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Esfahān (città)

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Generalità

Città (1.266.072 ab. nel 1996) dell'Iran, capoluogo della provincia omonima, situata a 1590 m sul versante orientale dei monti Zagros, in prossimità di un'oasi alimentata dallo Zāyandarūd che lambisce la città a S, dividendola dal sobborgo armeno di Jolfā. Piccole alture rivestite di alberi e giardini le fanno corona, mitigandone il clima, celebrato per la sua salubrità. Esfahān costituisce uno degli esempi più splendidi dell'urbanesimo safavide, il che ne fa una città di grande richiamo artistico. Alla periferia meridionale sono ubicate le industrie tessili (cotone, lana), calzaturiere e dei fiammiferi; nel bazar numerosi artigiani lavorano l'argento, il rame, il cuoio, la lana (tappeti) e la ceramica. Esfahān è altresì punto di incontro delle strade che uniscono il N e il S del Paese. Università. Aeroporto. Anche Isfahan.

Storia

Esfahān, in arabo Isbahān (le armate), fu presa dagli Arabi tra il 640 e il 642 d. C.; dopo la dominazione būyide, selgiuchide e mongola, fu conquistata nel 1388 da Tamerlano. La città raggiunse la sua massima prosperità al tempo di ʽAbbās I che la scelse a capitale (1587) del suo regno e vi costruì magnifici palazzi e moschee; la sua decadenza cominciò ai primi del Settecento quando fu saccheggiata dagli Afghani (1722) e soltanto nel corso degli ultimi decenni ha ripreso parte della sua perduta importanza.

Arte e urbanistica

Nel Medioevo la città era costituita da due agglomerati, Ǧayy e Yah ūdīyah, quest'ultimo corrispondente alla moderna Esfahān, divisa in direzione S-N da un grande viale alberato che parte dal fiume. Esso era in origine un parco, il Čahār Bāgh (Quattro Giardini), costruito da ʽAbbās I per unire i suoi palazzi ai giardini suburbani. Sul lato orientale del viale, accanto a costruzioni moderne, si trovano anche i monumenti più antichi, raggruppati intorno alla splendida moschea del Venerdì (il Masǧid-i Ǧāmi'), l'opera più ricca e rappresentativa dell'architettura islamica d'Oriente. Costruita su una precedente moschea abbaside, anteriore al sec. X, essa si presenta come la classica moschea iranica a quattro īvān aperti su una corte centrale circondata da edifici di epoche e stili diversi che non contrastano fra loro, ma contribuiscono anzi a creare un insieme di notevole bellezza. Capolavori d'epoca selgiuchide sono due cupole, una delle quali copre la sala che costituisce il santuario vero e proprio. Ambedue sono impostate su un raccordo trilobato o a trifoglio, geniale invenzione degli architetti dell'epoca. I monumenti safavidi sono raggruppati intorno al Maydān-i Shāh, la piazza più famosa di tutto l'Iran, anticamente adibita al gioco del polo. Su di essa si affaccia la piccola moschea di Shaykh Lutf Allāh, famosa per la grazia delle sue proporzioni e per la delicata decorazione in mattonelle smaltate. Di fronte a essa sorge il grandioso palazzo di ʽAlì Kapu, scelto da ʽAbbās I come sua residenza, con un terrazzo a colonne di legno e con raffinate decorazioni pittoriche murali. Sul lato S è la grande moschea dello Shāh, con bellissimi portali rivestiti di mattonelle smaltate e snelli minareti; la sala di preghiera ha l'asse spostato rispetto all'ingresso, per mantenere l'orientazione della preghiera verso La Mecca. Sul lato N, un grande portale dà accesso alla cosiddetta Qaysāriyyah, il grandissimo bazar imperiale. Alle spalle della piazza, entro uno splendido giardino, sorge il palazzo delle “Quaranta Colonne” (Čihil Sutūn), le cui sale hanno decorazioni di specchi e di pitture di varie epoche, con influenze anche europee. L'Hāsht Bihīsht (Otto Paradisi), il bel palazzo di Shāh Sulaymān e la madrasa della Madre dello Shāh sono, con i monumentali ponti-diga sul fiume , alcune altre fra le opere più significative della Esfahān imperiale safavide. Pregiati sono gli esemplari di tappeti lavorati soprattutto nei sec. XVI-XVII nelle manifatture imperiali della città.