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Poe, Edgar Allan

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Biografia e opere

Narratore, poeta e saggista statunitense (Boston 1809-Baltimora 1849). Figlio di attori, rimase orfano nel 1811 e venne adottato da John Allan, un mercante scozzese di Richmond in Virginia. Qui compì i suoi primi studi, continuati poi in Inghilterra, dove gli Allan si trasferirono nel 1815. Rientrato in America nel 1820, frequentò la scuola di Joseph H. Clarke e cominciò a scrivere versi. In seguito all'irrigidirsi dei rapporti con il patrigno (era al corrente delle sue infedeltà nei confronti della moglie), fu mandato nel 1826 all'Università della Virginia, dove rimase soltanto per un semestre. Avendo John Allan rifiutato di pagargli le tasse universitarie, Poe cercò di mantenersi da solo dedicandosi al gioco. Messosi a bere, pieno di debiti, ferocemente in lite con il patrigno, Poe decise di abbandonare la famiglia Allan e di dedicarsi alla letteratura. Recatosi a Boston nel 1827, vi pubblicò in quello stesso anno il suo primo volume di versi, Tamerlane and Other Poems. Arruolatosi nell'esercito e riconciliatosi formalmente con Allan in seguito alle pressioni della moglie di questi, fece domanda per iscriversi all'Accademia Militare di West Point. In attesa di una risposta, si recò a Baltimora, dove conobbe i parenti dei suoi genitori, tra i quali la zia Maria Clemm e la di lei figlia Virginia, la sua futura moglie. A Baltimora, nel 1829, pubblicò il suo secondo volume di poesie, Al Aaraaf, Tamerlane and Minor Poems. Accolto finalmente a West Point nel 1830, vi rimase meno di un anno: espulso dall'Accademia per le sue sregolatezze e diseredato da Allan, ritornò a Baltimora stabilendosi presso la famiglia Clemm. Nel 1831 diede alle stampe, con scarsa fortuna, un nuovo volume di poesie (Poems), che comprendeva alcuni dei suoi migliori componimenti quali To Helen, Israfel e The Doomed City (La città condannata). In seguito alla pubblicazione del racconto A Manuscript Found in a Bottle (Un manoscritto trovato in una bottiglia) apparso nell'ottobre 1833 sul Baltimore Saturday Visitor, Poe conobbe T. W. White, direttore del Southern Literary Messenger di Richmond, primo della serie di giornali cui Poe collaborò finendo sempre col doverli lasciare a causa della vita disordinata che conduceva. Nel 1836, frattanto, egli aveva sposato la cugina Virginia Clemm, allora tredicenne. Trasferitosi a New York e poi a Filadelfia, pubblicò nel 1838 un trattato di conchiliologia che gli valse fondate accuse di plagio. Dal 1839 al 1840 diresse con W. E. Burton il Burton's Gentleman's Magazine. A quegli stessi anni risale The Narrative of Arthur Gordon Pym (1838; Le avventure di Gordon Pym), l'unico romanzo scritto da Poe. Tale opera, che dà peraltro l'impressione di derivare dalla fusione di più racconti, descrive un misterioso viaggio al Polo, immaginato come sede del principio stesso della vita e della terra, rimasto incompiuto per la morte improvvisa del suo narratore. Sempre in quegli anni, Poe diede alle stampe il suo primo volume di racconti, Tales of the Grotesque and Arabesque (1840), tradotti nel 1856 da Baudelaire (Histoires extraordinaires; Racconti straordinari). Gli anni che vanno dal 1841 al 1843 sono anni di crisi: dedito al bere, disoccupato, con la giovane moglie gravemente minata dalla tubercolosi, Poe cercò vanamente di ottenere un impiego governativo e di realizzare fantastici progetti editoriali, tra i quali la pubblicazione di una rivista che doveva intitolarsi The Stylus. Nel 1843, tuttavia, pubblicò The Gold Bug (Lo scarabeo d'oro) e The Murders in the Rue Morgue (Gli assassini della via Morgue), autentici racconti polizieschi ante litteram che, insieme al poemetto The Raven (1845; Il corvo), ebbero grande fortuna e gli permisero di migliorare la propria situazione. Nell'aprile 1844 era ritornato a New York, dove divenne direttore del Broadway Journal e, nel 1845, pubblicò due nuovi volumi: una seconda raccolta di racconti (Tales) e la silloge di poesie The Raven and Other Poems. Ormai famoso, scrisse nel 1846 una serie di articoli per The Literats of New York City, per il Godey's Lady's Book, il Graham's Magazine, ecc., molti dei quali ferocemente polemici. La morte di Virginia, nel gennaio 1847, fu un colpo gravissimo: pur continuando a scrivere (sono di questi anni il poemetto filosofico in prosa Eureka, 1848; le poesie The Bells, Le campane; Ulalume e Annabel Lee), egli cercò disperatamente la compagnia femminile, corteggiando senza successo una donna dopo l'altra. Finalmente fissò la data del suo matrimonio con Elmira Royster, da lui già amata e ora vedova. Pochi giorni prima del matrimonio, Poe lasciò Richmond per Baltimora, dove scomparve. Ritrovato da un amico in stato di incoscienza in una taverna, morì dopo quattro giorni di agonia.

