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sm. (pl. -chi) [sec. XIV; lat. uluccus]. Nome di varie specie di Uccelli Strigiformi della famiglia degli Strigidi, e in particolare della specie Strix aluco, comune anche in Italia. Questo rapace notturno, detto anche gufo selvatico, presenta dimensioni piuttosto cospicue: lunghezza del corpo sino a un massimo di 38 cm, lunghezza dell'ala che va da 26 a 30 cm. Il capo è grande e rotondo, con occhi neri pure grandi e muniti di palpebre rossastre, situati al centro dei cerchi facciali; le dita sono ricoperte di fitte piume, la coda è lunga, tale da superare di circa un terzo l'estremità delle ali; denso e soffice il piumaggio, di un colore che va dal grigio al marrone fulvo, con screziature di tono più scuro. L'allocco si rinviene in Europa sino agli Urali, nel Vicino e Medio Oriente, in Africa settentrionale; non infrequente in Italia, vive di preferenza nei boschi piuttosto fitti, che abbandona difficilmente, ma è comune anche in città e campagne. Il suo regime alimentare consta soprattutto di piccoli roditori; le uova (da 3 a 5, biancastre) vengono deposte in primavera in nidi abbandonati da altri uccelli oppure nell'incavo di un tronco d'albero. L'allocco di Lapponia (Strix nebulosa), dell'Europa settentrionale, si differenzia dal precedente per la taglia maggiore (65 cm) e il piumaggio grigiastro con caratteristici dischi facciali a barre concentriche. L'allocco degli Urali (Strix uralensis) ha dimensioni di poco inferiori all'allocco di Lapponia ed è diffuso in Asia settentrionale, Europa settentrionale e orientale. Nidifica anche nelle estreme regioni nordorientali d'Italia. § Il termine ha assunto l'accezione fig. (f. -a) di persona balorda, dall'espressione sciocca: “Una faccia da allocco che pareva piovuta dal cielo” (Beltramelli); restare come un allocco, imbambolato per lo stupore.

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