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Panamá (Stato)

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(República de Panamá). Stato dell'America Centrale (75.001 km²). Capitale: Panamá. Divisione amministrativa: province (9), distretti indigeni (3). Popolazione: 3.396.000 ab. (stima 2008). Lingua: spagnolo (ufficiale), inglese. Religione: cattolici 80,2%, protestanti 14,5%, altri 5,3%. Unità monetaria: balboa (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,832 (58° posto). Confini: Mar delle Antille (N), Colombia (E), oceano Pacifico (S), Costa Rica (W). Membro di: OAS, ONU e WTO.

Generalità

Da quando Vasco Núñez de Balboa (1513) scoprì il Pacifico al di là della sottile striscia di terra in corrispondenza dell'istmo di Panamá, questa regione divenne un centro focale per i traffici tra i due oceani. Ma se per secoli agli spagnoli bastò il Camino Real, la strada da loro aperta attraverso l'istmo, cui seguì nell'Ottocento la costruzione di una ferrovia tra le due sponde, gli Stati Uniti, succeduti agli spagnoli nel controllo della regione istmica, vollero realizzare all'inizio del sec. XX l'apertura di un canale interoceanico, che collega tuttora le città di Colón e Panamá attraverso un grande lago artificiale. Le poderose chiuse, le enormi gru e tutti gli altri manufatti di ingegneria idraulica ne fanno un'opera tecnologica che, all'inizio del XXI secolo, è ancora di grande interesse. Posto sotto il proprio controllo dagli Stati Uniti sin dalla sua creazione, dal 2000 il canale è tornato sotto la sovranità di Panamá. A livello socio-economico, il Paese presenta un alto reddito, ma gli squilibri interni restano marcati.

Lo Stato

Indipendente dal 1903, Panamá è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale. In base alla Costituzione entrata in vigore nel 1972 e modificata nel 1983, il potere legislativo spetta ai membri dell'Assemblea unicamerale, eletti a suffragio universale diretto ogni 5 anni. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente della Repubblica, anch'egli eletto a suffragio popolare, con mandato quinquennale; al presidente spetta la nomina dei ministri del proprio gabinetto governativo.Il sistema giudiziario in uso è basato sul diritto continentale europeo; il Paese recepisce le indicazioni della Corte Internazionale, ma con riserve. La giustizia è amministrata, al massimo grado, dalla Corte Suprema; sono presenti anche Alte Corti, Corti d'Appello, tribunali distrettuali e municipali. La riforma dell'apparato di pubblica sicurezza ha comportato nel 1990 lo scioglimento delle forze regolari, sostituite da un corpo di polizia con compiti di sorveglianza aerea e marina. La scuola è obbligatoria e gratuita dai 6 ai 15 anni. L'istruzione primaria ha la durata di 5 anni e dura dai 6 agli 11 anni d'età. L'istruzione secondaria è divisa in due cicli triennali: il primo mira all'acquisizione di una cultura generale di base, mentre il secondo è diviso in ciclo classico e ciclo professionale. Le scuole di arti e mestieri, di commercio e di navigazione forniscono l'istruzione tecnica, mentre quella superiore viene impartita nell'Università di Panamá (1935) e in quella di Santa Maria La Antigua (1965). Il tasso di analfabetismo nel Paese è pari al 6,6% (2007).

Territorio: morfologia

Vario e complesso è il quadro morfologico del Panamá, movimentato da una serie ininterrotta di rilievi che serpeggiano da W a E, costituendo la sezione estrema della lunga dorsale istmica. Il territorio panamense sorge da una piattaforma continentale poco profonda, particolarmente estesa sotto le acque del Pacifico, in specie in corrispondenza del golfo di Panamá. Durante la fase di emersione della regione, verificatasi sul finire del Cenozoico nel corso del corrugamento della zolla istmica, ben più vasta era l'area emersa, costituita da potenti serie di rocce sedimentarie mesozoiche e soprattutto cenozoiche, poggianti su un basamento di rocce cristalline e metamorfiche antiche, e interessate, in particolare nel Miocene, da un'intensa attività vulcanica, cui si devono le estese coltri e i numerosi edifici vulcanici, alcuni dei quali attivi fino in epoche recenti, come il Barú o Chiriquí (3475 m) , la cima più elevata del Paese. Durante il Pliocene e il Pleistocene però la regione, in conseguenza dei processi di assestamento nell'ambito dell'area centramericana, ha risentito di intensi movimenti epirogenetici, all'ultimo dei quali, manifestatosi nel Pleistocene, si deve l'attuale conformazione del Paese: l'abbassamento di ca. 200 m della sezione meridionale dell'originaria piattaforma istmica ha comportato infatti una notevole ingressione marina, cui si devono la formazione del golfo di Panamá e la sommersione di un allineamento vulcanico meridionale, del quale emergono lembi nella penisola di Azuero (Cerro Canajagua), nelle isole delle Perle (Archipiélago de las Perlas) e nella Serranía del Sapo, nel Darién; tale ingressione inoltre ha ulteriormente abbassato la già modesta soglia divisoria tra Pacifico e Atlantico. La depressione centrale, lungo la quale è stato scavato il canale interoceanico in quanto la linea displuviale vi si abbassa fino a toccare gli 87 m al passo di Culebra, permette di dividere il territorio in due sezioni principali, occidentale e orientale. L'ossatura della sezione occidentale è data dalla Cordillera de Veraguas, prosecuzione della cordigliera costaricense di Talamanca, e dalla Serranía del Tabasará, con alcune cime oltre i 2500 m (Cerro Santiago, 2121 m), e con la quale forma un unico allineamento montuoso, chiamato anche Cordillera Central. Gli edifici vulcanici sono per lo più profondamente intaccati dall'erosione. I fianchi del Chiriquí si aprono, profondamente incisi dai barranchi, su vasti pianori che digradano a terrazzi tra i 1600 e i 900 m: il più vasto, quello di David, si affaccia sul golfo di Chiriquí. Mentre verso N la Cordillera Central lascia esiguo spazio alla cimosa costiera, specie in corrispondenza del golfo de los Mosquitos, a S, tra la cordigliera e la penisola di Azuero si estende un corridoio di basse terre rivestite da una densa copertura forestale. Oltre la penisola di Azuero la Cordillera Central si va gradatamente spegnendo verso la zona depressionaria del Canale di Panamá. La sezione orientale del Panamá è molto meno elevata ed è caratterizzata da un arco montuoso che corre prevalentemente a ridosso della costa caribica ed è formato dalla Serranía de San Blas e dalla Serranía del Darién; le cime non superano i 1000 m se non all'estremità orientale, presso il confine con la Colombia, dove il Cerro Tacarcuna tocca i 1875 m. Alture modeste, irregolarmente disposte, si susseguono tra la Serranía del Darién e la Serranía del Sapo, separate da vallate che dolcemente si allargano verso il golfo di Panamá. La costa pacifica è molto articolata e ricca di isole: il solo arcipelago delle Perle è formato da 144 isolotti e 39 isole maggiori, la più estesa delle quali, l'isola del Rey o isola di San Miguel, è vasta 32 km². Numerosissimi banchi e isolotti affiorano solo durante le basse maree, dato che lungo la costa pacifica le ampiezze di marea sono rilevanti, oscillando sui 5-6 m: intensa è di conseguenza l'azione erosiva sui litorali. La costa caribica è in genere più uniforme, con uno sviluppo complessivo di ca. 1200 km rispetto ai 1600 ca. di quella pacifica; varie isole rinserrano la laguna di Chiriquí, quasi all'estremità occidentale del litorale, mentre numerosi piccoli arcipelaghi di natura corallina emergono davanti alla costa di San Blas.