Critica

La biografia di Poe e l'interpretazione che della sua vita e delle sue opere ha offerto Baudelaire (cui si deve in larga misura il merito della precoce popolarità europea del narratore americano) hanno molto spesso condizionato il giudizio critico, causando fraintendimenti che soltanto di recente sono stati chiariti. Presentato come “poeta maledetto”, sulla falsariga del giudizio baudelairiano, Poe è stato troppo spesso interpretato in chiave esclusivamente autobiografica: i suoi scritti (soprattutto i suoi racconti) sono stati considerati il più delle volte il prodotto di una fantasia traumatizzata e allucinata e sono stati facile preda di letture superficiali in chiave psicanalitica. In realtà – anche se i riferimenti biografici hanno un posto di rilievo nell'esame dei suoi lavori – non va dimenticato che Poe ha esposto in una serie di scritti teorici (The Philosophy of Composition, 1846; The Poetic Principle, postumo, 1850; gli appunti raccolti con il titolo di Marginalia, 1846) un lucido quadro dei compiti dello scrittore, il quale deve sempre mirare a ottenere sul lettore il massimo dell'effetto, dosando la narrazione in maniera tale da tenere sempre tesa l'attenzione di chi legge. I racconti di Poe, in altri termini, sono costruiti con la massima accuratezza, al punto da apparire a volte troppo letterari o addirittura eruditi. Dal punto di vista tematico, se è vero che Poe attinge sovente a motivi autobiografici, va notato peraltro che il narratore non si preoccupa tanto di dar voce ai mostri della sua fantasia quanto di tracciare dall'interno (donde il frequente ricorso all'io narrante) un quadro dell'uomo lacerato tra il desiderio di sopravvivenza e l'istinto segreto di autodistruzione, tra l'intelletto e il cuore, tra il desiderio di vivere e l'ansia di conoscere. In tale prospettiva, Poe si avvicina alquanto a Hawthorne e a Melville per quanto riguarda la direzione della ricerca, differenziandosene tuttavia per il suo discorso meno allegorico e più psicologico, meno metafisico e più esistenziale, che giustifica la sua modernità e il suo ininterrotto successo.

G. Baldini, Poe, Brescia, 1947; N. B.Fagin, The Histrionic Mr. Poe, Baltimora, 1949; B. Croce, in Letture di poeti, Bari, 1950; T. H. Chivers, The Life of Poe, New York, 1952; P. Lindsay, Poe, Milano, 1956; C. Haines, Poe, Milano, 1958; J. Cabau, Poe, Milano, 1961; E. W. Parks, Poe as Literary Critic, Athens (Georgia), 1964; G. Balestra, Geometrie visionarie. Composizione e decomposizione in Edgar Allan Poe, Milano, 1990.