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Pašić, Nikola

uomo politico serbo (Zaječar 1845-Belgrado 1926). In gioventù manifestò idee rivoluzionarie alimentate dai contatti che ebbe con Bakunin e, allorché nel 1882 divenne il maggior responsabile del Partito radicale, raccolse i propri orientamenti socialisteggianti in una linea politica imperniata sull'opposizione agli Obrenović. Milan Obrenović lo costrinse però all'esilio nel 1883, ma l'abdicazione di questi (1889), il “tradimento” nei riguardi dell'ala più intransigente del partito (che si scisse) e la sua “conversione” alla corte e al moderatismo borghese ne consentirono il rientro in patria. Sotto il regno di Alessandro I (1889-1903) salì ai vertici dell'esecutivo: presidente del Consiglio dal 1891 al 1892, abbinò questa carica a quella di ministro degli Esteri e in tal modo poté imprimere alla politica del suo Paese la decisa caratterizzazione filorussa di cui era tenace assertore. Gli avversari di questa tendenza ebbero però il sopravvento nel 1892 e l'anno seguente Pašić accettò l'incarico di ambasciatore in Russia. Dopo un nuovo periodo d'esilio (1898-1900) tornò alla guida del governo nel 1904 per il mutamento di dinastia avvenuto l'anno precedente. Operò perché fosse ristabilita la Costituzione liberale del 1889 e affinché il suo Paese si riavvicinasse alla Russia. Presidente del Consiglio a più riprese fino al 1918, sottoscrisse nel 1917 l'accordo per la creazione di uno Stato serbo-croato-sloveno. Tornò alla guida del governo nel 1921 e operò per affermare la supremazia serba in seno allo Stato iugoslavo.