Territorio: idrografia

Il territorio panamense è molto ricco di fiumi, con acque copiose e regime alquanto regolare, ma dal corso assai breve, specie i tributari del Mar delle Antille, data la vicinanza dello spartiacque alla costa. Hanno sviluppo relativamente maggiore i fiumi che sfociano nel Pacifico, come il Chepo e soprattutto il Tuira. Lungo 182 km, scende dalle alture al confine con la Colombia con un corso assai rapido nel tratto iniziale, accidentato da numerose piccole cascate; riceve molti affluenti, il principale dei quali è il Chucunaque che attraversa per 172 km una regione in parte ancora selvaggia, coperta da densa foresta equatoriale, e si getta con un profondo estuario nel golfo di San Miguel.

Territorio: clima

Su gran parte del Panamá il clima è di tipo equatoriale, caldo-umido e molto piovoso; si hanno tuttavia differenze sensibili di regime termico secondo l'altitudine e di piovosità in rapporto all'esposizione all'umido flusso dell'aliseo di NE. Per tale motivo il versante caribico della Cordillera Central e della Serranía del Darién è costantemente piovoso, con precipitazioni di 2500-3600 mm annui; invece nella regione meridionale esposta al Pacifico, molto meno piovosa (1400-2000 mm annui e anche meno nelle zone più riparate), è possibile distinguere due stagioni: una secca, da gennaio ad aprile, e una piovosa, da maggio a dicembre. L'influenza dell'altitudine è notevole e permette di distinguere la tipica successione in fasce climatiche: fino ai 600-700 m le tierras calientes, che abbracciano ca. l'87% dell'intero territorio, con temperature medie superiori ai 18 ºC; tra i 700 e i 1500 m le tierras templadas, con temperature medie tra 15 ºC e 18 ºC; le tierras frías, oltre i 1500 m, comprendenti solo il 3% del territorio, con temperature inferiori ai 15 ºC ma comunque mai sotto zero.

Territorio: geografia umana

Fino all'occupazione spagnola il territorio panamense, inizialmente abitato da gruppi etnici di origine caribica, ha rappresentato l'area di contatto e di trapasso tra popolazioni di stirpe maya, provenienti dal Messico e dalla sezione settentrionale dell'istmo, e gruppi chibcha, affluiti dalla Colombia. L'arrivo degli spagnoli man mano respinse verso le aree meno favorevoli all'insediamento umano gli indios, oggi pressoché interamente assimilati attraverso un ampio e complesso meticciamento, cui contribuì in larga misura l'afflusso di neri delle Antille. Gli amerindi sono essenzialmente rappresentati da sparuti gruppi sparsi nelle foreste del Darién o sulle alture occidentali e costituiscono il 6,7% della popolazione. Per il resto la composizione etnica del Paese è piuttosto variegata includendo meticci (58,1%), l'elemento dominante, neri e mulatti (14%), bianchi (8,6%) e asiatici (5,5%). L'aumento della popolazione è stato rapidissimo, favorito dalla forte immigrazione e dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, grazie soprattutto alle misure adottate contro la malaria e altre malattie tropicali. Se le ondate migratorie del Novecento, legate alla costruzione del canale, provenivano dagli Stati Uniti e dall'Asia, nel nuovo millennio il Paese si è trovato a dover fronteggiare l'ingresso di alcune migliaia di colombiani, molti dei quali appartenenti a comunità indigene, che vivono in condizioni di estrema povertà. All'inizio del Novecento la popolazione del Panamá era stimata intorno alle 300.000 unità, salite a 468.000 nel 1930, a 805.000 nel 1950 fino agli oltre 2,8 milioni del 2000. Il tasso di crescita annuo della popolazione è costante dagli anni Novanta (1,7% nel 1994-1999 e 1,8% nel 2002-2007) e si stima che nel 2006 la popolazione abbia oltrepassato i 3,2 milioni di unità. Nonostante gli sforzi del governo e delle organizzazioni internazionali, che hanno portato a un calo dell'elevata mortalità infantile (dal 21,3‰ nel 1998 al 14,7‰ nel 2007), la situazione è ancora drammatica: si calcola che oltre la metà dei bambini sotto i 5 anni, molti dei quali appartenenti alle comunità indigene, vivano in condizioni di povertà. Destano preoccupazione anche i dati relativi alla diffusione dell'HIV, secondo i quali la percentuale tra gli adulti (0,9% nel 2005) è una delle più alte dell'America Centrale. La divisione amministrativa di Panamá tiene conto delle esigenze delle comunità indigene che sono raccolte in tre distretti (comarcas): Emberá (9352 ab. stima 2006), che comprende due aree distaccate nel sud del Paese; Kuna Yala (36.848 ab. stima 2006), una lunga fascia di terra affacciata sul Mar delle Antille con le isole antistanti e confinante con la Colombia, e Ngöbe-Buglé, la più grande e più popolosa (135.890 ab. stima 2006), sulla costa nordorientale. Il più antico dei tre è il distretto di Kuna Yala, costituito negli anni Trenta del Novecento ma formalmente accettato dal governo nel 1953; gli altri due, Emberá e Ngöbe-Buglé sono stati creati rispettivamente nel 1983 e nel 1997. Si hanno forti concentrazioni nelle aree centrali gravitanti sul canale, mentre quelle periferiche si vanno progressivamente spopolando: nel distretto indigeno di Emberá e nella provincia attigua del Darién, ricoperti di foreste in parte ancora inviolate, l'indice di densità scende a 2-4 ab./km² a fronte di una densità media nazionale di 45 ab./km². La sezione panamense a W del canale ospita poco meno dei 2/3 dell'intera popolazione, ripartiti piuttosto omogeneamente in vari centri agricoli (David, La Chorrera, Santiago de Veraguas ecc.); oltre la metà della popolazione è stanziata essenzialmente nei distretti di Colón e di Panamá, situati rispettivamente sui versanti atlantico e pacifico del canale. La capitale, fondata nel XVI secolo ma divenuta importante solo dopo il taglio dell'istmo (1914, anche se la sua inaugurazione avvenne nel 1920) è un vivacissimo centro commerciale; città tipicamente cosmopolita, è sede di varie industrie e conta 469.307 ab. (2000), anche se come agglomerato urbano supera il milione di abitanti. Nel medesimo distretto è localizzata la seconda città del Paese, San Miguelito (293.745 ab. nel 2000). Colón (53.218 ab. nel 2000) è anch'essa un animato centro commerciale, favorito dal fatto che una parte della città è zona franca.

