giacimenti di petrolio.

Territorio: ambiente

In relazione al quadro climatico generale, la foresta rappresenta la percentuale maggiore (58,5%) dell'ammanto vegetale colombiano. Essa assume spiccati caratteri pluviali in tutta la regione amazzonica, diradandosi verso N nel bacino dell'Orinoco, dove si ha progressivamente il passaggio alle formazioni savaniche e a quelle steppiche (llanos) nelle zone meno piovose e a stagione secca più prolungata. Formazioni savaniche assai povere si hanno anche nella pianura del Magdalena, mentre la foresta pluviale, molto ricca di specie e rigogliosissima, ricompare nelle pianure costiere pacifiche. Qui si ritrovano specie peculiari, oltre che piante di grande statura, analoghe a quelle della foresta amazzonica (per esempio la Ceiba); vi sono varie palme, piante gommifere, piante coloranti (come il noto divi-divi), la china quina (da cui si estrae il chinino), piante che danno fibre tessili, sostanze medicinali ecc. La foresta equatoriale sempreverde, sia pure con specie più selezionate, ma sempre esuberante, si spinge anche sui versanti delle cordigliere, in un ambiente umido, nebbioso. Verso i 1500-2000 m compaiono le formazioni temperate, con foreste più o meno rade di querce, aceri ecc.; esse lasciano poi via via il posto alle associazioni cespugliose ed erbose dei páramos. La ricchezza del manto forestale permette la conservazione di una fauna parimenti assai ricca, nella quale sono rappresentate tra l'altro varie specie di mammiferi dell'areale centramericano, oltre che di quello sudamericano. Nella regione andina si trovano il puma, il cervo, il giaguaro, il lama, la marmotta, il tapiro, l'orso sudamericano, il paca e l'aguti. Nell'Amazzonia la fauna è molto diversificata, e in particolare vi sono numerosi tipi di scimmie, tra cui il belzebù; grandi rettili, tra cui il boa e l'anaconda (Eunectes murinus) e vari serpenti velenosi (quali il bocadorada e il serpente a sonagli, Crotalus horridus). Particolarmente numerosi e peculiari sono gli uccelli (anche se i due terzi delle specie sono a rischio): il picaflore o uccello-mosca, il condor, gli avvoltoi, gli urubù, i gabbiani e numerose varietà di pappagalli. Le acque marine e fluviali sono infine ricche di pesci. I maggiori pericoli ambientali per la Colombia riguardano la deforestazione, la degradazione del suolo e delle acque, causata dall'attività mineraria e dalle coltivazioni intensive, unite all'abuso di pesticidi. Nelle grandi città, e in particolare nella capitale, è notevole l'inquinamento dell'aria. La Colombia è uno dei Paesi più ricchi per quanto riguarda la diversità biologica; numerose sono le aree naturali, distribuite praticamente su tutto il territorio, che appartengono al Sistema de Parques Nacionales. Nel complesso le zone protette coprono il 30,3% del territorio e comprendono tre parchi nazionali e 38 parchi nazionali naturali, oltre a numerosissime oasi faunistiche e floristiche e riserve nazionali. In Colombia sono inoltre presenti due siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: il Parco Nazionale di Los Katíos (1994) e il Santuario della flora e della fauna di Malpelo (2006). Il primo copre 72.000 ettari nel nord-ovest della Colombia e comprende due aree principali, la foresta pluviale e la pianura umida; esso ospita una ricca avifauna, alcune specie a rischio nonché varie piante endemiche. Il secondo è un vasto parco marino situato a 506 km dalla costa, che si estende tra l'isola di Malpelo e la zona circostante e costituisce un habitat di notevole importanza per varie specie marine a rischio oltre che per le numerose specie di squali.

