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Preobraženskij, Evgenij Alekseevič

economista e uomo politico russo (1886-1937). Aderì al partito bolscevico nel 1904 e nel 1917 fu chiamato a far parte del Comitato Centrale: si batté perché vi fosse ammesso L. Trotzkij alle cui posizioni ideologiche fu sempre assai vicino. La sua prima opera importante apparve nel 1919, in collaborazione con N. Bucharin, L'ABC del comunismo, che ebbe vasta risonanza nell'ambito del movimento comunista internazionale. Tra il 1920 e il 1921 fece parte della segreteria del partito dove si schierò apertamente con la sinistra internazionalista. Tuttavia appoggiò l'istituzione della NEP che difese dagli attacchi degli oppositori con l'opera Anarchismo e comunismo (1921). Ma non ne accettò poi le conseguenze economico-sociali le cui implicazioni evidenziò in una serie di opuscoli che alimentarono una vasta polemica: Dalla NEP al socialismo (1922), Crisi economica durante la NEP (1924). Nel 1924 apparve anche il primo abbozzo della sua nuova teoria economica, Legge dell'accumulazione socialista originaria, che trovò poi più approfondita e rigorosa esposizione nell'opera La nuova economia (1926). È questo il suo contributo più importante alla ripresa economica dell'Unione Sovietica. In essa sosteneva la necessità di dare la priorità assoluta all'industria pesante (allora pressoché inesistente) come ossatura portante del corpo economico. A essa doveva essere sacrificata ogni risorsa e in particolare l'agricoltura, alla quale sarebbero del resto inevitabilmente ritornati i benefici, in un futuro più o meno prossimo. Era la teorizzazione della pianificazione contro la quale si erse allora (1927) Bucharin. Un'ulteriore condanna del sistema economico sovietico degli anni Venti è contenuta in Equilibrio economico nel sistema dell'URSS (1927), che gli valse la sospensione, prima, e poi l'espulsione dal partito comunista (1929). Riammesso tuttavia nel 1931, nel corso del XVII Congresso (1934) intervenne con un importante discorso in cui, sottolineando gli importanti risultati conseguiti dalla nuova gestione economica, riconobbe i propri errori teorici.

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