Territorio: ambiente

In relazione alle condizioni climatiche, foreste e boschi coprono ca. il 57% del territorio; foreste di tipo equatoriale si estendono lungo la fascia caribica meno elevata, in specie nella sezione orientale, e rivestono i rilievi del Darién. Lungo il versante pacifico la foresta si presenta prevalentemente degradata e sostituita in gran parte da savane o, nelle zone più aride, dal matorral, una sterpaglia tropicale xerofila; lungo i corsi d'acqua si addensa invece la foresta a galleria. Oltre i 700 m alle selve si sostituisce il bosco ceduo. Palmizi e mangrovie abbondano lungo le coste, in particolare quelle caribiche. Analogamente ad altri Paesi dell'area centro-americana Panamá si trova ad affrontare la questione dello sfruttamento del patrimonio forestale a scopi commerciali e della deforestazione finalizzata alla creazione di terreni da destinare all'agricoltura, che producono un impoverimento dei suoli e minacciano gli ecosistemi presenti. Altri problemi ambientali riguardano il transito di migliaia di navi ogni anno, che causa gravi danni alle aree marine e ai terreni che circondano il canale. La salvaguardia del patrimonio naturale panamense è curata dall'Autorità nazionale per l'ambiente creata nel 1998; le aree protette, che interessano il 10,3% del territorio, comprendono 17 parchi nazionali, di cui due marini, e numerose altre zone protette a vario titolo. L'UNESCO ha dichiarato patrimonio naturale mondiale dell'umanità tre siti panamensi: il Parque Nacional Darién (1981), nell'omonimo distretto a sud del Paese, la Riserva della Cordillera di Talamanca-La Amistad in cogestione con Costa Rica (1983, 1990), nel nord, e il Parco Nazionale Coiba e le sue zone speciali di protezione marina (2005), che comprende l'isola di Coiba, altri 38 isolotti nel golfo di Chiriquí e le aree marine circostanti. Le aree protette a livello nazionale e i siti di interesse internazionale presentano una grande varietà di piante e animali endemici, dei quali alcuni in pericolo di estinzione: l'aquila crestata e l'ara scarlatta, roditori, scimmie, opossum, vari Cetacei (delfini, balenottere ecc.), squali, tartarughe, serpenti, coralli e pesci.

Economia: generalità

L'economia del Panamá è fortemente legata alla presenza del canale omonimo, che dal 1920 collega effettivamente i due oceani Atlantico e Pacifico, e all'incombenza degli Stati Uniti d'America, uno dei principali beneficiari della creazione del passaggio. Sino al 31 dicembre 1999, una cospicua aliquota delle entrate valutarie del Paese è stata infatti costituita dal canone versato a Panamá dagli Stati Uniti, affittuari della Zona del Canale e dalle attività commerciali, favorite appunto dall'arteria interoceanica. È il terziario, dunque, a costituire il principale settore economico del Paese, a cui si può ricondurre la prosperità, ancorché relativa, dello Stato nel quadro centro-americano. Un cospicuo supporto all'economia nazionale deriva inoltre dall'attività della zona franca del centro portuale di Colón, istituita sin dal 1948 ma solo di recente effettivamente potenziata: vi operano ormai numerosissimi complessi industriali e commerciali, tanto che per volume di affari si ritiene sia preceduta dalla sola Hong Kong. La presenza della zona franca di Colón, le amplissime agevolazioni governative in materia fiscale e in pratica la mancanza di controlli da parte dello Stato hanno portato anche a una rapida espansione del settore bancario e finanziario in genere: nel Paese sono operanti numerosi banche e compagnie d'assicurazione internazionali (erano appena una decina nel 1964), grazie ai quali il Panamá è ormai divenuto una vera e propria “piazza” finanziaria offshore di rango internazionale (tra i traffici, si segnalano tuttavia anche quelli illegali, legati al narcotraffico, fonte di notevoli proventi). Il canale, tuttavia, mostra una certa inadeguatezza strutturale; non solo, ma la debolezza crescente dell'indotto è acuita dal fatto che le entrate connesse alle attività del canale sono quasi esclusivamente appannaggio delle numerose compagnie straniere, a cui appartiene grossa parte della flotta mercantile presente nel Paese. A titolo d'esempio, le nuove imbarcazioni iscritte nel registro navale nel solo anno 2005 sono risultate 113, tutte attirate dalla condizioni di favore garantite dalla bandiera panamense. L'investimento sul settore finanziario e bancario registrato nello Stato rientra dunque in quel progetto di diversificazione delle attività terziarie volute dal governo per sopperire a queste crescenti difficoltà. Il primo piano di sviluppo elaborato nel corso degli anni Novanta dalle autorità (insediatesi alla guida del Panamá dopo il rovesciamento del regime di Noriega, nel 1989), ha posto come obiettivo prioritario l'avvio di una moderna economia di mercato, da perseguire soprattutto attraverso la privatizzazione di imprese statali (come quelle produttrici e distributrici dell'energia), l'abolizione del monopolio, una maggior liberalizzazione dei prezzi, la riforma del settore bancario e finanziario nonché quella del mondo del lavoro. Grazie a tali provvedimenti, il PIL del Paese è cresciuto in modo significativo: 5% nel 2005, 9,2% nel 2008 (quando ha fatto registrare la cifra di 23.088 ml $ USA, con un PIL pro capite di 6.784 $ USA) e con una previsione di crescita futura attestata intorno al 10%. Nonostante un certo miglioramento della situazione economica, il tasso di inflazione resta molto elevato e più di metà della popolazione vive ancora al disotto della soglia di povertà. Tale condizione è ulteriormente aggravata dalle misure adottate dal governo per contenere il debito estero (che resta elevatissimo: quasi il 60% del PIL), a partire dai tagli alla spesa pubblica. Disoccupazione, deficit fiscale, passivo commerciale e distribuzione della ricchezza sono infine gli altri fronti caldi che il Paese si trova ad affrontare dall'inizio del nuovo millennio.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