Economia: generalità

La Colombia si affianca a quei Paesi del Terzo Mondo che, pur essendo potenzialmente ricchi, restano a un livello economico e sociale estremamente basso. Una spaccatura netta separa una ristretta borghesia creola, giunta ormai a un altissimo livello di benessere d'impronta nettamente nordamericana, e la vasta massa dei contadini e del sottoproletariato urbano (anche “bianco”), quotidianamente impegnata nella lotta per la sopravvivenza. L'alternanza al potere tra conservatori e liberali non ha inciso sul generale quadro politico di una classe dirigente “bianca” fermamente tesa al mantenimento dei propri privilegi e a ostacolare ogni indirizzo economico atto a rimuovere i vecchi equilibri: tutto ciò fa parte delle eredità coloniali insite nel mondo latino-americano, alle quali si sono aggiunti poi il neocolonialismo delle multinazionali e la pesantissima dipendenza dagli Stati Uniti, da cui provengono la maggior parte dei capitali investiti nel Paese, costretto a reggersi sugli interventi stranieri data la scarsità dei propri mezzi finanziari. Solo a partire dagli anni Sessanta del XX sec. la Colombia è riuscita a liberarsi dal suo secolare immobilismo e ha operato numerose riforme finalizzate a rimuovere i più tradizionali schemi dell'economia nazionale. In ambito agricolo, furono eliminati molti latifondi improduttivi; venne distribuita una parte delle terre ai contadini e creato (1962) un ente di Stato, l'Istituto Colombiano di Riforma Agraria (INCORA), preposto agli interventi governativi nel settore dell'agricoltura, delle infrastrutture idriche e dell'opportuno utilizzo delle aree coltivabili. Vennero poi potenziate le prospezioni minerarie tramite l'Istituto Nazionale di Ricerche Geologiche e Minerarie (INGEOMINAS), costituito nel 1968. Fu ampiamente favorita, inoltre, l'industrializzazione del Paese, anche se gli interventi statali vennero limitati ai settori fondamentali (energetico, minerario, siderurgico ecc.), mentre l'attività manifatturiera restò su basi privatistiche, regolata dai meccanismi dell'economia di mercato. Non mancarono risultati soddisfacenti: il reddito prodotto registrò nel decennio 1970-1980 incrementi annui di oltre il 6%, un valore nettamente superiore a quello della maggior parte dei Paesi latino-americani. Nei primi anni Novanta, il forte aumento degli investimenti esteri (quintuplicati dal 1980) e la privatizzazione di alcuni comparti produttivi costituirono peraltro la premessa di un tendenziale consolidamento di questi risultati. I tassi di crescita si mantennero piuttosto elevati, comportando però tassi di inflazione relativamente sostenuti. La crescita fu più evidente nel settore dell'edilizia e specialmente in quello finanziario: ma in entrambi i casi, in misura poderosa, agì il reinvestimento (“riciclaggio”) di capitali forniti dal traffico di droga e armi, il cui impatto sull'economia colombiana era già certamente importante e produceva effetti distorsivi assai rilevanti, benché difficilmente quantificabili. Delle positive prestazioni realizzate continuò però ad avvantaggiarsi solo la ricca borghesia imprenditoriale; contestualmente, crebbero invece sia la disoccupazione, sia l'incidenza della criminalità e della corruzione legate ai traffici illeciti, il cui impatto sul Paese fu talmente rilevante da intaccare interi settori dell'economia, della finanza e della politica nazionale. Senza contare che i proventi derivanti da questa perdurante economia parallela continuano ad avere conseguenze irrilevanti per lo sviluppo del Paese, dal momento che essi alimentano flussi di denaro in uscita, destinati ai paradisi fiscali in cui vengono reinvestite le somme di denaro sporco. I primi provvedimenti, attuati nell'ambito del Programma di Modernizzazione Economica (1990), produssero innanzitutto una significativa riduzione delle tasse imposte ai prodotti manufatti importati. Agli investitori stranieri si concesse la possibilità di inserirsi nei diversi settori del mercato, pur se con qualche limitazione e, allo stesso tempo, venne abolito il monopolio statale anche sulle ferrovie. Il Congresso approvò inoltre una legge di riforma della Banca Centrale, volta a concedere a questa istituzione una maggiore autonomia. Nel solco tracciato da tali disposizioni legislative si inserì il programma di sviluppo quadriennale (1994-98) del governo, denominato “Salto Sociale”, mirante ad affrontare in maniera costruttiva quella che era considerata la priorità maggiore per il futuro del Paese: il miglioramento dei livelli di vita della popolazione. La strategia impiegata prevedeva la creazione di posti di lavoro, l'aumento del livello di scolarizzazione e l'estensione delle garanzie di accesso ai servizi sociali di base, nonché il miglioramento della rete idrica, soprattutto nelle zone rurali, e la redistribuzione di 1.000.000 di ha di terreno. Il governo diede anche maggiore impulso allo sviluppo delle relazioni interregionali della Colombia, nell'ambito del Patto Andino. Nel febbraio 1995 entrò in vigore la Tariffa Esterna Comune, progettata già a partire dal 1992, in base alla quale Ecuador, Colombia e Venezuela si impegnarono a imporre una tassa del 5% sui prodotti grezzi importati da Paesi che non facevano parte del Patto Andino; per i prodotti semilavorati l'imposta si innalzava fino al 10-15%, mentre per quelli finiti era pari al 20%. Nel 1999 l'economia della Colombia entrò tuttavia in una fase di recessione: la crisi finanziaria e l'incertezza politica scoraggiarono ulteriormente gli investimenti esteri, con il risultato di acuire il problema della disoccupazione (che arrivò a coinvolgere un quinto della popolazione attiva nelle aree urbane). Alla fine del 1999 il governo concordò con il FMI il risanamento dei conti pubblici in cambio di un prestito di 2,7 miliardi di dollari. I maggiori provvedimenti intrapresi dallo Stato nell'arco del decennio successivo sono stati in massima parte rivolti al contenimento delle spese, alla lotta all'evasione fiscale e alla corruzione, alla promozione di una migliore funzionalità burocratica, anche mediante il ricorso a un maggiore decentramento amministrativo. Sul fronte degli organismi internazionali, sono stati varati programmi per il sostegno dell'economia rurale e per il miglioramento del tenore di vita della popolazione. Nonostante la crescita costante del PIL (pari, nel 2008, a 240.654 ml $ USA, con un PIL pro capite esiguo, pari a soli 4.985 $ USA), permangono nel Paese problemi cronici, come l'alto tasso di disoccupazione, l'elevata inflazione, un altissimo debito pubblico (che nel 2006 rappresentava quasi la metà del PIL) e l'estrema povertà in cui versa la popolazione delle zone più marginali del Paese. Meno grave l'incidenza del debito estero, grazie anche al sostegno derivante dalla crescita delle esportazioni e dal contenimento garantito da una tradizionalmente cauta esposizione debitoria da parte del governo.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

Come è tipico delle strutture economiche che risentono di antichi e mai risolti squilibri, a una stentata agricoltura di sussistenza, che dispone di microfondi scarsamente produttivi e che per talune produzioni di base non sopperisce neppure alle necessità interne, si contrappone una floridissima agricoltura di piantagione, ottimamente organizzata e che dà contributi determinanti alle esportazioni, nonostante l'arativo copra solo il 3,3% della superficie territoriale. Per l'alimentazione locale contano soprattutto il mais, coltivato quasi ovunque nelle zone temperate, e il riso, in crescente diffusione nelle pianure costiere; altri cereali importanti sono il sorgo e l'orzo. Patate, manioca e vari prodotti ortofrutticoli completano il quadro dei fondamentali generi alimentari. Tra le colture di piantagione prevale nettamente il caffè (di cui il Paese è il quarto produttore mondiale), che è di qualità molto pregiata (è il cosiddetto mild coffee, il “caffè soave”); introdotto sin dal XVIII sec., trova clima e terreni ideali nella valle del Cauca, tra i 1000 e i 2000 m di altitudine. L'agricoltura ha scontato duramente la crisi mondiale del prezzo del caffè (che non è più, come in passato, la prima voce dell'export colombiano), con gravissime ripercussioni anche in campo sociale. La Colombia è altresì uno dei maggiori produttori mondiali di banane (quinto produttore americano), diffuse ovunque nelle pianure costiere ed esse pure oggetto di ampia esportazione; a differenza del caffè, coltivato in genere in piccole aziende assistite dal punto di vista tecnico e commerciale da un ente governativo, la maggior parte delle piantagioni di banani, assai vaste, appartiene a società statunitensi. Altre colture di rilievo, per le quali la Colombia è tra i principali produttori americani, sono quelle di cacao, tabacco, canna da zucchero, cotone e, fra le piante oleaginose, quelle di sesamo, soia e palma da olio, di cui il Paese è il quinto produttore americano. Coca e canapa indiana vengono illegalmente coltivate e trasformate in buona parte all'interno del Paese (in special modo nell'altopiano e nella foresta amazzonica) per alimentare il contrabbando di narcotici: si stima che tali coltivazioni riforniscono oltre il 75% del mercato mondiale di coca. Viene raffinata nel Paese anche una gran quantità di droga proveniente dai Paesi vicini. § Il patrimonio forestale è ingentissimo, anche se ben lungi dall'essere adeguatamente sfruttato per mancanza soprattutto di vie di comunicazione: le foreste coprono ca. il 58,5% della superficie territoriale e forniscono, oltre a legnami pregiati, sostanze concianti e coloranti, caucciù e altre gomme naturali, fibre tessili, sostanze medicinali come il il chinino, il balsamo di Tolú, la resina vegetale colofonia ecc. Nell'alveo della lotta al narcotraffico, nel 2000 il Paese ha promosso un piano per la sostituzione delle piante di coca presenti sul territorio con altre colture. § Quanto all'allevamento, la Colombia si colloca al quinto posto tra i Paesi americani per i bovini, che dispongono di adatte aree savaniche soprattutto nei llanos dell'Orinoco; per il resto il settore zootecnico non è molto sviluppato (con l'eccezione dei volatili da cortile), così come la pesca, che pure avrebbe buone potenzialità di incremento. Complessivamente il settore primario fornisce il 11,7% del PIL, impiegando il 18,8% della forza lavoro.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industria, che fornisce il 33,1% del reddito nazionale (occupando il 19,7% della popolazione), si avvale dell'appoggio dell'Istituto di Sviluppo Industriale per quanto riguarda i finanziamenti di alcuni settori di base, come il siderurgico (Paz de Río, in Boyacá, Mũna, Valle de Tenza, Corradine, Medellín) e il petrolchimico, presente con varie raffinerie (Barrancabermeja, Tibú, Cali, Cartagena ecc. ). I maggiori contributi all'attività industriale, che comprende una gamma abbastanza ricca di prodotti, provengono però da numerosi stabilimenti medi e piccoli di proprietà privata sufficientemente ben distribuiti, anche se le grandi città – come Bogotá, Medellín, Barranquilla e Cali – concentrano buona parte dell'attività produttiva. Mantengono la loro importanza i settori di più tradizionale e antico impianto, cioè il tessile (che lavora soprattutto cotone, ma anche lana e fibre artificiali), il calzaturiero e quello dell'abbigliamento (cappellifici, tra cui soprattutto copricapo in feltro a Medellín e Bogotá, e cappelli panama ad Antioquia, Aguadas e Bucaramanga), l'alimentare (zuccherifici, birrifici, complessi molitori, conservifici ecc.) e quello della manifattura di tabacchi e della gomma (Bogotá, Cali). Importante anche l'artigianato, che in alcune aree rappresenta l'unica fonte di reddito capace nel contempo di alimentare le esportazioni. Di successivo sviluppo sono il settore chimico (fertilizzanti, acido solforico, soda caustica), il metalmeccanico (che opera tuttavia prevalentemente nell'ambito del montaggio degli autoveicoli), il cartario (che produce carta e pasta di legno nel grande stabilimento di Arroyo Hondo, presso Cali) e il cementiero. § Sulla base delle prospezioni geologiche effettuate, le risorse minerarie colombiane appaiono molteplici e ingenti: il loro limitato sfruttamento risente però della scarsa disponibilità finanziaria e della difficoltà delle comunicazioni. Il Paese ha minerali preziosi come argento, oro e il rarissimo platino (nei fiumi affluenti al San Juan e all'Atrato), nonché i più pregiati smeraldi del mondo, di cui è tra i pochi produttori mondiali di rilievo. Possiede inoltre svariati minerali di ferro, rame, piombo, zinco, mercurio, nichel, oltre a bauxite, fosfati ecc.; ha giacimenti estesissimi di sale e salgemma. Sono infine presenti tutti i minerali energetici, dal petrolio (giacimento di Cusiana) al gas naturale, dall'uranio al carbone, presente nella Cordillera Oriental e nella valle del Cauca. La produzione petrolifera, sensibilmente incrementata nella seconda metà degli anni Ottanta, è essenzialmente sotto il controllo di compagnie statunitensi: dai giacimenti della valle del Magdalena e del Norte de Santander essa viene diretta tramite lunghi oleodotti verso i centri costieri, da cui viene esportata per la maggior parte grezza verso il Nordamerica. Ingenti anche i giacimenti di gas naturale (La Guajira, El Difícil, Chuchupa, Lisama ecc.); per far fronte alle necessità del settore, nel 2006 è stato firmato un accordo per la costruzione di un gasdotto che colleghi La Guajira al Venezuela. Notevole è anche il patrimonio idroelettrico dell'area andina, che però è scarsamente sfruttato (i due terzi dell'energia elettrica prodotta e installata sono tuttavia di origine idrica); la produzione di energia elettrica, benché largamente deficitaria, ha registrato un sostanziale incremento: la potenza installata,

