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Ipparco di Nicèa

astronomo greco (sec. II a. C.). Nato, secondo la tradizione, a Nicea, in Bitinia, visse e operò a Rodi; fu il maggior astronomo dell'antichità e fondò le sue teorie unicamente sui dati d'osservazione. Ideò la diottra, strumento su cui Erone scrisse un noto trattato, e si servì di metodi trigonometrici che egli stesso sviluppò attraverso lo studio delle corde del cerchio. Scoperse le irregolarità del moto della Luna, l'eccentricità dell'orbita solare e la variabilità della durata delle stagioni, che correttamente attribuì a variazioni nella distanza della Terra dal Sole. Calcolò anche la distanza dalla Terra alla Luna, ottenendo un risultato molto vicino al vero, mentre una misura analoga per il Sole gli diede un valore molto più incerto, ma insuperato fino all'epoca di Keplero. Compilò un catalogo di oltre 800 stelle, che ripartì in sei classi di grandezze apparenti, e confrontando le sue osservazioni con quelle eseguite fin dall'inizio del sec. III da Aristillo e Timocari, dedusse l'esistenza del fenomeno della precessione. Sostenitore del geocentrismo, per rappresentare i moti del Sole e della Luna si valse della teoria degli epicicli, che, successivamente sviluppata anche per i pianeti, costituì la base del sistema tolemaico. Sono noti i suoi lavori anche nel campo della geografia e della cartografia: introdusse l'uso delle coordinate geografiche e il metodo di proiezione stereografica. Le sue opere, tutte perdute tranne una composta in gioventù (Hipparchi in Arati et Eudoxi phaenomena commentarium), sono state tramandate attraverso gli scritti di Tolomeo.

Bibliografia

O. Neugebauer, The Exact Sciences in Antiquity, Princeton, 1952; P. Duhem, Le système du monde: Histoire des doctrines cosmologiques de Platon à Copernic, 10 voll., Parigi, 1954-59; A. Braccesi, Esplorando l'universo. Dalle conquiste degli antichi greci all'astronomia dei nostri giorni, Bologna, 1988.

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