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RAI-Radiotelevisióne Italiana

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Definizione

Ente che in Italia cura le trasmissioni dei programmi radiofonici e televisivi. La RAI è una società per azioni a totale partecipazione pubblica alla quale lo Stato, tramite il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (oggi delle Comunicazioni), ha dato in concessione esclusiva il servizio pubblico della radio e della televisione su tutto il territorio nazionale. Tale servizio è disciplinato dalla legge 14 aprile 1975, n. 103, che ha sostituito, dopo lunghe discussioni e accesi dibattiti, la normativa precedente. La concessione è regolata dalla convenzione stipulata il 7 agosto 1975 tra la stessa RAI e il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, resa esecutiva con il decreto del presidente della Repubblica 11 agosto 1975, n. 452 e profondamente modificata dalla legge 25 giugno 1993, n. 206. Principi fondamentali del servizio radiotelevisivo sono “l'indipendenza, l'obiettività e l'apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione”. Il servizio è esercitato mediante trasmissioni su tre reti radiofoniche, su cinque canali per la filodiffusione, su tre reti televisive. La pubblicità (la cui concessionaria per la RAI è la Sipra) nelle trasmissioni radiotelevisive non può superare il 12% del totale annuo delle ore di trasmissione (legge 6 agosto 1990, n. 223). Altri principi base della legge di riforma: pluralismo, che si ritiene di garantire con una struttura della RAI basata su reti e testate (radiofoniche e televisive) autonome e autosufficienti; diritto di rettifica; decentramento ideativo e produttivo; tutto il pacchetto azionario all'IRI. La legge disciplina anche l'impianto e l'esercizio della televisione via cavo. La RAI può inoltre esercitare attività di diffusione e sfruttamento commerciale attraverso società consociate. Tra queste, le principali sono RAI Sat (che si occupa delle trasmissioni via satellite), RAI Corporation (impegnata nel continente americano, con sede a New York e uffici in Sudamerica e Canada), RAI Trade (responsabile dello sviluppo commerciale dell'azienda e della distribuzione dei diritti televisivi), RAI Way (che gestisce le attrezzature e la distribuzione del segnale) e RAI Cinema (produzione di film). Dai risultati emersi dalla consultazione referendaria del giugno 1995, emerge che la RAI dovrà essere privatizzata, con la conseguente abolizione della concessione del servizio pubblico a una società per azioni a totale partecipazione pubblica, e dell'appartenenza obbligatoria allo stato delle azioni della RAI. Restano ancora da definire le quote e le modalità di questa privatizzazione.

Cenni storici: sviluppo e diffusione, l'EIAR fino alla seconda guerra mondiale

Il servizio quotidiano di trasmissioni radiofoniche ebbe inizio in Italia il 6 ottobre 1924 con un programma di musica scelta trasmesso alle ore 21 da una sala di via Maria Cristina 5 a Roma. La prima trasmissione si concluse con il bollettino meteorologico, le notizie di borsa, un discorsetto sulle radioaudizioni circolari e le ultime notizie lette da Ines Donarelli, annunciatrice improvvisata e componente del quartetto d'archi. Pochi giorni dopo entrò in servizio la prima “lettrice-direttrice”: Maria Luisa Boncompagni. Tentativi isolati di trasmissione erano già stati effettuati in precedenza da imprese private. La Società Araldo di Roma aveva organizzato un servizio di notizie e musiche, dapprima su una speciale rete telefonica, poi con emissioni per onde elettromagnetiche in ambito locale. A evitare iniziative private, nel 1923 venne emanato un regio decreto legge che stabiliva il monopolio statale nell'impianto ed esercizio di comunicazioni senza fili. Il governo si assumeva la facoltà di accordarli in concessione. Come conseguenza si ebbe la fondazione (27 agosto 1924) dell'URI (Unione Radiofonica Italiana) nella quale confluirono le imprese minori private. Prima ancora che venisse accordata con una convenzione del 27 novembre, convalidata da un decreto legge del dicembre, la concessione esclusiva dei servizi di radioaudizioni circolari per la durata di sei anni, prorogabili per altri quattro, l'URI diede inizio ai programmi regolari. Il numero degli abbonati era modesto. Alla fine del 1926, nonostante fossero entrate in funzione le stazioni di Milano e di Napoli, seguite nei due anni successivi da quelle di Genova, Torino e Bolzano, 26.855 utenti pagavano un diritto fisso di contratto di 50 lire, una tassa d'iscrizione (da 20 lire per un apparecchio a galena fino a 180 lire per un cinque valvole) e un canone annuo di 90 lire. Le ricezioni erano difficili (sintonizzazione sfuggente, sibili, boati) e un netto miglioramento si notò con l'entrata in funzione (1930) della prima stazione a grande potenza di Roma-Santa Palomba (50 kW). I “radioamatori” potevano intanto contare sull'ausilio del Radiorario, pubblicato a cominciare dal gennaio 1925 con l'elenco dei programmi, e facevano esperienza con la pubblicità che la Sipra (costituitasi all'inizio del 1926) mandò in onda dall'ottobre dello stesso anno. Nel 1934 la pubblicità otteneva un vero e proprio trionfo con la radio-rivista I quattro moschettieri (prima puntata 13 ottobre), su testi di Nizza e Morbelli, musiche di Storaci. Abbinata a un concorso della casa Perugina, la rivista scatenò la caccia alle figurine quotate per i premi. Si calcolò allora che, se gli abbonati erano 900.000, gli ascoltatori, in realtà, erano ca. otto milioni. L'URI, che dal 1927 si era trasformata in EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), ottenuta una concessione venticinquennale, migliorò quadri organizzativi e programmi. Il 25 dicembre 1928 venne diffusa la prima radiocronaca diretta dell'incontro di calcio Italia-Ungheria e nel 1930 entrò in funzione a Roma-Prato Smeraldo il primo trasmettitore a onde corte per l'estero. Contemporaneamente il Radiorario cambiava la testata e diventava Radiocorriere. Tre anni dopo la SIP diventava proprietaria della maggioranza azionaria dell'EIAR e il pubblico poteva assistere ai primi esperimenti televisivi in occasione della V Mostra della radio di Milano. Il boom della radio avvenne in concomitanza con un evento tragico.

