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Panzini, Alfrédo

narratore e saggista italiano (Senigallia 1863-Roma 1939). Laureatosi nel 1886, a Bologna, dove aveva per docente G. Carducci, insegnò come professore di liceo in varie città (negli ultimi anni a Roma). Esordì nel 1893 col romanzo Il libro dei morti, che racchiude già i caratteri fondamentali della sua narrativa: un ironico contrasto fra vecchio e nuovo, fra il rimpianto e il vagheggiamento del passato e la diffidenza per la presente realtà. Del 1896 è la raccolta di racconti Gli ingenui, del 1899 il romanzo La moglie nuova, che lo resero celebre, affiancati da opere di diverso carattere, come il saggio L'evoluzione di G. Carducci (1894) e come la serie di antologie e di testi per la scuola (in particolare il Dizionario moderno, 1905, interessante repertorio dei neologismi e dei barbarismi entrati nella lingua italiana). Nel 1907 comparve il lungo racconto La lanterna di Diogene, nel quale l'autore sembra superare l'antico contrasto tra vecchio e nuovo, riconoscendo validità anche al progresso meccanico, ma sempre con spunti antisocialisti sui consueti toni ironico-umoristici. Lo stesso carattere hanno Le fiabe della verità (1911), Santippe (1914), Viaggio di un povero letterato (1919), Io cerco moglie! (1920), Il padrone sono me (1922), Diario sentimentale della guerra (1923), La pulcella senza pulcellaggio (1925), ecc. In seguito, il gusto panziniano andò man mano intristendo in un conservatorismo reazionario che avrebbe trovato nel fascismo il suo sbocco naturale.

G. De Robertis, in Scrittori del Novecento, Firenze, 1940; A. Bocelli, in I contemporanei, Milano, 1963; G. De Rienzo, Alfredo Panzini, Milano, 1968; E. Grassi, S. Lani (a cura di), Immagini panziniane, Rimini, 1984.

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