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ETA (gruppo clandestino)

sigla di Euzkadi Ta Azkatasuna (Terra Basca e Libertà), gruppo clandestino basco sorto nel 1958 (all'indomani dello sciopero generale dei minatori, 4-16 marzo), per la conquista dell'indipendenza delle Province Basche. Nel 1967 (V congresso dell'organizzazione) si costituì in seno all'ETA il gruppo “militare” ETA V che si unì agli altri gruppi dell'ultrasinistra spagnola nel FRAP (Fronte Rivoluzionario Antifascista e Patriottico) per la lotta armata a oltranza contro il franchismoioperi e manifestazioni di protesta fecero seguito azioni di guerriglia culminate nell'uccisione del capo del governo Carrero Blanco (dicembre 1973) e di agenti della Guardia Civil (1974-75). La condanna a morte di cinque antifranchisti (di cui due appartenenti all'ETA) fu seguita da nuovo spargimento di sangue. Dopo il ritorno della Spagna alla democrazia (1977), l'ETA perse il consenso dei partiti di sinistra e di buona parte degli stessi autonomisti; essa tuttavia non abbandonò la linea di dura opposizione armata. Ancora nel primo quinquennio degli anni Novanta, nonostante la cattura del capo militare Francisco Mugica Garmendia “Artapalo” (29 marzo 1992), l'ETA dimostrava tutto il suo attivismo con attentati e delitti politici, interrotti solo per il periodo delle Olimpiadi di Barcellona (25 luglio-9 agosto 1992). Dopo solo una settimana dalla fine dei giochi, le azioni terroristiche riprendevano in tutta la loro virulenza, né sono servite a fermarle le manifestazioni inscenate, negli stessi Paesi Baschi, nell'ottobre e nel novembre 1993. Nella tragica altalena di omicidi mirati e attentati indiscriminati attuati con autobombe, nel giugno 1994 cadeva a Madrid, sotto i colpi dell'ETA, anche un generale dell'esercito. Il distacco sempre più crescente della popolazione basca nei confronti dell'ETA si manifestava nelle elezioni regionali del 1994, vinte dai Popolari e dalla sinistra non socialista, mentre perdeva ulteriormente terreno lo stesso braccio politico dell'ETA: Herri Batasuna. All'inizio del 1995 l'ETA reagiva colpendo a morte il leader popolare di San Sebastian e ferendo successivamente il leaderpopolare spagnolo e futuro primo ministro José Maria Aznar. Ma nel mirino degli estremisti baschi c'era anche lo stesso re spagnolo Giovanni Carlo I nei confronti del quale l'organizzazione stava preparando un attentato scoperto prima della sua esecuzione (agosto 1995). Anche se duramente falcidiata dai numerosi arresti, l'ETA continuava a manifestare la sua vitalità e alla grande manifestazione tenutasi a Madrid contro l'organizzazione terroristica (febbraio 1996) rispondeva pochi giorni dopo con la mobilitazione di alcune decine di migliaia di persone che a San Sebastian protestavano per l'arresto di un deputato dello Herri Batasuna. Proprio la delicata questione del rapporto tra l'ETA e il suo braccio politico Herri Batasuna era stata al centro di nuove più clamorose iniziative del gruppo clandestino. Accusato di aver fatto propaganda televisiva a favore dell'ETA, tutto il direttivo dello Herri Batasuna veniva arrestato (febbraio 1997) scatenando non solo le proteste di piazza dei militanti del partito, ma anche l'immediata ritorsione del gruppo armato che in rapida successione colpiva a morte un magistrato della Corte Suprema e vari altri funzionari. La nuova ondata di violenza, d'altra parte, si era inserita nella rottura del patto sottoscritto da tutte le forze politiche contro il terrorismo: patto denunciato dal Partito nazionalista basco (PNV) che, pur appoggiando la coalizione nazionale di centro-destra, spingeva per l'apertura di un negoziato con l'ETA prima ancora che questa deponesse le armi. Questa apertura, unita alla rinuncia, sia