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Rodó, José Enrique

pensatore e saggista uruguayano (Montevideo 1871-Palermo 1917). Tra i principali esponenti della saggistica ispano-americana, collaborò alla fondazione della Revista Nacional de Literatura y Ciencias Sociales (1895), fu professore di letteratura all'Università di Montevideo (1898), direttore della Biblioteca nazionale (1900), deputato (1902 e 1907-10), redattore del Diario de La Plata (1912-14) e collaboratore del Telégrafo. Nel 1916 venne in Europa come corrispondente della rivista Caras y Caretas (Visi e maschere). Guida spirituale della gioventù ispano-americana, Rodó espresse il suo pensiero, rivolto all'approfondimento dei problemi dell'America Latina, in due libri fondamentali: Ariel (1900), influenzato in parte dal Caliban di Renan, dove traccia le linee di una nobilissima etica della libertà proponendo una lucida dialettica tra la concezione spiritualistica della vita e quella del positivismo deterministico; e Motivos de Próteo (1909), incentrato sul concetto che “riformarsi è vivere” e articolato in una serie di saggi, parabole, poemi in prosa, aneddoti. Completano l'opera di Rodó saggi di estetica, di critica letteraria, di morale, di speculazione filosofica, di contenuto politico: El que vendrá (1897; Colui che verrà), Rubén Darío (1899), Liberalismo y Jacobinismo (1906), El mirador de Próspero (1914; Il belvedere di Prospero), e i postumi El camino de Paros (1918), Hombres de América (1920), Nuevos motivos de Próteo (1927), Los últimos motivos de Próteo (1932).

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