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Schopenhauer, Arthur

filosofo tedesco (Danzica 1788-Francoforte sul Meno 1860). Figlio di un ricco commerciante, compì gli studi universitari (prima di medicina, poi di filosofia) a Gottinga, Berlino e Jena. Dopo vari viaggi in Europa, a Dresda portò a termine la sua opera maggiore (Die Welt als Wille und Vorstellung, 1818; Il mondo come volontà e rappresentazione). Per dieci anni tentò senza successo di tenere corsi accademici all'Università di Berlino; nel 1831 si trasferì a Francoforte. Solo con Parerga und Paralipomena (1851; Parerga e Paralipomena) raggiunse la notorietà e l'importanza della sua opera giovanile venne riconosciuta presso un vasto pubblico. La dittatura culturale hegeliana del primo Ottocento tedesco aveva tolto ogni spazio a un pensiero che si presentava come l'opposto del razionalismo ottimistico di G. W. F. Hegel; ma dopo le delusioni politiche del 1848 molti entusiasmi romantici erano entrati in crisi e il pessimismo metafisico di Schopenhauer, denso di elementi morali e mistici, assunse un significato nuovo, anche in opposizione al positivismo ormai dominante. Schopenhauer trae da I. Kant l'idea che i procedimenti razionali, basati sul nesso causale, sono validi soltanto all'interno dell'ambito dei fenomeni, delle rappresentazioni soggettive. Al di là del mondo fenomenico, che si dà nello spazio e nel tempo ed è solo apparenza ingannevole, c'è una realtà in sé, inconoscibile razionalmente, che però possiamo intuire immediatamente, già nell'esperienza del nostro corpo, come un'unica universale e irrazionale Volontà. La Volontà è un tendere inconsapevole senza altro scopo che di perpetuarsi realizzandosi, nella molteplicità dello spazio e nella precarietà del tempo, in realtà particolari, divise da forze e impulsi contrastanti. Nei viventi gli istinti e i desideri sono ciò di cui la Volontà si serve per spingerli ad affermare egoisticamente la loro individualità attraverso la reciproca sopraffazione. Ogni desiderio dell'uomo non è mai conforme al suo reale interesse ma è anzi legato all'insoddisfazione e al dolore perché si basa sull'illusione che l'individuo abbia una realtà e una finalità proprie. Alternativa al dolore è il sentimento del vuoto dell'esistenza, della sazietà, il desiderio d'altro: la noia. Dunque la vita umana è una corsa insensata: nella storia regna il caos e il decantato progresso è un'apparenza che nasconde infinite miserie. Schopenhauer affronta il problema di come trascendere questa esistenza di dolore e di oscura colpa insita in ogni atto di vita, prospettando la possibilità di un mistico annullamento della Volontà attraverso la rinuncia a ogni volontà individuale, rifacendosi chiaramente a dottrine sia indiane sia neoplatoniche. Un momento parziale del processo di liberazione si ha con l'arte, sia come creazione sia come fruizione disinteressata: essa abitua a staccarsi dal principio d'individuazione, perché presenta le cose non nella loro realtà fenomenica e in rapporto con la volontà individuale ma nel loro carattere ideale; la musica poi, non essendo arte imitativa, non rappresenta le idee, ma gli stessi movimenti della Volontà. Ciò che insegna a riconoscere, al di là della molteplicità apparente, l'unità fondamentale della radice di tutti gli esseri sono la giustizia, come negazione della tendenza individuale a imporsi a scapito degli altri, e la compassione, come sentimento morale fondamentale, capacità di sentire come proprio il dolore degli altri e del mondo intero. Infine la radicale liberazione è raggiunta solo con l'ascesi, quando si acquista la forza di non ritrarsi di fronte al pensiero del nulla assoluto e si accetta la morte come liberazione dai legami della volontà e da ogni illusione. Il misticismo di Schopenhauer ha avuto un grande influsso sulla diffusione, nel secondo Ottocento e ai primi del Novecento, di una religiosità puramente mistica di ispirazione spiritualista e orientaleggiante. Oggi il suo pensiero viene riletto come una critica spietata della civiltà occidentale e, all'opposto, come una precisa espressione e un'indiretta giustificazione dell'irrazionalità, violenza ed egoismo propri all'esistenza umana nella società capitalistica (G. Lukács). Tra le altre opere: Über den Willen in der Natur (1836; Sulla Volontà della Natura), Über die Freiheit des menschlichen Willen (1839; Sulla libertà della Volontà umana), Über das Fundament der Moral (1840; Sul fondamento della morale), Entwicklung der deutschen Spekulation seit Kant (1853; Sviluppo della speculazione tedesca dopo Kant).

Bibliografia

G. Faggin, Schopenhauer, il mistico senza Dio, Firenze, 1951; C. Rosset, Schopenhauer, philosophie de l'absurde, Parigi, 1967; G. Riconda, Schopenhauer interprete dell'Occidente, Milano, 1969; I. Vecchiotti, Introduzione a Schopenhauer, Bari, 1970; M. Piclin, Schopenhauer ou le tragédien de la volonté, Parigi, 1974; F. Bazzani (a cura di), Arthur Schopenhauer. Estetica e morale, Firenze, 1991.