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Iperide

(greco Hyperéidēs, latino Hyperīdes). Oratore e uomo politico ateniese (Atene 389-Cleone 322 a. C.). Di sentimenti antimacedoni, si presentò come il portavoce più intransigente dell'ala radicale del partito democratico, riuscendo addirittura a scavalcare, in occasione per esempio del processo arpalico, uomini più autorevoli del suo stesso partito come Demostene e Licurgo. Combatté a Cheronea e fu poi il principale responsabile della politica ateniese al tempo della guerra di Lamia. Al termine della guerra, conclusasi con la sconfitta ateniese, pagò con la vita l'intransigenza della sua linea politica. Seppur uomo di costumi non rigidi e aperto a nuove forme di sensibilità religiosa, fu incorruttibile in campo politico e inflessibile nel perseguire in ogni modo e con ogni mezzo un ideale di lotta libertaria contro la Macedonia. Delle 52 orazioni che possedevano gli antichi, non se ne conobbero che frammenti fino al 1847, quando i papiri egiziani cominciarono a restituirci discrete porzioni di 5 sue orazioni e una intera. Su temi politici vertono l'orazione Contro Demostene e l'Epitaffio per i caduti della guerra lamiaca; giudiziarie, ma con sfondi politici, sono le orazioni Per Licofrone, Contro Filippide, Contro Atenogene, Per Eussenippo (l'orazione che possediamo intera). Se nell'Epitaffio, per lo stesso genere letterario (l'epidittico) cui appartiene, è sensibile l'influsso di Isocrate, in generale il tono dell'oratoria di Iperide è piuttosto simile a quello di Lisia, vicino cioè al linguaggio parlato, fresco e spiritoso, garbato anche negli attacchi agli avversari. Perciò dagli antichi fu molto apprezzato e accostato, se non addirittura preferito, a Demostene stesso.

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