pure non definitiva, dell'ETA alla lotta armata, portava nelle elezioni regionali del 1998, caratterizzate dalla totale assenza di attentati, alla conferma del PNV come partito di maggioranza, mentre l'Herri Batasuna, presentatosi a queste consultazioni sotto l'insegna dell'Euskal Herritarok, otteneva 14 seggi, il miglior risultato della sua storia politica, rendendo più concreta la speranza dell'avvio di una trattativa con il governo centrale per la ricerca di una soluzione di pace e il riconoscimento del diritto di autodeterminazione della regione. Nel dicembre del 1999, dopo il fallimento dei colloqui con il governo spagnolo di Aznar e il rifiuto delle condizioni poste, tra cui la richiesta di un referendum per l'autoregolazione dei Paesi Baschi, l'ETA interrompeva la tregua durata quattordici mesi. Per quanto l'Herri Batasuna se ne dissociasse, questa decisione erodeva il consenso popolare basco nei confronti dell'ETA, che tuttavia intensificava nel corso del 2000 gli attentati suscitando una diffuso rigetto antiterrorista in tutta la Spagna. Ciò provocava anche una rottura del patto di alleanza locale tra l'Euskal Herritarok e il PNV, il quale vedeva fallire il suo tentativo di inglobare l'ala moderata dei separatisti, anche perché la schiacciante vittoria del centrodestra alle elezioni legislative generali del marzo 2000 liberava il governo della necessità di appoggiarsi nel Parlamento spagnolo alle formazioni nazionaliste, indispensabili nella precedente legislatura. Benché leggermente cresciuto, il PNV era infatti superato in queste consultazioni dalle grandi formazioni politiche nazionali, il Partito Popolare e quello Socialista, mentre l'invito all'astensione dell'Euskal Herritarok incontrava solo un tiepido consenso tra la cittadinanza basca. Al contrario la prosecuzione della violenta campagna intimidatoria condotta dall'ETA aveva tra le sue conseguenze la conclusione nel dicembre 2000 di un accordo contro il terrorismo tra il Partito Popolare al potere e il Partito Socialista all'opposizione. In questo tormentato scenario, mentre persino in uno storico bastione del separatismo basco, Mondragon, cominciavano ad apparire i primi sporadici segnali di dissociazione della popolazione dalle azioni dell'organizzazione clandestina, le elezioni regionali del maggio 2001 vedevano una netta sconfitta dell'Euskal Herritarrok che, dimezzando i suoi deputati (passati da 14 a 7), otteneva il suo peggior risultato storico. Altrettanto grave, però, era la disfatta del Partito Popolare di Aznar e del Partito Socialista, che faceva perdere ogni consistenza al “fronte costituzionalista” nato per fronteggiare il separatismo terrorista. Netta invece la vittoria del PNV, che superava il 40% dei consensi ottenendo 33 seggi su 75, ma la cui coalizione con il partito moderato dell'Eusko Alkartasuna non riusciva comunque a raggiungere la maggioranza necessaria per dare uno stabile governo ai Paesi Baschi, che continuavano a essere ancora teatro dei sanguinosi attentati dell'ETA. Nel giugno 2002 il Parlamento spagnolo votava a favore di un provvedimento che mirava a mettere fuorilegge Batasuna (nuovo nome assunto dal partito), accusato di appoggiare l'ETA. Due mesi più tardi l'attività di Batasuna veniva sospesa per tre anni da un'ordinanza dell'Audencia Nacional, il supremo tribunale spagnolo. Tale ordinanza non veniva peraltro accolta dal Parlamento regionale basco. Nel marzo 2006 l'organizzazione annunciava il ritiro dalle attività militari, ma in dicembre attuava un nuovo attentato all'aeroporto di Madrid, mentre in seguito a negoziati e alle pressioni dei baschi moderati, nell'ottobre del 2011 l'organizzazione annunciava la totale rinuncia alla lotta armata.

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