Praticata su una superficie pari a circa l'8% del territorio nazionale, l'agricoltura assiste da anni alla contrazione del settore, facendo registrare una rapida diminuzione degli addetti. Come nella maggior parte dei Paesi sottosviluppati, anche nel Panamá si ha una netta distinzione tra agricoltura di sussistenza a bassissima produttività, praticata con tecniche arretrate su microfondi, che assai spesso corrispondono ai terreni climaticamente meno favoriti, e un'agricoltura di piantagione molto efficiente, riservata a colture effettuate a scopo d'esportazione gestite da gruppi stranieri o da latifondisti. Solo nel corso degli anni Ottanta del XX secolo, nel tentativo di rendere il Paese autosufficiente in campo alimentare, sono state istituite alcune fattorie modello, razionalmente condotte e fornite di capitali adeguati. I principali prodotti di consumo locale sono i cereali, specie il riso e il mais, la manioca, le patate, i pomodori e altri ortaggi, ma la produzione non riesce a far fronte alle esigenze del mercato interno. Maggiore sviluppo hanno le colture di piantagione, soprattutto le banane, in particolar modo diffuse attorno al lago Gatún, nell'adiacente pianura costiera settentrionale e presso il golfo di San Miguel; i terreni lavici del Panamá occidentale, specie nelle aree pianeggianti, costituiscono invece l'ambiente più idoneo per la coltivazione di cacao, canna da zucchero, tabacco, agrumi (soprattutto arance); il caffè è coltivato nella fascia delle tierras templadas, mentre lungo la costa è frequente la palma da cocco. § Le foreste, che coprono il 57,7% della superficie nazionale, sono ricche di essenze da ebanisteria, come il mogano, e di piante gommifere; attualmente però lo sfruttamento non è molto intenso. Meno di un quinto del suolo è occupato invece da pascoli e prati. § In netto sviluppo è il settore zootecnico, specie per quanto riguarda l'allevamento bovino, che è incentrato su razze recentemente selezionate con incroci appropriati per adattarle alle condizioni ambientali e incrementarne la produttività; discretamente rappresentati sono anche i volatili da cortile. § Rilevante è l'attività peschereccia (con elevati quantitativi di gamberi e aragoste, che vengono esportati negli Stati Uniti), praticata soprattutto nelle acque costiere del Pacifico, dove sono situati i porti pescherecci di Pedregal, Pueblo Nuevo, Chimán ecc. Le perle sono pescate nell'arcipelago omonimo, all'interno del golfo di Panamá, e nelle acque del golfo di Chiriquí. Il settore primario, in cui è occupato il 17,9% della popolazione attiva, partecipa per il 7,8% alla formazione del PIL.

