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Godard, Jean-Luc

regista cinematografico francese (Parigi 1930). Ex critico e cinéphile aggressivo, capofila della nouvelle vague . Fautore, negli anni Sessanta, di una vera e propria rivoluzione nel cinema, sconvolgendone struttura, ritmo, linguaggio. Con Fino all'ultimo respiro (1960), segnò (come era avvenuto vent'anni prima negli USA con Citizen Kane di O. Welles) una nuova data e uno spartiacque nella storia di quest'arte. Rompendo col racconto tradizionale, i suoi film, che hanno piuttosto la veste di “saggi” e attingono largamente a citazioni, aforismi e collages, s'immergono nel reale riproducendone contraddizioni e frantumazioni, e sostituendo a un'ideologia stabile il documento dinamico di un mondo che cambia, colto e rappresentato fenomenologicamente, secondo il “partito preso delle cose”. Tra autobiografismo doloroso e straniamento brechtiano, tenerezza indifesa e provocazione allarmante, dividendo pubblico e critica e passando da un anarchismo di destra a una militanza di estrema sinistra, Godard ha sezionato i problemi del nostro tempo: la condizione della donna (La donna è donna, 1961; Questa è la mia vita, 1962; Una donna sposata, 1964), la guerra calda e fredda (Le petit soldat, 1960-63; Les carabiniers, 1963, dalla commedia di B. Joppolo; Made in USA, 1966; l'episodio di Lontano dal Vietnam, 1966), la società industriale e il suo futuro (Alphaville, 1965; Due o tre cose che so di lei, 1966; Week-end, 1967), i rapporti tra cinema e vita (Il disprezzo, 1963, da Moravia; Bande à part, 1964; Pierrot le fou ovvero Il bandito delle 11, 1965) e tra i due sessi (Maschio e femmina, 1966), le nuove tensioni ideali tra i “figli di Marx e della Coca-Cola” (La cinese, 1967). Dopo il maggio 1968, tramutatosi in ideologo militante, Godard si lanciò in una frenetica attività pamphlettistica e gruppuscolare, gremita di parole d'ordine e di appelli rivoluzionari, di cui l'esempio migliore e più dialettico fu Lotte in Italia (1970). Di tale periodo fornì poi egli stesso un'ironica e struggente autocritica in Crepa padrone, tutto va bene (1972), firmato con J.-P. Gorin . Ritiratosi dal cinema industriale e anche militante, sperimentò il video nel laboratorio “Sonimage” di Grenoble, da cui uscirono nel biennio 1975-76 programmi polemici quali Numéro deux, Ici et ailleurs, Six fois deux, e nel 1978 France, tour détour deux enfants. Ma nel 1980, mettendo a frutto le sue ricerche audiovisuali, ha fatto una nuova, clamorosa rentrée nel cinema con Sauve qui peut (la vie), seguito da Prénom Carmen (vincitore del Leone d'oro alla Mostra di Venezia nel 1983), Je vous salue Marie (1985), discussa trasposizione in chiave contemporanea della vita della Madonna, e Détective (1985). Incostante ma sempre rigoroso, dopo alcuni film minori Godard si è riconfermato nel 1990 con Nouvelle Vague, e Allemagne neuf zéro (1991). Nel 1996, dopo una serie di video sulla storia della “settima arte”, il cinema, riletta con la sua particolare ottica, è tornato alla pellicola con una vitale e caotica riflessione sui rapporti tra cinema e vita, letteratura e finzione in For Ever Mozart. Dopo 10 anni impiegati per la loro realizzazione, nel 1998 Godard ha fatto conoscere finalmente al pubblico cinematografico le 8 parti del suo serial storico sul cinema Histoires du Cinéma. Nel 2001 esce Eloge de l’amour, girato per metà in bianco e nero e per metà a colori. Nel 2010 ha presentato Film Socialisme al Festival di Cannes e nel 2014 dirige Adieu au langage.

Bibliografia

A. Ferrero, Jean-Luc Godard, Monza, 1967; M. Mancini, Godard, Roma, 1969; A. Moscariello, Il cinema di Godard, Roma,

1970; G. Rondolino, Jean-Luc Godard, Torino, 1970; L. Micciché, Godard uno, due, tre, e una conclusione provvisoria, in Il nuovo cinema degli anni '60, Torino, 1972; A. Farassino, Godard, Firenze, 1978.

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Jean-Luc Godard.