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Safàvidi o Safàwidi

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Storia

Dinastia persiana che regnò in Persia dal 1502 al 1736. Discendeva dallo sceicco Ṣafīt ad-Dīn (1253-1334) di Ardabīl, capo di dervisci, che intorno al 1399 si convertì dal sunnismo allo sciismo. Fondatore della dinastia fu lo scià Ismāʽīl I (1487-1524), il quale, dopo aver conquistato Tabrīz, roccaforte dell'orda rivale del Montone Bianco, e approfittando della decadenza dei Timuridi, fu incoronato nel 1501 re dell'Azerbaigian e ricostituì, intorno al 1510, dopo nove secoli, l'unità della Persia. Ismāʽīl proclamò lo sciismo religione di Stato, il che dette al susseguente conflitto con il sunnita impero ottomano il carattere di guerra di religione. Dopo la sconfitta di Cialdirān (1514), l'impero safavide conobbe una fase recessiva, da cui uscì sotto la guida di ʻĄbbąś İ il Grande (1587-1629), che riportò importanti vittorie sui Turchi, cui tolse Baghdad, e sui Portoghesi, che privò del controllo sul Golfo Persico. L'ultimo secolo di regno della dinastia fu, salvo la parentesi rappresentata da ʻĄbbąś İİ (1642-1667), un periodo di declino. L'impero safavide crollò infine sotto i colpi degli Afghani e di Nādir Shāh. Il regno safavide costituì un lungo periodo di floridezza e di prestigio per l'impero persiano, cui diede lustro anche l'imponente fioritura artistica.

Arte

Culturalmente dipendenti dalla tradizione medievale turco-iranica, i Safavidi seppero tuttavia trovare caratteristiche proprie e soluzioni costruttive originali. I frequenti contatti con l'Occidente, oltre a far conoscere tecniche nuove, specialmente per quanto riguarda la pittura, contribuirono a dare agli edifici un maggior senso delle proporzioni, temperando la tendenza alla verticalità di talune strutture con l'armonia dell'insieme. Fra le numerose costruzioni religiose del periodo dello scià ʽAbbās si ricordano la splendida Maydān-i Shāh di Esfahān, sulla piazza omonima, nel classico schema a quattro īwān che, pur nelle sue grandiose proporzioni, sembra levitare nello spazio alleggerita dalla splendida decorazione ceramica abilmente ritmata. Altrettanto bella, anche se molto diversa e più piccola, è la moschea di Shaikh Lutfullah, formata da un'ampia sala quadrata coperta da una cupola a doppio scafo, completamente rivestita da mattonelle smaltate in vari toni di turchese e giallo. Fra le realizzazioni civili, benché siano in gran parte perduti gli splendidi palazzi, rimangono alcune notevoli costruzioni che si inseriscono nella tradizione timuride dell'architettura da giardino, caratterizzata nel mondo iranico da padiglioni con terrazze e balconate: il palazzo a sei piani di ʽAlì Kapu, il sontuoso Čihil Sutūn (1590), dalle stanze fastosamente dipinte, il raffinato ed elegante padiglione di Hasht Bihisht (1669), a pianta ottagonale. Ispirate a ideali di grandiosità e insieme di razionalità sono anche le grandi sistemazioni urbanistiche di Esfahān, Ardabīl, Mashhad e la realizzazione di opere pubbliche, quali i monumentali ponti-diga e il Bazaar di Esfahān, i bagni pubblici di molte città, ecc. Grande impulso, in questo periodo, ebbero anche la pittura, la manifattura di tappeti e arazzi, le argenterie e le opere in lacca, smalto, papier-maché (scatole, portapenne, specchietti, ecc.). Fra i pittori, il più stimato fu Riẓā-i ʽAbbāsī, che affrescò anche numerosi palazzi. Muḥammad Zaman, inviato a studiare in Italia, importò tecniche e moduli occidentali, che furono imitati dai pittori di corte, insieme con le incisioni di Dürer e di altri artisti fiamminghi e italiani.