Economia: industria e risorse minerarie

Se si eccettua la zona franca di Colón, l'industria manifatturiera ha tuttora scarso rilievo ed è costituita essenzialmente da impianti per la trasformazione di prodotti locali (zuccherifici, birrifici, oleifici, manifatture di tabacco, conservifici di carne e pesce, prodotti lattiero-caseari, calzaturifici, distillerie di alcol ecc.), cui si aggiungono alcuni cementifici, piccoli stabilimenti tessili ecc. Nell'ambito della zona di Colón operano invece varie industrie relative alle merci in transito nonché un'importante raffineria di petrolio. Tra i prodotti dell'artigianato si annoverano ceramiche, cappelli, amache ecc. § Benché siano scarsamente sfruttate, non mancano le risorse minerarie, rappresentate da giacimenti di zolfo, bauxite, carbone, manganese e soprattutto di rame: i depositi di minerali cupriferi di Cerro Colorado, nella provincia di Chiriquí, sono ritenuti tra i più cospicui del mondo. Sono in corso prospezioni petrolifere nel golfo di Panamá. Al fine di ridurre le attuali onerosissime importazioni di combustibili, il governo ha intensificato lo sfruttamento delle risorse idroelettriche (l'energia elettrica prodotta, alla fine degli anni Novanta, era quasi esclusivamente di origine idrica). Complessivamente, il settore partecipa per il 14,3% alla formazione del PIL e occupa il 19,1% della popolazione attiva.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Non molto intensi sono gli scambi interni; quelli esteri denunciano un cronico e pesantissimo passivo, in quanto le esportazioni (pesce fresco e conservato, meloni e banane, canna da zucchero, carne, bovini, bevande alcoliche, carta, prodotti farmaceutici ecc.) coprono più o meno un quarto delle importazioni (combustibili, macchinari e mezzi di trasporto, prodotti industriali in genere). I partner principali di Panamá sono, per l'export, Stati Uniti, Antille Olandesi, Costa Rica, Giappone Messico e Colombia; per l'import, oltre agli Stati Uniti, Spagna, Paesi Bassi, Svezia, Costa Rica, Belgio e Regno Unito. Assai rilevanti sono però sia i proventi dei capitali esteri che affluiscono alle banche panamensi, sia quelli legati alla marina mercantile e alle varie attività connesse al Canale di Panamá. § La rete delle comunicazioni è poco efficiente e del tutto inadeguata alle necessità del Paese; è soprattutto carente nella sezione orientale, che solo da pochi anni ha visto il completamento della Carretera Panamericana. La rete stradale si sviluppa complessivamente per 11.984 km, di cui solo 3.589 km sono asfaltati (2005); le due coste sono collegate dall'arteria transistmica, che unisce Colón con Panamá. Quanto alla pur modesta rete ferroviaria (355 km), sino al 1978-79 era statale unicamente il breve tronco (169 km) tra David e Puerto Armuelles, sul Pacifico, con una piccola diramazione verso S per Pedregal; solo nel 1979, con l'entrata in vigore del trattato con gli Stati Uniti relativo al Canale di Panamá, è stata nazionalizzata la più importante ferrovia del Panamá, la Panama Railroad o Ferrocarril de Panamá che segue la riva orientale del canale tra la città di Panamá e Colón e che sino ad allora era stata proprietà della Panama Canal Corporation: l'anno precedente il governo aveva acquistato dalla United Brands (l'ex United Fruit Company) due arterie ferroviarie impiegate entrambe quasi esclusivamente per il trasporto delle banane e colleganti rispettivamente i centri portuali di Almirante e di Puerto Armuelles con la Costa Rica; a tale uso sono volte altre linee possedute da società straniere. Cospicuo è il movimento marittimo; gli scali principali sono Cristóbal (il porto di Colón) e Balboa, cioè i due porti terminali del canal di Panamá; seguono Bocas del Toro, Vacamonte, Puerto Armuelles e Almirante. Anche i servizi aerei sono in netto incremento; operano nel Paese varie compagnie, fra cui la Air Panama International e la COPA (Compañia Panameña de Aviación). Il principale aeroporto è quello internazionale di Tocumen presso Panamá. Tra gli altri scali internazionali: Enrique Malek, a David (Chiriquí); Isla Colon a Bocas del Toro e Capitan Manuel Nino a Changuinola, sempre nella provincia di Bocas del Toro. § Dopo aver conosciuto un sensibile sviluppo, nel corso degli anni Novanta del XX secolo il turismo è notevolmente calato, in relazione anche alle tensioni politiche. A inizio millennio si registra tuttavia una ripresa del flusso di visitatori. Complessivamente, il terziario assorbe il 63% della forza lavoro, partecipando alla formazione del 77,9% del PIL.

Storia: dall’età coloniale all’indipendenza

Abitato nell'epoca precolombiana da varie tribù indigene, fra le quali quelle dei Chorotegas, dei Taínos e dei Caribi, la sua costa atlantica fu esplorata già nel 1501-02 mentre quella del Pacifico fu raggiunta da Vasco Núñez de Balboa nel 1513. Gli spagnoli vi costituirono, nel 1538, una Audiencia, sotto la cui giurisdizione furono posti il Nicaragua e la Costa Rica. Una successiva norma, del 1549, trasformò quel primo assetto in Audiencia de los Confines, alle dipendenze dirette della Capitanía del Guatemala, a sua volta inglobata nel vicereame della Nuova Spagna (Messico). Fino a tutto il sec. XVIII la sistemazione amministrativa del Panamá rimase inalterata. Il 18 novembre 1821, però, i creoli liberali aderirono alle imprese di Simón Bolívar e, proclamando l'indipendenza della loro patria, la associarono alla Gran Colombia (Colombia, Venezuela e poi anche Ecuador). Da quel momento Panamá ne seguì le sorti. Così, quando nel 1830 la Gran Colombia si sciolse e i suoi membri acquistarono distinte fisionomie nazionali, i Panamensi rimasero agganciati alla Colombia, che nel 1832 si era data il nome di Repubblica della Nuova Granada. Dieci anni dopo fu tentato un esperimento autonomistico, che però ebbe breve durata. Poi, sino alla fine del secolo, ancora l'unificazione con la Colombia. Intanto si acuì l'interesse per l'apertura di un canale attraverso l'America Centrale, la cui storia ha condizionato la nascita e la vita dello Stato di Panamá. Un trattato del 1901 fra la Gran Bretagna (anch'essa interessata al problema) e gli USA lasciò mano libera a Washington. E questa, il 20 gennaio 1903, stipulò un accordo con la Colombia. La mancata ratifica da parte del Congresso, che accusò gli USA di imperialismo, spinse il presidente Theodore Roosevelt a incoraggiare nel Panamá le già delineate tendenze separatistiche. Il 2 novembre dello stesso 1903 scoppiò nel capoluogo dell'istmo una rivolta; il giorno seguente marines statunitensi sbarcati dalla nave da guerra Nashville con la motivazione ufficiale di difendere la ferrovia Colón-Città del Panamá (che apparteneva da tempo agli USA), impedirono ai soldati colombiani di soffocare l'insurrezione e quindi agevolarono la proclamazione dell'indipendenza della Repubblica del Panamá.