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il commercio estero è stato fortemente vivacizzato dall'industrializzazione del Paese, anche se non è variata la struttura di fondo dell'interscambio, che vede le esportazioni rappresentate quasi esclusivamente da materie prime e soprattutto da prodotti agricoli (caffè, cotone, tabacco, banane ecc.), anche se le colture di piantagione non sono più ai primi posti, occupati da minerali combustibili (petrolio e carbone), mentre le importazioni riguardano in assoluta prevalenza macchinari, prodotti chimici, manufatti, mezzi di trasporto. La bilancia commerciale è in genere passiva; gli scambi si svolgono prevalentemente con gli Stati Uniti, seguiti da Messico, Cina e Brasile per l'import e Venezuela, Ecuador e Spagna per l'export. Si ritiene che il commercio illegale di oro e diamanti ma soprattutto di cocaina fornisca una parte significativa di ricchezza, sfuggente alle statistiche economiche, stimata in circa il 7% del prodotto nazionale lordo. Complessivamente, il settore partecipa per il 55,2% alla formazione del PIL e impiega il 61,5% della popolazione attiva (2007). § Il Paese è privo di un organico sistema di vie di comunicazione. Ben servite dalle strade (il cui complessivo sviluppo era di 164.2780 km nel 2006, di cui però solo 26.000 km asfaltate) sono solamente le valli del Cauca e del Magdalena, che rappresentano gli assi naturali dei collegamenti tra le popolose regioni degli altopiani e la costa caribica; del tutto deficitari sono invece i raccordi trasversali, sia verso la costa del Pacifico sia soprattutto verso l'Oriente, di difficilissima penetrazione e dove si ricorre ancora alla navigazione fluviale. Quanto alle ferrovie, che raggiungono i 1.663 km (2007), la principale linea è il Ferrocarril del Atlántico, che congiunge Bogotá con il porto di Santa Marta e da cui si diparte l'arteria Medellín-Cali. Hanno ricevuto notevolissimo impulso le comunicazioni aeree: il Paese dispone di un centinaio di aeroporti, di cui sei internazionali, primo fra tutti quello di di Bogotá, cui si aggiungono gli scali di Medellín, Cali, Barranquilla, Cartagena ecc. § Una discreta entrata valutaria proviene dal turismo, che ha però risentito di una notevole riduzione dei visitatori a causa del clima di insicurezza prodotto dalle azioni della grande criminalità.

Storia: la conquista spagnola

Prima della conquista spagnola, il territorio che costituisce l'odierna Repubblica colombiana era abitato dai Chibcha che, sempre in guerra tra di loro, favorirono la penetrazione iberica. Nel 1536 la spedizione di Gonzalo Jiménez de Quesada, dopo aver soffocato le ultime resistenze dei Chibcha, il 6 agosto 1538 gettò le fondamenta di una nuova capitale, chiamata Santa Fe de Bogotá (Bogotá); sono questi gli anni, nonostante le spedizioni precedenti, che segnano la conquista della Colombia. La colonia ricevette il nome di Nuova Granada e fino a tutto il sec. XVII fu amministrata come Capitanía General nell'ambito del Vicereame del Perú. Nel 1717 fu creato un vicereame comprensivo di Colombia, Venezuela ed Ecuador. Abolita nel 1724, questa entità venne ricostituita il 20 agosto 1739.