Cenni storici: sviluppo e diffusione, dalla seconda guerra mondiale alla nascita delle TV private

La II guerra mondiale fece della radio lo strumento principe d'informazione, il più immediato, ma anche il più controllato. Le onde corte permisero di sentire le notizie dall'estero. Radio Londra divenne l'emittente più cercata, anche se ascoltarla significava infrangere la legge. Ma le notizie sull'andamento reale del conflitto venivano da lì. Gli impianti radio, nonostante le difficoltà belliche, subirono un forte incremento. Nel 1942 operavano 34 stazioni trasmittenti a onda media (potenza complessiva 851 kW), 9 stazioni a onda corta (potenza complessiva 431 kW). Alla fine della guerra distruzioni e asportazioni avevano ridotto a 12 le stazioni a onda media (130 kW) e a 2 quelle a onda corta (90 kW). Come i giornali, anche l'EIAR dovette cambiare nome per mondarsi dalla collaborazione fascista e divenne RAI-Radio Audizioni Italia. Per preservarla dalla faziosità, nel 1947 venne istituita una Commissione parlamentare di vigilanza sull'indipendenza politica e l'obiettività informativa. Ricostruita la rete radiofonica (1948), poterono riprendere anche le trasmissioni sperimentali televisive (1949). Due anni dopo una prima riforma interessò le trasmissioni radiofoniche che vennero distribuite su tre programmi differenziati e complementari: Nazionale, Secondo e Terzo. Ribadito il concetto del monopolio di Stato, nel 1952 la RAI stipulò una nuova convenzione che le concedeva l'esclusiva per altri vent'anni. L'IRI intanto acquisiva la maggioranza assoluta delle azioni e veniva stabilito il primo collegamento televisivo con ponti a microonde fra Milano e Torino. Per tutto il 1953 si susseguirono le trasmissioni sperimentali (con interruzione ad agosto) dapprima limitate all'Italia settentrionale, poi, sul finire dell'anno, estese fino a Roma. Il servizio regolare cominciò il 3 gennaio 1954: 28 ore settimanali, di cui poté godere il 36% della popolazione italiana. Nel 1957, con anticipo rispetto all'accordo governativo, il servizio televisivo copriva l'intero Paese e cominciava anche la pubblicità. Quattro anni dopo veniva inaugurato il secondo canale. La fortuna della TV in Italia fu immediata e non prevista. Si pensi che nel quinquennio imperiale (1935-40) gli abbonati alla radio salirono da 535.000 a 1.364.000, mentre la TV, assai più costosa, nel quinquennio 1955-60 passò da 178.000 abbonati a oltre 2 milioni. Indubbiamente vi fu il contributo di Lascia o raddoppia? (nel 1956 causò la crisi delle sale cinematografiche). Sul finire degli anni Sessanta l'esercizio della TV in Italia entrò definitivamente nelle abitudini sociali, non rimanendo immune dalle polemiche politiche. I fermenti del '68 portarono, dopo una lunga gestazione, a una legge di riforma fondamentale per la RAI, sottraendola al controllo dell'esecutivo e affidandola a una Commissione parlamentare “per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi” con la legge 14 aprile 1975, n. 103. Tra le conseguenze organizzative della legge di riforma vi fu lo sviluppo all'interno di ciascuna rete di nuovi servizi e testate giornalistiche, cui si aggiunsero successivamente strutture come il Dipartimento Scuola Educazione, le Tribune, l'Accesso, i Servizi Giornalistici e Programmi per l'Estero, le Sedi regionali. Analogamente, si svilupparono e differenziarono i programmi culturali e d'intrattenimento facenti capo alle diverse reti. Nel dicembre 1979 nacque la terza rete televisiva, nel 1983 due nuovi canali stereofonici, nel 1984 le trasmissioni di Televideo. Nel 1981 (poi nel 1988 e nel 1993) lo Stato rinnovò alla RAI la concessione in esclusiva di diffusione radiofonica e televisiva. Alla fine degli anni Settanta cominciò a estendersi a tutta la Penisola il fenomeno delle televisioni private, organizzate in vere e proprie catene di networks, collegate in modo da coprire l'intero territorio nazionale.

