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Basche, Province-

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(Euskadi in basco, País Vasco in castigliano). Comunità autonoma della Spagna nordorientale, 7089 km², 2.177.006 ab. (stima 2013), 301 ab./km², capoluogo: Vitoria/Gasteiz. Province: Guipúzcoa, Vizcaya e Álava. Confini: Golfo di Biscaglia (N), Navarra (E), Cantabria (W), Castiglia e León e La Rioja (S).

Generalità

. Comunità autonoma della Spagna atlantica, che, assieme ai Paesi Baschi francesi (dipartimento Pyrénées-Atlantiques), costituisce la regione culturale basca dove sono presenti forti spinte autonomistiche e si parla l'euskadi. È stata la regione pioniera dell'industrializzazione iberica.

Territorio

Il territorio, esteso tra il golfo di Biscaglia e la depressione dell'Èbro, è prevalentemente collinare e montuoso: comprende infatti il versante orientale dei monti Cantabrici e numerose sierre all'interno (Sierra de Cantabria, 1267 m). Le pianure si riducono a brevi zone costiere e a qualche depressione dell'interno (Conca di Álava). I fiumi che solcano la regione, pur essendo brevi, hanno una notevole portata: la maggior parte di essi (Nervión, Oria, Guernica) tributa direttamente all'Atlantico; gli altri, come l'Ega, tributano all'Èbro. Il clima, oceanico lungo le coste e continentale all'interno, è caratterizzato da temperature miti, escursioni termiche moderate e da precipitazioni presenti durante tutto l'anno, fatta eccezione per la valle dell'Èbro dove si registra una stagione secca. La comunità autonoma, una tra le meno estese della Spagna, è la seconda per densità di popolazione, concentrata soprattutto nell'area metropolitana, mentre nella parte meridionale della regione tradizionalmente agricola, la densità è molto più bassa. Le province più popolate sono Vizcaya e Guipúzcoa. Oltre al capoluogo, città importanti sono San Sebastián e Bilbao; quest'ultima è il principale centro ferroviario, marittimo e sede di un importante aeroporto internazionale.

Economia

L'economia della regione è prevalentemente agricola nella provincia di Álava, dove si coltivano ortaggi, frutta (pere, uva), cereali e barbabietole da zucchero e si pratica l'allevamento bovino e ovino; assume invece carattere industriale nella provincia di Vizcaya. Qui, alle industrie metallurgiche e siderurgiche (che sfruttano ricchi giacimenti di ferro), si affiancano quelle attive nei settori edile, chimico, cartario e delle costruzioni navali, che hanno saputo attivare processi di modernizzazione dell'apparato produttivo per restare competitivi. Altra importante risorsa è offerta dalla pesca, praticata specialmente a San Sebastián e Pasajes. Recente affermazione ha avuto il turismo, concentrato soprattutto nella provincia di Guipúzcoa (centro balneare di San Sebastián) e a Bilbao.