Storia: Simón Bolívar e la Repubblica della Gran Colombia

La lotta per l'indipendenza dell'America Meridionale ebbe nella Nuova Granada, dove fu condotta da Simón Bolívar, fasi di particolare accanimento. Anche in Colombia, come nel resto dell'America Centro-Meridionale, ebbero grande influenza sui movimenti indipendentistici gli ideali sostenuti e diffusi dalla Rivoluzione francese e Antonio Nariño, un patriota di Santa Fe, tradusse in castigliano la “Dichiarazione dei diritti dell'uomo”. Nel 1819, allorché Bolívar, vittorioso sull'armata reale, istituì la “Repubblica della Gran Colombia”, della quale in quel momento facevano parte Venezuela e Colombia, si giunse all'emancipazione dalla Spagna. Poco dopo l'Ecuador, liberato dalle truppe di Antonio José de Sucre, entrava nella federazione finché nel 1830 i tre Paesi si separarono e ciascuno acquistò la propria sovranità. Nel 1832 la Colombia divenne “Repubblica della Nuova Granada” e fu retta fino al 1841 da due presidenze liberali (Francisco de Paula Santander fino al 1837 e José Ignacio Márquez nel 1837-41) dalle quali vennero ridotti i privilegi della Chiesa cattolica. In questo periodo si acuirono i contrasti, che dovevano poi contraddistinguere la storia del Paese, tra liberali, laicisti e conservatori, strettamente legati alla gerarchia ecclesiastica. La prima fase di questi dissidi interni si concluse con l'espulsione dei gesuiti e la proclamazione della separazione fra Stato e Chiesa, separazione che venne riconfermata nel 1863, quando il Paese divenne “Repubblica degli Stati Uniti di Colombia”, dopo un interregno conservatore e clericale cominciato nel 1857.

Storia: i conservatori al potere

Attraverso l'alternarsi di vari presidenti, questo tipo di regime si protrasse fino al 1880, quando il conservatore Rafael Nuñez diede inizio a un tipo di amministrazione che doveva durare fino al 1930. La Costituzione del 1886 e il Concordato del 1887 furono gli episodi base del governo Nuñez. La nazione fu chiamata semplicemente “Repubblica di Colombia”; la Chiesa riebbe molti dei privilegi goduti in passato, Nuñez ricevette il titolo di “rigeneratore”. La sua morte, nel 1894, dimostrò però che l'apparente equilibrio era dovuto al peso della sua persona e nel Paese riesplose la violenza. Liberali e conservatori si scontrarono con furore, dando origine, nel 1899, a quella che fu chiamata “la guerra dei mille giorni”. I conservatori, comunque, riuscirono a mantenersi al potere. Circa centomila morti e un dissesto economico gravissimo furono la immediata conseguenza del conflitto; il Paese stava faticosamente tentando la ricostruzione, quando, il 3 novembre 1903, durante il mandato del presidente José M. Marroquín, avvenne la secessione del Panamá, proclamatosi indipendente con l'aiuto degli Stati Uniti. Spettò al presidente Rafael Reyes, nel 1904, il compito di risanare le ferite nazionali: egli operò, infatti, in tale direzione, ma lo fece da dittatore. Il suo dominio ebbe termine nel 1909. Da allora, fino al 1930, fu un succedersi di governi moderati, che molto si occuparono dell'ordine pubblico, ma poco o nulla del sottosviluppo. La Colombia era rimasta con le stesse strutture agrarie del sec. XIX, che ne avevano fatto uno dei maggiori centri di produzione del caffè. Conservatori e liberali si dividevano la proprietà delle risorse, secondo un impianto oligarchico che condannava alla miseria il mondo contadino. Le loro lotte non avevano alla base un'alternativa sostanziale sul piano politico, tranne che in merito ai rapporti con la Chiesa (laicisti i liberali, clericali i conservatori). La prima guerra mondiale e le sue conseguenze apportarono tuttavia novità, stimolando le diversificazioni produttive e incoraggiando gli investimenti stranieri. Si profilò in particolare una prima forma di industrializzazione, con la nascita di ceti operai e medi. Il fenomeno determinò l'incubazione di esigenze di ricambio, che nel 1930 provocarono il crollo del regime conservatore e l'avvento del presidente liberale Enrique Olaya Herrera.

Storia: dal governo liberale alla dittatura militare

Il nuovo governo cercò, con una legislazione abbastanza avanzata, di venire incontro alle richieste dei lavoratori. Questa politica continuò anche dopo l'incidente con il Perú per il possesso della città di Leticia, sul Rio delle Amazzoni, conclusosi, grazie all'intervento della Società delle Nazioni, con il riconoscimento delle ragioni colombiane. Alfonso López Pumarejo (1934-38), Eduardo Santos (1938-42) e ancora López Pumarejo (1942-45), successori di Olaya Herrera, avviarono iniziative per migliorare il livello di vita del Paese, pur senza procedere a radicali riforme. Nel 1945 fu anche ritoccata la Costituzione, per inserirvi garanzie democratiche. I conservatori replicarono aspramente, al punto da costringere López Pumarejo, nel luglio 1945, a ritirarsi. L'anno successivo vinsero le elezioni ed elevarono alla suprema magistratura Mariano Ospina Pérez. Questi non poté assicurarsi l'intero controllo del Paese perché i liberali continuavano a detenere la maggioranza nelle Assemblee legislative e allora si irrigidì in un'azione repressiva, finché nell'aprile 1948, in seguito all'assassinio del leader della sinistra liberale Eliécer Gaitán, l'opposizione promosse una rivolta (rimasta famosa come bogotazo per la particolare violenza raggiunta a Bogotá) che sfociò in un'altra guerra civile. Le elezioni del 1949 peggiorarono la situazione portando alla presidenza Laureano Gómez Castro, conservatore tra i più fanatici, e nell'ottobre 1951 il popolo si ribellò al suo governo autoritario costringendolo a trasmettere temporaneamente la carica a Roberto Urdaneta Arbeláez. Si accese un confronto violento tra quelli che le autorità definirono “banditi” (e che in realtà erano guerriglieri liberali e comunisti) e l'esercito. Al culmine di questi sviluppi, il 13 giugno 1953, i militari deposero Gómez Castro e Urdaneta Arbeláez e affidarono la presidenza provvisoria al generale Gustavo Rojas Pinilla che si trasformò ben presto in dittatore e che fu destituito il 10 maggio 1957 da liberali, conservatori, parte del clero e dell'esercito coalizzati.

Storia: un patto per l'alternanza

Il 20 luglio gli ex presidenti Lleras Camargo (liberale) e Gómez Castro (conservatore) firmarono a Sitges, in Spagna, un patto per l'amministrazione in comune del Paese con presidenti e governi alternati almeno fino al 1974. Il 1º dicembre un referendum popolare sanzionò l'accordo. Nel 1958 si svolsero le elezioni: il 16 marzo per il Parlamento e il 4 maggio per il capo dello Stato. Il primo turno di presidenza toccò a Lleras Camargo. Le elezioni si succedettero regolarmente, ma, altrettanto regolarmente, esse registrarono fortissime percentuali di astensioni (fino all'80%): era uno dei sintomi della sfiducia che il popolo nutriva nel “sistema”. Ciò avvenne anche nel 1974 allorché, come candidato del solo Partito liberale, fu eletto presidente della Repubblica Alfonso López Michelsen e nel 1978, sia alle elezioni parlamentari sia a quelle presidenziali, allorché le urne decretarono la vittoria del liberale Julio César Turbay Ayala. Durante il mandato di quest'ultimo la vita politica colombiana fu turbata dal risveglio del terrorismo e della guerriglia. Nel 1982 la presidenza passò a Belisario Betancur Cuartas, leader del Partito conservatore, e nel 1986 al liberale Virgilio Barco Vargas.

