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anàglifo

sm. [sec. XVIII; dal greco anáglyphos, cesellato].

1) Particolare tipo di lavorazione dei metalli, a bassorilievo o a sbalzo, usata anche per gli avori e le pietre dure.

2) Al pl., gli anaglifi sono due immagini fotografiche dello stesso oggetto ottenute da due punti di vista diversi, stampate su un unico foglio di carta in due colori complementari, sovrapposte fin quasi a coincidere ma ben distinte. Osservando le immagini così ottenute con uno speciale occhiale detto anaglittoscopio, si ha la sensazione del rilievo. Lo stesso effetto si ottiene se gli anaglifi, anziché essere stampati su carta, sono realizzati su pellicola trasparente e proiettati su uno schermo. Questa proprietà, studiata da L.-A. Ducos du Hauron, fu in seguito perfezionata da L. Lumière, che realizzò anche degli anaglifi animati i quali, osservati con gli appositi occhiali, creavano nel cinema l'effetto tridimensionale. Per estensione si dicono anaglifi anche le coppie stereoscopiche che sono proiettate separatamente su uno schermo, utilizzando due fasci di luce a colori complementari.

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