Storia: amministrazione e controllo statunitense della Zona del Canale

Dopo sollecite trattative giunse (6 novembre) il riconoscimento formale del governo nordamericano: il segretario di Stato Hay e il rappresentante panamense Bunau Varilla firmarono a Washington un trattato che in buona parte confermava le disposizioni dell'accordo respinto dalla Colombia, convenendosi inoltre che l'amministrazione e il controllo della progettata via d'acqua sarebbero spettati esclusivamente al governo statunitense. Con questa pesante ipoteca, la giovane Repubblica iniziò la propria vita. Nel 1904 si diede una Costituzione e cominciarono a succedersi capi di Stato e governi. Nel 1912 ascese alla presidenza il liberale Belisario Porrás: durante il suo mandato, il 15 agosto 1915, fu inaugurato il canale. Il suo successore Ramón M. Valdés dichiarò guerra, nel 1917, agli Imperi Centrali. Tuttavia i vantaggi della disponibilità del canale, resisi evidenti, determinarono pressioni popolari per modifiche più favorevoli al trattato del 1903. Il presidente Franklin Delano Roosevelt, nel quadro della sua politica di “buon vicinato” verso l'America Latina, decise nel 1936 la conclusione di un nuovo trattato con Panamá, che portò anche all'abolizione dei diritti d'intervento negli affari interni panamensi previsti dall'accordo precedente. Al momento i dissapori fra i due contraenti parvero superati, ma nel 1940, quando fu eletto presidente della Repubblica il nazionalista Arnulfo Arias, tornarono a manifestarsi. Ne scaturì un periodo di tensione, che si concluse, nel 1941, con la destituzione di Arias a opera dell'Assemblea parlamentare. Lo sostituì Ricardo Adolfo de la Guardia, che dopo Pearl Harbor dichiarò guerra al Giappone e alla Germania, permettendo agli Stati Uniti di occupare militarmente alcune basi situate al di fuori della Zona del Canale. Il loro sgombero si verificò solamente a conflitto ultimato. Ma rimase sul tappeto il problema del canale in sé. Quella temperie politica favorì, nel 1949, la rielezione di Arnulfo Arias alla carica di presidente, ma il 9 maggio 1951 un golpe lo costrinse a ritirarsi. Gli succedette Alcibiades Arosemena. L'agitazione continuò. I ceti dominanti, d'intesa con gli Stati Uniti, affidarono allora (1952) il potere a un “uomo forte”, il capo della Guardia Nazionale, colonnello José Antonio Remón, che si recò a Washington per negoziare la revisione del trattato del 1936. Il nuovo accordo fu sottoscritto il 25 gennaio 1955, pochi giorni dopo l'assassinio di Remón. Il presidente eletto nel 1960, Roberto F. Chiari, riaprì la vertenza e il suo successore Marco Antonio Robles ottenne dagli Stati Uniti l'impegno a riconoscere la sovranità panamense sulla Zona del Canale. Nel 1968 tornò a essere eletto presidente Arnulfo Arias che però fu nuovamente deposto dai militari (12 ottobre 1968). Il governo passò nelle mani di una giunta guidata dal generale Omar Torrijos, capo della Guardia Nazionale. Dopo qualche anno di accesa polemica con Washington, durante la presidenza di Carter, i rapporti tra i due Paesi migliorarono con la firma (7 settembre 1977) di due trattati sull'assetto della Zona del canale. Il primo trattato prevedeva l'abolizione della Zona del canale dal 1° ottobre 1979, con il trasferimento della giurisdizione dagli Stati Uniti alla Repubblica di Panamá e stabiliva le regole di un graduale trasferimento della gestione del canale a Panamá entro il 31 dicembre 1999. Il secondo trattato invece stabiliva che entrambi i Paesi si impegnavano a garantire la neutralità del canale in tempo di pace e di guerra.

Storia: dai regimi militari alla democrazia

L'11 ottobre 1978 la neoeletta (agosto) Assemblea Nazionale portò alla presidenza Aristides Royo, già ministro dell'Istruzione. Torrijos abbandonò la carica di capo del governo e mantenne quella di capo della Guardia Nazionale fino al luglio 1981. L'attività partitica, sospesa nel 1969, venne ripristinata. Il nuovo presidente fu tuttavia costretto alle dimissioni (1982) dal capo della Guardia Nazionale, Ruben Darío Paredes che, insediando alla massima carica Ricardo de la Esperiella, imprimeva al Paese una politica più conservatrice. Il deterioramento della situazione politica conosceva però una rapida evoluzione nella seconda metà degli anni Ottanta, allorché i dissidi già manifestatisi con gli Stati Uniti si approfondivano, fino a giungere alla rottura fra di essi e l'“uomo forte” del Paese, il generale M. A. Noriega (capo delle Forze Armate), accusato dagli USA di traffico internazionale di droga (complicità con il cartello di Medellín). In discussione, però, erano stati inespressamente posti sia il ruolo geopolitico di Panamá e le sue recenti alleanze diplomatiche (avvicinamento a Cuba e al Nicaragua, con funzione di Paese di transito per le forniture d'armi) sia gli equilibri interni all'approssimarsi della liberatoria sulla Zona del Canale. Fattesi costantemente più forti le pressioni degli Stati Uniti, il presidente E. Arturo della Valle (in carica dal 1985) tentava la destituzione di Noriega (febbraio 1989), incontrando però l'opposizione dell'esercito che lo costringeva a rinunciare alla propria carica, passata temporaneamente a M. Solis Palma; l'annullamento delle successive elezioni presidenziali di maggio, svoltesi in un clima di violenza, rappresentava per l'amministrazione del presidente degli USA Bush senior l'occasione propizia per l'attuazione di una risolutiva operazione militare volta al rovesciamento del regime e alla cattura del generale Noriega (20 dicembre). Rivelatasi meno agevole del previsto, l'invasione conseguiva comunque i propri obiettivi, giungendo a termine in un paio di settimane, e permetteva l'instaurazione di un governo democratico presieduto da G. Endara (leader della formazione pluripartitica Alianza Democrática de Oposición Civilista, presentatasi come schieramento d'opposizione nella consultazione di maggio). La borghesia locale, espatriata dal 1968, poteva quindi fare ritorno nel Paese, mentre gli Stati Uniti riacquistavano il proprio ruolo tradizionale, non senza provocare scontento in parte della popolazione. Sventato nell'ottobre 1991 un golpe militare, guidato da sostenitori del passato regime, il 26 dicembre dello stesso anno un emendamento alla Costituzione sanciva l'abolizione delle Forze Armate. Nel 1994 le elezioni presidenziali segnavano la forte affermazione di Ernesto Pérez Balladares del Partido Revolucionario Democratico (PRD), che dava vita a un governo di coalizione nazionale. Ma nellle successive elezioni presidenziali del 1999 E. P. Balladares veniva sconfitto da Mireya Moscoso, vedova di Arnulfo Arias e leader del partito riformista. Alla fine dello stesso anno, in attuazione del trattato del 1977, gli USA lasciavano la Zona del Canale. Le elezioni presidenziali del 2004 venivano vinte da Martín Torrijos Espino, figlio del generalle Omar Torrijos. Nel 2006 si svolgeva un referendum popolare che approvava l'allargamento del canale. Nel 2009 l'imprenditore di origini italiane Ricardo Martinelli vinceva le elezioni presidenziali, mentre nel 2014 le vinceva Juan Carlos Varela.