Storia: terrorismo e lotta ai narcotrafficanti

Negli anni seguenti, ai progressi segnati nella risoluzione del problema del terrorismo politico (nel 1989 si erano raggiunte intese fra il governo e i principali gruppi della guerriglia, che portavano alla trasformazione del forte M-19, Movimiento 19 de Abril, attivo già dagli anni Settanta, in partito legale) si contrapponeva, in un quadro di grandi difficoltà economiche e di crescente indebitamento estero, la recrudescenza della criminalità legata al traffico di droga, che trova nella Colombia il maggior produttore mondiale (insieme alla Thailandia). Di fronte a una vera e propria guerra totale tra lo Stato e i narcotrafficanti, si intensificavano nel 1989 gli aiuti USA (65.000.000 di dollari e invio di consiglieri militari), ma a ogni successo governativo si alzava il livello dello scontro con attentati, stragi sistematiche e omicidi mirati, particolarmente nei confronti di esponenti politici (Luís Carlo Galán, liberale, e Bernardo Jaramilla Ossa, dell'Unione Patriottica, entrambi candidati alle presidenziali del 1990), di giudici, di membri delle forze dell'ordine, di giornalisti. Il neopresidente liberale Cesar Gaviria Trujillo, eletto nell'agosto 1990, impostava una politica di riconciliazione inserendo nel suo governo elementi dell'M-19 e impegnandosi a una revisione costituzionale per favorire un maggior pluralismo di partiti, una riduzione dei poteri presidenziali, norme per impedire l'estradizione di colombiani in altri Paesi. Quest'ultimo aspetto, frutto anche delle trattative del governo con i narcotrafficanti di Cali e Bogotá che nel dicembre 1990 accettavano di collaborare, portavano il potente capo del "cartello" di Medellín, Pablo Escobar, a consegnarsi (giugno 1991). Ma, nel 1992, Escobar fuggiva dal carcere e contestualmente si inaspriva l'attività dei gruppi guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (FARC) e dell'Esercito di liberazione nazionale (ELN). Alla nuova ondata di attentati il governo rispondeva con la proclamazione dello stato d'emergenza (novembre 1992) e potenziando le forze di sicurezza. Le elezioni per il Congresso (marzo 1994) confermavano la maggioranza liberale, così quelle presidenziali, vinte al ballottaggio da Ernesto Samper Pizano (giugno 1994). Ambedue le consultazioni, però, vedevano la partecipazione di una minoranza di colombiani, mentre le più gravi questioni del Paese, dal narcotraffico (nonostante l'uccisione di Escobar nel dicembre 1993 e altri successi contro gli appartenenti al “cartello” di Medellín, sostituito peraltro da quello di Cali) alla guerriglia, alla situazione economica, erano lungi da una reale soluzione. Ad aggravare la situazione si aggiungevano le gravi accuse rivolte a Samper di collusione con i narcotrafficanti di Cali: il presidente riusciva a essere scagionato da ben due Commissioni parlamentari d'inchiesta (dicembre 1995 e giugno 1996), nonostante l'ammissione dei suoi collaboratori che egli fosse a conoscenza dei finanziamenti illeciti; ma la vicenda finiva per travolgere i vertici dello Stato con le dimissioni di generali, l'arresto di ministri e parlamentari e dello stesso procuratore generale Orlando Vásquez Velásquez (maggio 1996). Le elezioni presidenziali del giugno 1998 vedevano il netto successo del neo-liberista Andrés Pastrana Arango che, grazie all'appoggio di eminenti personalità del Paese come lo scrittore Gabriel García Márquez e soprattutto alla promessa di incentivi fiscali per le aziende e all'impegno di lotta contro la corruzione, veniva preferito all'ex ministro degli Interni Horacio Serpa, presentatosi come il “candidato dei poveri”. Ancora prima del suo insediamento ufficiale, Pastrana incontrava il leader delle FARC, e contemporaneamente, con la mediazione della Chiesa tedesca, si avviavano in Germania incontri tra esponenti della società civile colombiana e dell'ELN.

Storia: il Duemila

Negli anni successivi trattative di pace con entrambe le formazioni venivano a più riprese avviate ed interrotte senza portare ad alcun risultato e nell'aprile 2000 le FARC annunciavano la costituzione del Movimento politico bolivariano. Anche il cosiddetto “Plan Colombia”, il piano di pace basato sulla sostituzione con colture alternative delle piantagioni di coca presentato dal capo dello Stato alla fine del 1999, che prevedeva peraltro una risposta eminentemente militare ai gravi problemi, primo fra tutti quello della proprietà terriera, connessi alla guerriglia e al narcotraffico, si rivelava sostanzialmente inefficace, nonostante godesse dell'appoggio – finanziario e tecnico – degli Stati Uniti. Per converso, il conflitto armato che vedeva opporsi su più fronti guerriglieri, formazioni paramilitari di destra e forze dell'esercito causava migliaia di morti anche tra la popolazione civile e decine di migliaia di profughi. Nel febbraio del 2002 Ingrid Betancourt, candidata alle presidenziali, fu sequestrata dalle FARC. In un clima di forte tensione, ma senza gravi incidenti, nel maggio 2002 si svolgevano le elezioni presidenziali, in cui si affermava, già al primo turno, il candidato indipendente di destra Álvaro Uribe Vélez, che aveva impostato tutta la propria campagna sulla linea dura contro la guerriglia. Nell'agosto dello stesso anno, in coincidenza con l'insediamento del nuovo presidente, gli scontri tra le forze armate e le FARC si facevano sempre più aspri, tanto che Uribe proclamava lo stato d'emergenza in tutto il Paese. Nel biennio 2003-2004 la guerra civile proseguiva in diverse aree del Paese. Le elezioni legislative del marzo 2006 sono state vinte dalla coalizione che sosteneva il presidente, ma l'astensione ha superato il 50% del totale. La politica del presidente Uribe, rieletto in quello stesso anno, non riusciva ancora a garantire al Paese la completa cessazione delle ostilità. Nel maggio 2008 veniva resa pubblica la notizia della morte di Manuel "Tirofijo" Marulanda, leader storico delle FARC, mentre l'uccisione del numero due Raul Reyes, avvenuta con un raid aereo in territorio ecuadoriano, scatenava una crisi diplomatica con Ecuador e Venezuela. In luglio veniva liberata dall'esercito I. Betancourt dopo oltre sei anni di prigionia. Nel 2010 si svolgevano le elezioni (14 marzo) per il rinnovo del parlamento, vinte dal partito conservatore del presidente Uribe e dai suoi alleati. In giugno il candidato conservatore ed ex ministro della Difesa Juan Manuel Santos, vinceva il ballottaggio delle elezioni presidenziali battendo l'ex sindaco di Bogotà Antanas Mockus. Nel novembre del 2011 veniva ucciso Alfonso Cano, comandante militare delle FARC. Nel novembre del 2012 una delegazione delle FARC e una del governo si incontravano all'Avana per discutere un piano per gli accordi di pace.

