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Wernisch, Ivan

poeta ceco (Praga 1942). Arricchita da una puntigliosa pratica di traduttore, la sua scrittura, controllata ed evocativa, ha saputo alternare lirismo e meditazioni esistenzialistiche, fino alle più ironiche sfumature del grottesco. Dopo l'ingenuo primitivismo delle prime raccolte (Dove vola il cielo?, 1961; Consolazione, 1963), la poesia prende a mescolarsi a brevi prose liriche e sempre più si attenua il legame con la realtà a favore di una maggiore autonomia del linguaggio (Residenza d’inverno, 1965; Marionette, 1970). Con gli anni Settanta ha inizio per Wernisch una pausa editoriale che, motivata da ragioni politiche, durerà un ventennio. Costretto ai più diversi mestieri, il gusto per la mistificazione lo porta a inventare poeti inesistenti o a pubblicare a nome d'altri i propri versi. Tale gusto per l'assurdo e il gioco segnerà le raccolte poetiche manoscritte (pubblicate poi nelle antologie Giardini sepolti, 1984 in Gran Bretagna; Non c’era, una volta, 1988 in Germania), ma soprattutto i successivi volumi a stampa (La tana dei latinisti, 1992; La gerla notturna del panettiere,1994; Viaggio ad Ashabad ovvero Pumpke e i Dalai Lama,1997).

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