Storia

In epoca romana i Vascones si estendevano su un'area molto più vasta delle attuali tre Provincie Basche e della Navarra, giacché arrivavano fino a Jaca (Aragona) a est, all'Èbro verso sud (con qualche nucleo anche oltre il fiume) e nella Novempopulania al di là dei Pirenei. Contesi ai tempi dei Visigoti, tra questi e i re franchi, i Paesi baschi furono compresi nel sec. VII nel Ducato di Cantabria, fondato dal re visigoto Wamba, il cui dominio rimase più nominale che effettivo. Nel sec. VIII l'invasione musulmana portò alla conquista di qualche città (fra cui Pamplona), ma lasciò praticamente libera buona parte del territorio, specie le zone più lontane dalle vie di comunicazione romane. I Baschi godettero pertanto di una certa indipendenza e si allearono talvolta con qualche wali arabo contro i Franchi invasori (per esempio nel caso della rotta di Roncisvalle nel 778). Nel sec. IX cominciò ad assumere fisionomia autonoma sotto il protettorato franco la Navarra, destinata poi a diventare un regno. Delle regioni occidentali si sa solo che nel Medioevo fra la Navarra e la Biscaglia dovettero fiorire piccole signorie comunali e che i nomi della stessa Biscaglia e dell'Álava figurano nella Cronaca di Alfonso III (sec. IX), mentre più tarde sembrano essere state le menzioni della Guipúzcoa. Si conosce il nome di qualche signore dell'Álava (Eylón, Vela Jiménez, Nuño González ecc.), vassallo più o meno nominale dei re navarresi da prima, dei re castigliani poi, finché, morto l'ultimo signore, Diego López de Salcedo, l'Álava entrò a far parte del Regno di Castiglia (1332). Anche la Biscaglia, contesa tra Asturiani e Castigliani, ebbe vari signori autonomi, appartenenti a partire dal sec. XI alla famiglia López de Haro, finché per legami matrimoniali finì ai re di Castiglia (1371). Anche la Guipúzcoa, il cui primo signore documentato fu un García Acenariz (1025), vassallo dei re navarresi, dopo lunghe dispute fra questi e i Castigliani, si consegnò ad Alfonso VIII di Castiglia (1200). L'aumentata ricchezza portò all'affermarsi di famiglie nobili e a bandi, o fazioni, come gli Oñacino e i Gamboino, le cui turbolenze furono represse dal re Enrico IV (sec. XV). Le province oltre i Pirenei (Labourd e Soule) finirono invece, com'era inevitabile, per entrare nell'orbita politica francese. Sebbene appartenessero allo stesso ceppo etnico, Navarresi e Guipuzcoani lottarono almeno per due secoli (XIII-XIV) tra di loro, tanto che la loro linea divisoria si chiamò la Frontiera dei Malfattori. Benché legate alla Castiglia, le Provincie Basche conservarono istituzioni proprie (come la Giunta delle Valli, assemblea legislativa che si radunava sotto la famosa quercia di Guernica, e altri privilegi sopravvissuti fino al sec. XIX), nonché una notevole libertà di traffici e commerci marittimi che in più casi si manifestò nella firma di trattati commerciali fra le province o persino di queste con la Castiglia e con l'Inghilterra. Anche dopo l'unificazione della Spagna sotto la monarchia asburgica, le province costituirono una sorta di zona franca. Nel sec. XIX nemmeno la partecipazione di molti Baschi alle guerre carliste portò alla perdita degli antichi privilegi, riconosciuti in sostanza anche dalla Costituzione del 1876. La Repubblica del 1931 concesse una più larga autonomia alle Province Basche (solo la Navarra respinse lo Statuto di autonomia) e dopo lo scoppio della guerra civile del 1936, mentre la Navarra si schierava con gli insorti militari, le tre province, rimaste fedeli al governo di Madrid, formavano, d'accordo con questo, una Repubblica autonoma, con a capo J. A. Aguirre. Investite dalle truppe franchiste (con l'aiuto dell'aviazione hitleriana, che bombardò atrocemente Guernica il 26 aprile 1937), dopo aspra lotta caddero prima la Guipúzcoa (settembre 1936) e poi la Biscaglia (Bilbao, 19 giugno 1937). Seguirono sanguinose repressioni e l'abolizione di tutte le autonomie godute da secoli (che solo la Navarra poté conservare). A cominciare dal 1958 il gruppo clandestino ETA rivendicò l'indipendenza delle Province Basche ricorrendo poi anche ad azioni terroristiche. La Costituzione spagnola del 1978 sancì lo Statuto di autonomia della regione basca, confermato dal referendum del 25 ottobre 1979, e nel 1980 fu eletto l'organo di governo regionale, realizzandosi così la separazione amministrativa dalla Navarra. Ciò non valse però a fermare gli attentati dell'ETA. Negli anni Novanta, nonostante la cattura del capo militare Francisco Mugica Garmendia “Artapalo” (29 marzo 1992), l'ETA dimostrava tutto il suo attivismo con attentati e delitti politici, interrotti solo per il periodo delle Olimpiadi di Barcellona (1992). Il distacco sempre più crescente della popolazione basca nei confronti dell'ETA si manifestava nelle elezioni regionali del 1994, vinte dai Popolari e dalla sinistra non socialista, mentre perdeva ulteriormente terreno lo stesso braccio politico dell'ETA. Accusato di aver fatto propaganda televisiva a favore dell'ETA, tutto il direttivo dello Herri Batasuna veniva arrestato (febbraio 1997) scatenando non solo le proteste di piazza dei militanti del partito, ma anche l'immediata ritorsione del gruppo armato. La nuova ondata di violenza si era inserita nella rottura del patto sottoscritto da tutte le forze politiche contro il terrorismo: patto denunciato dal Partito nazionalista basco (PNV) che, pur appoggiando la coalizione nazionale di centro-destra, spingeva per l'apertura di un negoziato con l'ETA prima ancora che questa deponesse le armi. Questa apertura, unita alla rinuncia, sia pure non definitiva, dell'ETA alla lotta armata, portava nelle elezioni regionali del 1998 alla conferma del PNV come partito di maggioranza. Nel 1999, dopo il fallimento dei colloqui con il governo spagnolo e il rifiuto delle condizioni poste, tra cui la richiesta di un referendum per l'autoregolazione delle Province Basche, l'ETA interrompeva la tregua durata quattordici mesi. Nel giugno 2002 il Parlamento spagnolo votava a favore di un provvedimento che mirava a mettere fuorilegge Batasuna, accusato di appoggiare l'ETA. Tale ordinanza non veniva peraltro accolta dal Parlamento regionale basco.