Cultura: generalità

La quantità e la varietà delle tradizioni e delle manifestazioni del folclore in Colombia hanno pochi eguali in tutto il continente americano. Ereditati dai popoli nativi, frutto di meticciati e commistioni o introdotti ex novo dagli stranieri, i valori, le usanze, i riti presenti nel Paese sono uno dei valori fondanti della realtà colombiana. Lo stile di vita della popolazione, senza distinzione di etnia o appartenenza, è intriso di spiritualità e di energia, atteggiamento emblematico del modo di affrontare le avversità che nel corso dei secoli il Paese ha dovuto fronteggiare. Si tratta, a ben vedere, della medesima ricchezza che sta alla base di tanta produzione artistica, architettonica, letteraria, musicale che ha sovente varcato i confini nazionali per farsi apprezzare in tutto il mondo: basti il nome di G. García Márquez, principale e straordinario interprete di quel realismo magico a cui molti scrittori più giovani si sono ispirati (ma da cui altrettanti si sono distaccati proprio per svincolare la scena letteraria nazionale da quello stereotipo). Márquez, tuttavia, è solo un rappresentante di una tradizione letteraria di prestigio iniziata oltre cinque secoli fa; e molto più indietro è necessario andare per risalire alle origini delle arti plastiche, altro ambito in cui il Paese continua a eccellere, delle produzioni teatrali e della musica, settore ricco di istituzioni e nomi di livello superiore. Il panorama cinematografico sta riacquistando vitalità, dopo aver attraversato fasi di forte stagnazione in relazione alle vicende politiche e al rapporto con lo strapotere di Hollywood, e numerose pellicole colombiane hanno riscosso, negli anni a cavallo tra fine e inizio millennio, riconoscimenti nei festival internazionali. Un quadro artistico-culturale di grande spicco, dunque, a completare il quale contribuiscono anche le località che l'UNESCO ha inserito tra i propri tesori protetti: il Porto, con le fortezze e il complesso monumentale di Cartagena delle Indie (1984); il Centro storico di Santa Cruz de Mompox (1995); il Parco archeologico nazionale di Tierradentro (1995) e il Parco archeologico di San Agustín (1995).

Cultura: tradizioni

Con lo sterminio quasi totale delle popolazioni nomadi di stirpe caribica della costa atlantica e, soprattutto, dei chibcha , che occupavano la Cordillera Oriental e che costituivano la più importante delle popolazioni indie nella Colombia precoloniale, si è perduto pressoché interamente il ricco patrimonio delle tradizioni più antiche. Tuttavia, nuovi costumi e usanze sono nati dalla fusione di diversi elementi (bianchi spagnoli, genti indigene sopravvissute, africani importati come schiavi) e dei loro corredi etno-folcloristiche legati alle popolazioni dei costeños (gli abitanti delle province rivierasche), degli antioqueños (provincia di Antioquia) e dei caldenses (provincia di Caldas). Nelle campagne, dove si distinguono abitudini nate da una rielaborazione popolare, sostanzialmente ispirata dal sentimento religioso (che accomuna superstizione e cristianesimo), sulla tradizione cattolica (che ancora caratterizza tutti i momenti del ciclo vitale) si è impostata la conservazione di comportamenti familiari molto rigidi, di usi particolari nel fidanzamento e nel rapporto matrimoniale. Particolarmente vive risultano le feste dei santi patroni (le più importanti sono quelle di San Juan, quelle dedicate alla Vergine, a San Francesco e a San Isidro) e molto celebrata è anche la Settimana Santa, durante la quale si svolgono sacre rappresentazioni (Viae Crucis figurate, episodi della Passione). Tra le fiestas, numerose nel calendario colombiano, va ricordato il Carnevale (celebri quelli di Cartagena, Barranquilla, con una grande sfilata di carri allegorici, e Santa Marta). Importanti celebrazioni sono, ancora, il Festival interamericano del folclore (in gennaio a Manizales), la Feria de las flores (in maggio a Medellín) e la Fiesta del mar (in gennaio a Santa Marta). Il folclore musicale, tra i più ricchi del mondo, raccoglie le tre componenti europea, asiatica e africana. Tra i balli più celebri: la merengue, il porro, il cereceté, l'ayantú, la cumbia, la chichimaya, il bambuco e il pasillo. L'uso dei costumi tradizionali è in via di estinzione; rimane solo nelle campagne l'abitudine di portare certi mantelli di origine india: la ruana, il bayetón e il poncho. La produzione artigianale, molto diffusa, affonda le sue radici nel ricco patrimonio precolombiano e comprende, fra l'altro, tessuti, ricami, cappelli, articoli di pelletteria (celebri le borse dette carriel), oggetti di oreficeria e lavori in tartaruga marina. Anche la cucina risente di apporti europei, asiatici e afro-antillani. Tra i piatti più tipici: la mazamorra (zuppa a base di farina di mais e fagioli), la sobrebarriga (bollito di manzo con patate lesse e salsa), il cuchuco (minestra a base di farina di mais), il sancocho (carne e ossa di manzo bollite con banane e zucche). La frutta è introdotta solitamente come antipasto ed è consumata anche in vari tipi di zuppe. Durante i pasti si beve solo acqua, ma è ormai diffuso l'uso della birra; fuori pasto si bevono invece il ron (rhum), l'aguardiente (ricavata dal mais o dalla canna da zucchero), la chicha. Oggetto di un vero e proprio rito è il consumo di caffè, nelle sue infinite varianti locali. I passatempi e gli sport più popolari sono il calcio, la pallacanestro e il baseball, ma grande seguito hanno anche l'automobilismo e le corride.

