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Welles, Orson

regista e attore statunitense (Kenosha, Wisconsin, 1915-Los Angeles 1985). Sulle scene a sedici anni a Dublino, poi in tournée americana con K. Cornell, nel 1936 allestì un Macbeth con attori di colore, nel 1937 fondò il Mercury Theatre e lo inaugurò con un Julius Cesar in abiti moderni, nel 1938 trasmise per radio La guerra dei mondi di H. G. Wells facendo credere agli ascoltatori che i marziani fossero sbarcati negli Stati Uniti; chiamato nel 1940 a Hollywood dalla RKO, vi esordì come un genio del cinema rivoluzionandone la tecnica narrativa, scenografica e di ripresa per realizzare il ritratto di un plutocrate in Citizen Kane (1941; Quarto potere), concepito tuttavia anche come sfogo autobiografico. Alla base dell'intera sua attività c'è infatti, come nel film, l'infanzia, ossia la sua essenza di enfant prodige e di enfant terrible che lo spingeva a un'opera di continua provocazione. Importante l'immedesimazione nei personaggi che Welles interpretava sullo schermo come in televisione, come in teatro, in cui ripropose incessantemente gli eroi shakespeariani, dai primi esperimenti d'avanguardia, all'Otello e al Re Lear messi in scena negli anni Cinquanta del XX sec., alla trilogia cinematografica comprendente un Macbeth (1948) girato negli USA, un Otello (1949-51) marocchino e un Falstaff (1965-66) spagnolo. Temuto dai produttori hollywoodiani, vi entrò più volte in conflitto: prima per The Magnificent Ambersons (1942; L'orgoglio degli Amberson), saga familiare in cui era voce fuori campo e che non poté montare personalmente, poi per The Lady from Shangai (1948; La signora di Shanghai), in cui attaccò il mondo del danaro, il divismo di R. Hayworth ch'era stata sua moglie e il romanzo poliziesco da cui era partito. La carriera di Welles proseguì disordinatamente in Europa con l'enigmatico Mr. Arkadin (proposto anche come romanzo) ovvero Confidential Report (1955; Rapporto confidenziale), e col perennemente incompiuto Don Chisciotte, che sviluppava un suo cortometraggio televisivo e ch'egli riprese molti anni dopo col nuovo titolo Quando finirete il Don Chisciotte? Tornò a Hollywood, dove era accettato esclusivamente come attore, per la regia di Touch of Evil (1958; L'infernale Quinlan), trasformando un anonimo giallo in un sinistro apologo sul male e sulla corruzione. Di nuovo in Europa, realizzò in Francia Le procès (1962; Il processo) attualizzando F. Kafka e affidandone il prologo alle animazioni di A. Alexeïeff; seguirono il già citato Falstaff, il televisivo Immortal Story (1968; Storia immortale), l'istrionico e molto autobiografico F for Fake (1973; F per falso) ovvero Nothing But the Truth (1974), sulla menzogna dell'arte interscambiabile con l'arte della menzogna. Interprete di una cinquantina di film di altri registi (prevalentemente del suo amico J. Huston, che a sua volta egli diresse in The Other Side of the Wind, 1974-77), lo si ricorda in The Third Man (1949; Il terzo uomo) di C. Reed, nel prologo di Moby Dick (1956) da lui portato sulle scene l'anno precedente, negli americani The Long Hot Summer (1958; La lunga estate calda) di M. Ritt e Compulsion (1959; Frenesia del delitto) di R. Fleischer, nell'episodio pasoliniano La ricotta (1963) in cui fu il Regista con la maiuscola, fino alle caratterizzazioni degli anni Settanta del XX sec. in diversi Paesi.