Letteratura

Sebbene del basco scritto si abbiano documenti fin dal sec. XII, bisogna attendere il 1545 per avere il primo testo letterario vero e proprio: le poesie sacre e profane, di struttura ancora stranamente medievale, pubblicate a Bordeaux dal parroco navarrese B. Dechepare col titolo Linguae Vasconum primitiae. Ciò non significa che non esistesse prima una letteratura basca, nei vari dialetti, a nord e a sud dei Pirenei; significa solo che per secoli i Baschi ebbero una letteratura orale e popolare e in particolare una poesia epica ispirata a fatti storici d'interesse locale molto vicina alla musica e alla danza. Il bardo (bersolari), poeta, musico e giullare, era un personaggio vivo fino a poco tempo fa nelle campagne basche e talora era analfabeta. Diversi folcloristi moderni hanno raccolto ampie antologie di poesia popolare basca, come altri di racconti, proverbi, leggende ecc. di notevole interesse; si tratta di testi spesso belli, importanti per la comprensione della letteratura colta. Questa si sviluppò soprattutto nel sec. XIX, con il bardo romantico José María Iparraguirre (1820-1878), autore dell'inno all'Albero di Guernica, subito divenuto il canto nazionale dei Baschi. Venata spesso di spiriti autonomistici e nazionalisti e lottando con le difficoltà di una lingua sostanzialmente povera e frazionata in vari dialetti, la letteratura basca fiorì con un certo vigore fino ai nostri giorni, senza tuttavia attingere esiti di validità universale. Lirici quali J. M. Aguirre “Lizardi” (m. 1933), N. Ormachea “Orixe”, autore del poema Euskaldunak (1950) e i più giovani Santiago Aizarna, Mikel Intxausti, J. M. Lecuona, J. San Martín e soprattutto Gabriel Aresti (1933-1975); narratori come D. Aguirre, autore di romanzi di ambiente contadino (Garca) e marinaro (Kresala), i due modi più tipici della vita basca; e inoltre J. Echaide, J. A. Loidi, J. L. Alvarez Emparanza, E. Erquiaga e anche commediografi quali A. M. Labayen (autore di Euskal-Eguna), Salaberry, T. Monzón e studiosi e linguisti di valore come J. de Urquijo, fondatore dell'importante Rivista internazionale di studi baschi, R. M. de Azkue, folclorista e musicologo, A. Irigaray, J. M. Lacarra, G. Gorostiaga ecc. dimostrano che la creazione letteraria e la cultura sono tutt'altro che ignote al popolo basco. Negli anni Ottanta del sec. XX poesia e narrativa, sempre meno collegate all'impegno politico, sembrano conoscere una rinascita artistica con giovani autori di sicuro talento, come B. Atxaga, M. Onaindía, J. A. Arrieta, J. M. Irigoien. Nel 1988 è uscito il primo volume di un Dizionario generale basco, destinato a restare fondamentale. Rimane tuttavia il fatto, degno di nota, che i maggiori fra i Baschi si espressero in altre lingue, meno “primitive”: da S. Ignazio di Loyola a Saint-Cyran ai moderni Miguel de Unamuno, Pío Baroja e Gabriel Celaya.

Il teatro popolare

Antica è la tradizione di teatro popolare documentata già da un'ordinanza vescovile del 1327 contro una processione di uomini travestiti da donne. Il genere tipico è lo charivari, che mette spietatamente alla berlina un personaggio o un avvenimento locale con canti di couplets, cortei o vere e proprie commediole. Ci sono anche, e sopravvivono tuttora in occasione di particolari festività, le pastorales, rappresentazioni su temi religiosi, storici o leggendari, eseguite da gruppi di artigiani nella piazza principale del paese.

Bibliografia

Per la geografia

P. Veyrin, Les Basques. Pays Basques de France et d'Espagne, Parigi, 1958; H. Lautensach, Iberische Halbinsel, Monaco, 1964; M. De Terán, L. Solé Sabarís, Geografía Regional de España, Barcellona, 1968.

Per la storia e la letteratura

M. García Venero, Historia del Nacionalismo vasco, Madrid, 1945; Autori Vari, Gran Enciclopedia Vasca, 4 voll., Bilbao, 1967-1970.

Per la lingua

H. P. Houghton, An Introduction to the Basque Language, Leida, 1961; A. Trombetti, Le origini della lingua basca, Bologna, 1966.