Cultura: letteratura

Nella prima fase del periodo coloniale, la letteratura fu soprattutto un otium, nel senso classico e umanistico della parola, di eruditi religiosi e laici, in un Paese ai margini della storia che si vantava di essere stato fondato da un letterato (Gonzalo Jiménez de Quesada, fondatore di Bogotá) e di parlare un castigliano puro, quasi accademico, almeno negli strati alti della popolazione creola (la tradizione umanistica è viva in Colombia, che non a caso ha dato nel sec. XIX due filologi e grammatici di valore, M. A. Caro e R. J. Cuervo, ai cui nomi è intitolato un ottimo istituto di studi classici di Bogotá). Successivamente Bogotá diventò uno degli epicentri della diffusione delle idee illuministiche, preludio all'età moderna. La Conquista ispirò a Juan de Castellanos (1522-1607) le Elegías de Varones ilustres de Indias, colossale narrazione in versi (150.000 endecasillabi), e varie cronache ad altri scrittori, specie ecclesiastici (lo stesso Quesada, Aguado, Simón e il vescovo Piedrahita, nonché i posteriori Gumilla e Silvestre). Ma l'opera più interessante, per una certa abilità narrativa, è la cronaca detta El Carnero di Juan Rodríguez Freyle (1566-ca. 1638), gremita di particolari curiosi e a volte romanzeschi. Nel Seicento si distinsero sopra tutti il poeta barocco Hernando Domínguez Camargo (m. ca. 1660), autore di un vasto poema su Sant'Ignazio di Loyola e di pregevoli liriche, e la suora clarissa Francisca del Castillo (1671-1742), cui si devono due opere ascetiche in prosa (Vida e Afectos espirituales) di singolare valore. Gli impulsi dati da viceré illuminati (Caballero y Góngora, Ezpeleta) e le visite di europei famosi (Mutis, Humboldt) nella seconda metà del sec. XVIII operarono un cambiamento radicale del clima culturale: fiorirono scienziati, pubblicisti, pensatori autonomi (sia pure con forti influssi europei e in particolare francesi), fra i quali emersero Antonio Nariño (1765-1823), il botanico F. A. Zea (1786-1822), i poeti e drammaturghi neoclassici José Fernández Madrid (1789-1830) e Luis Vargas Tejada (1802-1829) e soprattutto il pubblicista e divulgatore scientifico e politico Francisco J. Caldas (1771-1816), che venne fucilato dalle autorità spagnole e va considerato a buon diritto uno dei fondatori della Colombia indipendente. Questa, che ebbe come primo presidente il letterato Francisco de Paula Santander (1792-1840), successore e storiografo di Bolívar, accolse il romanticismo con entusiasmo. Molti furono i poeti, prosatori, drammaturghi, traduttori: da José J. Ortiz (1814-1892) a Rafael Nuñez (1825-1894), altro presidente-scrittore, da Ricardo Carrasquilla (1827-1886), autore di popolari versi comico-satirici, a José E. Caro (1817-1853) e a Julio Arboleda (1817-1862), romantici di spiccata personalità, fino a Gregorio Guitiérrez González (1826-1872), la cui Memoria sobre el cultivo del maíz en Antioquia resta uno dei capolavori della poesia latino-americana dell'Ottocento, e ai posteriori Diego Fallón (1834-1905), Epifanio Mejía (1838-1913), Rafael Pombo (1833-1912), uno dei maggiori poeti e prosatori del suo tempo, e Julio Flórez (1867-1923), che precorsero il rinnovamento modernista. La prosa ebbe i suoi nomi maggiori in Eugenio Díaz (1804-1865), José M. Marroquín (1827-1908) e Jorge Isaacs (1837-1895), il cui capolavoro, María, romanzo idillico di delicata sensibilità, è divenuto giustamente un classico della letteratura dell'America Latina. Numerosi anche i narratori di costumi, gli storici, pubblicisti ed eruditi, fra cui i citati M. A. Caro (1843-1909), Rufino J. Cuervo (1844-1911) oltre a M. F. Suárez e R. M. Carrasquilla. Con il modernismo, rappresentato soprattutto da José A. Silva (1865-1896), lirico di rilievo, si apre la storia della poesia contemporanea, continuata da Guillermo Valencia (1873-1943), Porfirio Barba Jacob (1883-1942), Max Grillo, L. C. López; mentre fra i prosatori spiccano José E. Rivera (1889-1928), J. M. Vargas Vila, Tomás Carrasquilla (1858-1940) e i critici e umanisti Antonio Gómez Restrepo (1869-1947) e B. Sanín Cano (1861-1957). La fioritura della poesia lirica continua grazie a León de Greif (1895-1976), Rafael Maya, Germán Pardo García, Jorge Rojas, Eduardo Carranza, Gonzalo Arango (tra i fondatori del “Nadaismo”), Jorge Gaitán e Álvaro Mutis. Tra i prosatori emergono Germán Arciniegas, autentico maestro della cultura latino-americana, la cui nutrita opera culmina in El continente de los siete colores (1965), splendida sintesi della storia civile del continente; E. Caballero Calderón (n. 1910), autore del forte Cristo de espaldas; Manuel Mejía Vallejo (1923-1989), cui si devono La tierra éramos nosotros, Al pié de la ciudad, El día señalado. Ma soprattutto va ricordato Gabriel García Márquez (n. 1928), premio Nobel nel 1982, che con Cien años de soledad (1967; Cent'anni di solitudine) si è conquistato uno dei primi posti tra gli scrittori contemporanei in lingua spagnola. A questi si è aggiunta una schiera di nuovi autori che affrontano, in modi diversi ma di sicura validità, la realtà sociale e i problemi del Paese. Significative prove narrative hanno dato H. Moreno Durán(1946-2005; tra le cui opere principali si ricorda la trilogia Femina Suite, composta tra il 1977 e il 1983), P. A. Mendoza, O. Collazos, M. Moreno. Alcuni di loro hanno scritto buoni romanzi fuori dal Paese natio, come se l'esilio, forzato o volontario, li avesse beneficamente sprovincializzati. La saggistica non è molto fiorente, a parte la critica letteraria esercitata da molti degli scrittori già nominati. La pubblicazione, tra gli anni Novanta e il Duemila, di numerose nuove opere, senza contare i contributi saggistici e giornalistici da parte del personaggio di maggior rilievo della narrativa colombiana, il premio Nobel G. García Márquez (Dodici racconti raminghi, 1992; Dell’amore e di altri demoni, 1994; Notizia di un sequestro, 1996, Memoria delle mie puttane tristi, 2004), è una riprova dell'inesausta vitalità, oltre che di questo scrittore-simbolo della cultura latino-americana, dell'intera letteratura del Paese, che dimostra la propria vivacità anche attraverso le opere di un numero consistente di nuovi autori, attivi sia nella prosa, come A. Hoyos, E. García Aguilar, G. Espinosa (1938-2007; Sinfonía desde el Nuevo Mundo, 1990; Cuando besan las sombras, 2004), R. Burgos Cantor (El vuelo de la paloma, 1992; Señas particulares: testimonio de una vocación literaria, 2001), Germán Castro Caycedo, E. Roserio Diago (Cuento para matar un perro, 1990) e H. Kremer (Rumor de mar, 1990), sia nella poesia, che ha visto in questo stesso periodo il ritorno di alcuni esponenti della generazione degli anni Sessanta (G. Quessep e J. García Maffla), alla cui produzione è andata ad aggiungersi quella di autori nuovi quali J. M. Roca, S. Mutis, M. M. Carranza e O. Lozano. Autrice di primo piano nella letteratura colombiana e internazionalmente nota è F. Buitrago (n. 1943), che ha pubblicato romanzi (tra cui La sferzante estate degli dei, 1963; La signora del miele, 1993; Un animale bellissimo, 2002) e, con grande successo, anche libri per bambini (La casa dell’arcobaleno, 1996). Anche la generazione sbocciata tra la fine del Novecento e l'inizio degli anni Duemila conta molti nomi dal futuro brillante; fra i più interessanti si sono segnalati Ricardo Silva Romero (n. 1975), autore di racconti, poesie, romanzi e saggi e Efraim Medina Reyes (n. 1964), autore della raccolta Cinema Arbol y otros cuentos, premiata in patria con il Premio nazionale di letteratura, e tra i principali sostenitori della critica verso il realismo, soprattutto quello che continua a essere riproposto anche dai “grandi”. Molto meno originale il teatro, nonostante qualche tentativo apprezzabile: in questo ambito resta eccezionale il caso di Enrique Buenaventura (1924-2003, autore e regista molto noto anche all'estero e direttore del Teatro experimental de Cali. Tra gli autori più giovani si ricordano Guillermo Maldonado con il Grupo Teatral de Cúcuta ed Esteban Navas Cortés con il Teatro Libre de Bogotá, espressione entrambi di una drammaturgia impegnata e a sfondo sociale; ha scritto inoltre per il teatro la già citata F. Buitrago (, 1991).