Cultura: generalità

Situato nel punto mediano del continente americano e costantemente al centro di interessi strategici internazionali, Panamá offre oggi uno spaccato culturale in cui sono presenti elementi dalla provenienza più eterogenea: convivono, infatti, tradizioni indie, caribiche, spagnole e, legate a flussi più recenti, centroeuropee, asiatiche, oltre a quelle di provenienza statunitense. Queste sono più forti nei centri urbani mentre le aree rurali conservano maggiori eredità dell'epoca coloniale e quindi dei costumi iberici; notevole è comunque la sopravvivenza di pratiche autoctone fra le tribù indie, che hanno conservato le proprie tradizioni principalmente nelle lingue, nelle feste e celebrazioni, nella musica, nell'artigianato. In letteratura è invece rintracciabile un percorso evolutivo più omogeneo, ma solo a partire da inizio Novecento e solo con l'affermarsi del modernismo, nota distintiva di tutto il clima letterario sudamericano. Discorso simile è quello relativo al teatro e alle arti figurative, mentre dal punto di vista architettonico il Paese conserva molti esempi di edifici coloniali. Alcuni di questi si trovano nella capitale, che con il suo Distretto storico di Panamá con il Salón Bolívar e sito archeologico di Panama Viejo (1997, 2003) figura nella lista del patrimonio UNESCO insieme alle Fortificazioni di Portobelo e San Lorenzo (1980). Panamá City è inoltre sede delle principali istituzioni culturali del Paese, dalla principale università all'History Museum of Panama alle Scuole Nazionali di musica, arti, danza e teatro. Dal punto di vista architettonico e tecnologico anche il Canale di Panamá resta tutt'oggi un'attrazione molto interessante.

Cultura: tradizioni

Le diverse tradizioni che danno vita al quadro culturale del Paese trovano massima e caratteristica espressione nell'affollato calendario di festival ed eventi che hanno luogo a Panamá lungo l'arco dell'anno. Alle comuni celebrazioni cristiane (tra tutte, quelle della semana santa, e la festa locale del Cristo nero, che richiama in ottobre una grande folla) si affiancano veri e propri happening musicali, spesso anche questi non scevri da componenti o significati mistico-spirituali. Danze e musiche accompagnano ogni festa con sonorità e coreografie di origine disparata, da quelle di stampo caribico al tango argentino alle ossessive percussioni dal sapore africano. Gli strumenti tipici utilizzati sono tamburi dalle forme e dimensioni diverse, campanacci, strumenti a fiato e a corde. Ricca è anche l'eredità costituita da storie e leggende tramandate oralmente attraverso le generazioni, soprattutto fra la gente di etnia Kuna. La base dell'alimentazione panamense è costituita da riso, mais, pesce, frutta tropicale e pollo; le pietanze principali sono infatti, il sancocho, pollo speziato con verdure e il ropa veja, spezzatino di carne di manzo e riso. La bevanda nazionale è il seco, una sorta di liquore a base di canna da zucchero. Tra le bevande non alcoliche, diffusi sono i chicas (succhi di frutta fresca, serviti con aggiunta di latte e zucchero) e il chicheme (una mistura di latte, mais e vaniglia). Panamá, a differenza di molti Paesi latino-americani, non registra un predominio del calcio fra gli sport più seguiti; molto successo riscuotono invece pallacanestro, baseball e pugilato, disciplina in cui più di un panamense ha raggiunto livelli mondiali.