Cenni storici: sviluppo e diffusione, il duopolio Fininvest-RAI

Nei primissimi anni Ottanta le TV private erano un centinaio, tra le quali cominciavano a farsi largo quelle appartenenti al gruppo Fininvest, le uniche in grado di insidiare il dominio della televisione statale, fino ad allora assolutamente incontrastato. Infranto il monopolio della RAI, l'intero sistema televisivo italiano necessitava di una nuova regolamentazione, compiuta dalla legge 6 agosto 1990, n. 223 (detta convenzionalmente legge Mammì dal ministro delle Poste e Telecomunicazioni che ne è stato il relatore). La legge riconosce l'esistenza di un sistema misto, composto da una concessionaria del servizio pubblico e dalle emittenti nazionali private in regime di sostanziale concorrenza. Nei primi anni Novanta cadono alcune pregiudiziali nei confronti delle TV private, come la ripresa diretta e quella di eventi sportivi; in più, nascono i telegiornali quotidiani. L'attività di ricerca e sperimentazione si è sviluppata soprattutto nel miglioramento degli standard televisivi e nell'alta definizione, settore in cui l'azienda ha già realizzato alcune produzioni. Dopo il referendum del giugno 1995, che ha sancito la validità delle norme previste dalla legge 6 agosto 1990, n. 223 (legge Mammì), il settore radiotelevisivo italiano ha conosciuto il principio di un processo di riassetto imprenditoriale. Nei primi anni del Millennio, la RAI è stata particolarmente attiva nel campo dei New Media, comprendente anche piattaforme Internet. Nel 2001 nasceva Rai Sat e altre società multimediali. Oltre ai tre canali televisivi Rai Uno, Rai Due e Rai Tre, ci sono anche i tre canali radiofonici di Radio Rai, Televideo (via Internet e sul televisore), Rai News 24 (canale interamente dedicato all'informazione, fruibile via satellite, via Internet e via televisione), Rai Educational, Rai Sport e Rai International, che attraverso il satellite si rivolge soprattutto agli italiani all'estero. Rai International, inoltre, produce Italica, sito dedicato alla promozione della lingua e della cultura italiana. Nel 2004 il Parlamento ha approvato una nuova legge di riforma del sistema radiotelevisivo che contiene una serie di novità, come: il passaggio dal sistema analogico al digitale terrestre, che amplia l'offerta di canali; l'individuazione di un SIC, sistema integrato di comunicazione, che fissa i limiti di crescita per ogni operatore; il divieto per gli editori televisivi di acquistare giornali fino al 2010; una nuova regolamentazione per le emittenti locali e nuove regole di governance per la RAI che dovrà essere privatizzata. Nel 2010 dopo l'entrata in vigore in molte regioni italiane del digitale terrestre la RAI trasmetteva i seguenti canali: RAI 1, RAI 2, RAI 3, RAI 4, RAI 5, RAI News, RAI Gulp, RAI YoYo, RAI Storia, RAI Sport 1, RAI Sport 2, RAI Movie e RAI HD.

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