Cultura: arte

La Colombia è un'area complessa, ricca di siti archeologici, in cui sono state rinvenute opere di notevole valore artistico. Dalle Basse Terre della Colombia, e precisamente da Puerto Hormiga, proviene la ceramica più antica di tutto il continente americano, risalente al 3000 a. C.; numerosi i centri archeologici minori (Barlovento, Momil, El Horno, Calima, ecc.), conosciuti per l'arte fittile e la scultura in pietra . Di livello superiore la produzione artistica delle culture sub-andine delle valli del Cauca e del Magdalena: fra i centri più importanti San Agustín, celebre per le vigorose sculture in pietra, e la regione di Tierradentro, con le sue camere sepolcrali sotterranee dalle pareti dipinte con raffigurazioni umane stilizzate e motivi geometrici. Ricordiamo infine la zona di Quimbaya, da cui provengono interessanti documentazioni di ceramica e di oreficeria,quella dei Tairona (Sierra Nevada de Santa Marta), che si distinsero come architetti, scultori e ceramisti, e quella dei chibcha (localizzata sulle alture intorno a Bogotá), famosi per la scultura in pietra e per l'oreficeria. Le arti figurative conobbero iniziale sviluppo grazie all'opera di diffusione culturale degli europei, e dei cattolici in particolare. Sulla scia del clima culturale e dei movimenti più importanti sviluppatisi in Europa (dal manierismo al barocco al romanticismo) l'arte colombiana di epoca coloniale ha a lungo insistito su temi legati alla sfera religiosa. Il Novecento ha invece portato l'intensificarsi dei rapporti con i Paesi non solo europei, una diversificazione di stili e correnti, la nascita di artisti di livello mondiale, il recupero di radici precolombiane. A quest'ultimo tema si rifà l'opera di pittori quali A. Acuña, I. G. Gomez Jaramillo, P. N. Gomez; esponenti dell'astrattismo sono invece M. Ospina, E. R. Villamizal, O. Rayo, pittore e scultore. Il più famoso pittore e scultore colombiano è F. Botero (n. 1932), le cui figure dai volumi marcatamente accentuati, tratto distintivo della sua arte, sono ormai internazionalmente apprezzate e ricercate e sono ospitate nei maggiori musei del mondo. Nell'architettura moderna emergono i nomi di Álvaro Barrera e Rogelio Salmona.

Cultura: musica

Le prime manifestazioni musicali risalgono all'epoca coloniale; nel 1783 si aprì il primo teatro d'opera e nel 1846 Enrique Price fondò la Società Filarmonica, cui seguì l'anno successivo l'istituzione di una scuola musicale. J. C. Osorio, J. Quevedo Arvelo, J. M. Ponce de León, autore delle prime opere liriche composte nel Paese, Ester e Florinda, furono, con J. W. Price, fondatore dell'Accademia Nazionale di Musica (1882), A. Martínez e S. Cifuentes, le più rilevanti personalità del sec. XIX. Tra le figure più eminenti del Novecento spiccano quelle di G. Uribe-Holguín, direttore dal 1910 al 1933 del Conservatorio Nazionale di Bogotá e fondatore della Società dei Concerti Sinfonici del Conservatorio, J. Bermúdez Silva, E. Murillo, J. Rozo Contreras, C. Posada Amadór, A. Mejía e G. Espinosa, fondatore (1936) e direttore dell'Orchestra Sinfonica Nazionale. Tra i compositori più giovani, eredi dell'opera fondamentale di Holguín, si citano L. A. Escobar, B. E. Atehortúa, J. H. Pinzón Malagón.

Cultura: cinema

Pur risalendo agli anni attorno al 1920 (pionieri i fratelli Donato e Vicente Di Domenico), il cinema colombiano non riuscì a svilupparsi in modo organico, né si trovò il modo di proteggere dall'invasione di Hollywood la produzione nazionale. Dopo una decina di lungometraggi nell'epoca del muto (dal 1922 al 1927), soltanto verso il 1940 si ebbero i primi film parlati, e soltanto negli anni Sessanta film di ottima qualità, con Raíces de piedra (1962) di J. M. Arzuga e Tres cuentos colombianos (1963) di Julio Luzardo e Alberto Mejía. Quest'ultimo firmò nel 1968 un film di montaggio dal titolo significativo: Bolívar, dónde estás que no te veo. Il documentario Planas, analisi di un genocidio vinse la Colomba d'oro al XV Festival di Lipsia (1972), premio che riconosceva il lavoro dei migliori cineasti militanti. Negli anni successivi la C. ha compiuto notevoli passi dal punto di vista produttivo e della nascita, almeno embrionale, di un'industria cinematografica. Nonostante le centinaia di lungometraggi stranieri (oltre l'80% statunitensi) che ogni anno invadono gli schermi colombiani, nel biennio 1973-74 il film Préstame tu marido, prodotto e diretto da Julio Luzardo, raccolse un vero primato di incassi, superato nel 1979 da Mamagay di Jorge Gaitán. Negli anni Ottanta si sono moltiplicate le storie divita quotidiana, così come quelle che denunciano le atrocità del passato. Giunto al festival di Cannes nel 1984, Condores no entierran todos los dias di Francisco Norden è una violenta cronaca sull'impiego dell'assassinio nella lotta politica. Tra i film narrativi si possono ricordare anche Gamin (1979) di Ciro Duran, che affronta il tema della delinquenza minorile, o La virgen y el fotógrafo (1983) di Luis Alfredo Sánchez; tra i cortometraggi Ajuste de cuentas (1983) di Dunav Kuzmanich; tra i disegni animati Cristóbal Colón (1983) di Fernando Laverde. Tra i registi che si sono imposti negli anni Novanta, S. Cabrera, che ha diretto Ilona llega con la lluvia (Ilona arriva con la pioggia, 1996), tratto dall'omonimo racconto di Á. Mutis, e V. Gaviria, che dopo il felice esordio nella regia, nel 1990, con Rodrigo D. No futuro, ha riscosso un notevole successo, anche a livello internazionale, con La vendidora de rosas (La venditrice di rose, 1998). Negli anni Duemila le pellicole più interessanti sono state Rosario Tijeras di E. Maillé, Mi abuelo, mi papá y yo di Dago García, di Jorge Echeverri, mentre si sono riconfermati Cabrera con Perder es cuestión de método, e Gaviria che ha diretto Sumas y restas. Accanto a questi, diversi nuovi talenti stanno emergendo, anche grazie al crescente supporto offerto dalle istituzioni e dai festival; tra i molti, C. Guerra, R. Mendoza, J. M. Vera, A. Buitrago, J. Mejía, J. M. Acuña, L. E. Gómez.

Bibliografia

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Media

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