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Isòcrate

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Biografia

(greco Isokrátēs; latino Isocrătes). Oratore ateniese (436-337 a. C.), la cui lunga esistenza si può dire che accompagni in tutte le sue vicende quella crisi della polis che inizia con la guerra del Peloponneso e termina, nell'asservimento allo straniero, con la battaglia di Cheronea. L'essere egli maturo testimone della decadenza politica di Atene e della Grecia spiega come nell'arco di una vita così lunga Isocrate auspichi, volta a volta, rimedi politici almeno apparentemente diversi e talora contrastanti per la salvezza della sua città. Fu allievo dei celebri sofisti Gorgia e Prodico; perduto ogni bene con la guerra del Peloponneso, si mise prima a esercitare la professione di logografo e poi aprì in Atene una celebre scuola di retorica. Ebbe fra i più noti allievi gli oratori Iseo, Iperidee Licurgo, gli storici Teopompo ed Eforo, il poeta tragico Teodette, il politico Timoteo. In proprio, uomo timido e schivo, non ricoprì alcuna carica pubblica, ma, attraverso la sua ampia opera pubblicistica, influì in modo talvolta determinante sull'opinione pubblica del suo tempo. Caldeggiò un ideale di unione panellenica, fondata sulla concordia delle grandi poleis, in particolare Atene e Sparta, e sull'egemonia pacifica di Atene, in quanto dotata di una superiore paideia e di una maggiore maturità sul piano civile e culturale. Tale unione era destinata a rendere possibile la guerra contro il nemico comune, il “barbaro persiano”. Nell'ultima elaborazione del pensiero isocrateo questo programma portò a un avvicinamento alla Macedonia e a Filippo II, che apparve a Isocrate l'unico capace di realizzare l'unità panellenica e la crociata antipersiana. La sconfitta di Cheronea affossò definitivamente la grande illusione; ma in quel tempo il novantasettenne Isocrate era ormai lo spettro di un'altra età.

Le opere

Ci sono pervenute 21 orazioni delle 60 che gli attribuivano gli antichi; la grande maggioranza non è del genere giudiziario, che Isocrate disprezzava, ma epidittico (dimostrativo di una tesi). Fra queste, due vogliono costituire dei modelli di encomi (Elena, difesa della moglie infedele di Menelao, e Busiride, per un mitico re egiziano crudelissimo); si hanno poi le esortazioni A Nicocle, re di Salamina, l'elogio funebre del re Evagora, il discorso Ad Archidamo e infine le grandi orazioni politiche: Panegirico, elaborato per 10 anni e pubblicato nel 380, col programma di una lega greca antipersiana; Plataico, scritto idealmente per essere letto nell'assemblea ateniese dopo la distruzione di Platea da parte dei Tebani nel 373; Sulla pace (355), a sostegno dell'antico tribunale ateniese dell'Areopago; Filippo (346), per la crociata antipersiana; Panatenaico, elogio di Atene, degna di guidare tutti i Greci contro la Persia. Gli sono anche attribuite alcune lettere, indirizzate a vari sovrani. Al di là di queste idee, grande merito di Isocrate è quello di aver perfezionato la prosa greca, elaborando uno stile che fu modello per tutti gli scrittori seguenti, non solo greci ma anche romani. Alla sua base è il periodo costruito con ampiezza e con armonia di tutti gli elementi che lo compongono, intorno al concetto e alla proposizione principale. Difetto capitale di un simile modo di procedere è però la sua artificiosità e il senso di sazietà che genera nel lettore. § Le fonti letterarie ricordano tre statue di Isocrate, una delle quali opera di Leocare, e un suo ritratto dipinto. L'identificazione dell'oratore in un ritratto di Villa Albani a Roma e in un'erma di Berlino non è del tutto sicura.

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