Cultura: letteratura

Nel corso dei tre secoli coloniali non si ebbe a Panamá vita intellettuale. Un collegio seminario fu fondato nel 1590 e un'università nel XVIII secolo, ma non esistevano tipografie né centri culturali né teatri. Negli ottant'anni di unione con la Colombia si ebbero pochi e mediocri scrittori romantici: i poeti Tomás M. Feuillet (1834-1862), José M. Alemán (1830-1887), Amelia Denis de Icaza (1836-1910), Rodolfo Caicedo (1868-1905) e Federico Escobar (1861-1912), e il prosatore Pablo Arosemena (1836-1920). Un vero risveglio portò invece l'indipendenza, che diede al Paese i primi strumenti culturali (scuole superiori, stamperia nazionale, conservatorio e accademia di pittura, un teatro nazionale inaugurato nel 1908, un museo, i primi periodici, ecc.). Il modernismo ebbe presto in Panamá organi di stampa, El Heraldo del Istmo e Cosmos, diretti da Guillermo Andreve (1879-1940), prosatore di talento, e Nuevos Ritos, diretto da Ricardo Miró (1883-1940), e diversi scrittori, fra cui Darío Herrera (1870-1914), buon poeta, il narratore Salomón Ponce Aguilera (1868-1945) e soprattutto il già citato Ricardo Miró, il primo poeta importante nella storia panamense, autore di Preludios (1908), Segundos preludios (1916), La leyenda del Pacífico (1919) e Caminos silenciosos (1929), nonché di alcune narrazioni e lavori teatrali. Sulle sue orme si sono mossi il poeta Gaspar O. Hernández (1893-1918) e il narratore J. Darío Jaén (1893-1932). La generazione successiva, quella degli anni Venti e Trenta, ha adottato risolutamente i modi delle avanguardie, variamente ripresi da autori come Demetrio Korsi (1899-1957), che dopo una lunga stagione modernista giunge alle soglie dell'esperienza surrealistica con El grillo que cantó bajo las hélices (1942), e Rogelio Sinán (pseudonimo di B. Domínguez, 1904-1944), innovatore in poesia (Onda, 1929; Incendios, 1949) quanto in prosa (da Plenilunio, 1947, a Los pájaros del sueño, 1958). Su questa scia si collocano Ricardo J. Bermúdez (1914-2000), che da Adám liberado (1944) e Laurel de cenizas (1951) a Con la llave en el suelo (1970) offre una tutt'altro che ingenua elaborazione di tematiche surrealistiche (quali il sogno, la morte, l'assenza); Eduardo Ritter (n. 1916), poeta di raffinata vena melanconica e ben temperata tecnica formale (Silva de amor y otros poemas, 1957); José de José Martínez (1929-1991), drammaturgo di rilievo nel panorama ispano-americano. Si distinguono, inoltre, due personalissime voci poetiche femminili: María Esther Osses (1916-1990), autrice di vividi affreschi mitologici, naturalistici e sentimentali (da Mensaje, 1945, a Poemas, 1976) e Stella Sierra (n. 1919), le cui pregevoli sillogi di carattere amoroso si avvalgono di un sicuro dominio del mezzo espressivo (da Canciones de mar y de luna, 1939-40, 1944, a Poesía, 1962). Tonalità meditativa e sollecita attenzione per i temi fondamentali dell'esistenza informano i versi di J. Guillermo Ros Zanet (n. 1930), da Poemas fundamentales (1951) a Sin el color del cielo (1961); Tristán Solarte (n. 1924), in Voces y paisajes de vida y de muerte (1950) e in Evocaciones (1955); Pedro Rivera (n. 1939), da Incendio de sollozos (1958) a Los pájaros de la niebla (1970). La nota patriottica, di protesta, rivoluzionaria, caratterizza invece l'ultima produzione di Carlos F. Chang (n. 1922) e gran parte di quella di José Franco (n. 1931), nonché le opere a sfondo sociale di Victor Franceschi. Tra gli scrittori emersi nella seconda metà del XX secolo si segnalano Ernesto Endara, affermatosi con il romanzo Las aventuras de Piti Mini (1985), Helio Vera con la raccolta di racconti Angola y otros cuentos (1984), il romanziere e poeta Pitti Dimas Lidio, Gloria Guardia (n. 1940), premiata per le sue opere in tutto il Sudamerica, e i poeti Roberto Mackay , Manuel Orestes Nieto (n. 1951), autore di raccolte quali Reconstrucción de los Hechos, Panamá en la Memoria de los Mares, El Mar de los Sargazos, Erik Wolfschoon (n. 1949), un architetto impegnato a tutto tondo nella promozione della cultura nazionale. Nella letteratura contemporanea panamense alcuni altri nomi si sono segnalati, come i poeti Viviane Nathan (n. 1953), Rafael Ruiloba, Pedro Correa (1955-1996), Héctor Miguel Collado (n. 1960), Giovanna Benedetti (n. 1949; Entonces, Ahora y Luego, 1992; Entrada abierta a la mansión cerrada, 2005) e i romanzieri Ramón Fonseca Mora (n. 1952), Isis Tejeira (n. 1936; Sin fecha fija, 1982; Esta Linda la mar y otros cuentos, 1990), Rafael Pernett y Morales (n. 1949; Loma Ardiente y Vestida de sol, 1974; El ombligo del indio, 2007), Rosa María Britton (n. 1936), autrice di romanzi (El ataúd de uso, 1982), racconti e opere teatrali, quasi tutti insigniti del premio Ricardo Miró negli anni più recenti.

Cultura: arte

Nel Paese si trovano interessanti testimonianze delle civiltà archeologiche precolombiane. Nel Darién prevalgono le forme fittili sferoidali, spesso con alte basi anulari, decorate con applicazioni, fasce e incisioni, e dipinte in rosso e nero. Scarsi i reperti in materiale prezioso, benché le antiche fonti parlino di oggetti aurei in grandi quantità. Nella Zona del canale sono stati rinvenuti vasi che possono essere ricollegati con l'arte fittile di Santarém (Brasile). Nella parte occidentale del Paese si devono distinguere tre aree principali: nel Coclé, a parte la bella ceramica, sono soprattutto rilevanti gli oggetti in oro, rame, avorio di zanne di balena, agata, quarzo, serpentino, osso e conchiglia; nel Veraguas eccellenti lavori in pietra, fine metallurgia e splendida ceramica; infine nell'area del Chiriquí, belle figure litiche, ceramica varia per forma e decorazione, e soprattutto gioielli in pietre dure e raffinate figure fuse in oro, spesso racchiuse entro cornici. Del periodo coloniale restano varie architetture militari (forti di S. Lorenzo e di Davis presso Colón; Las Cruces Trail, La Gloria e S. Fernando presso Portobelo) e numerose chiese barocche, tra cui quelle di Taboga (XVII secolo) e di Natá sono tra le più antiche del Nuovo Mondo. Le arti figurative, al pari del movimento letterario, hanno iniziato a svilupparsi in maniera consistente solo a partire dal raggiungimento dell'indipendenza e con la nascita di alcune istituzioni cardine come la Scuola nazionale di arti, il Panamanian Art Institute (Panarte), l'Istituto nazionale di cultura. Tra gli artisti di maggior talento si ricordano Roberto Lewis, Guillermo Trujillo (n. 1927), autore di una pittura alla ricerca delle radici primigenie della gente di Panamá ma senza aderire in maniera stretta e formale al primitivismo diffuso in America centromeridionale, Alfredo e Olga Sinclair, Juan Manuel Cedeño (1914-1997), definito il “cronista grafico” della storia della repubblica per la sua abilità nel raccontare il Novecento del proprio Paese.

Cultura: teatro

Praticamente inesistente fino a qualche decennio addietro, il teatro panamense ha avuto un certo sviluppo a partire dalle ricerche folcloristiche di M. Zárate (incoraggiate dal presidente Arias), che diedero rilievo a diverse forme di spettacolo nazionale (miti e leggende indigene, danze popolari ecc.), non prive d'influssi afroamericani e nordamericani. Nel 1949 si è affermato, con La conciencia, il drammaturgo Mario Riera Pinilla (n. 1920) e quindi il poeta José de J. Martínez (La mentira, La venganza, La perrera, El juicio e altri drammi non scevri da influssi europei); mentre gli autori di avanguardia Sinán, Ozores e Díaz Lewis hanno dato sporadici contributi, non privi peraltro di una certa originalità. Una scuola d'arte drammatica, fondata dal presidente Arias, e gruppi sperimentali di studenti e di dilettanti hanno conferito una certa vivacità al teatro panamense.

Bibliografia

Per la geografia

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Per la storia

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Per la letteratura

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Per l’arte

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