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apotropàico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XX; dal greco apotrópaios, che allontana (la sventura)]. Ciò che nelle diverse religioni ha la facoltà o la funzione di allontanare il male o ciò che causa il male (spiriti, demoni, ecc.). Il termine si usa per oggetti (amuleti, talismani, ecc.) e per riti. In genere tutti i riti di purificazione hanno carattere apotropaico. A volte l'allontanamento del male, come appunto nei riti di purificazione, si ottiene mediante aspersioni, fumigazioni o mediante suoni e rumori prodotti con appositi strumenti (campanelli, sonagli, tamburi, nacchere, ecc.); a volte si ottiene con la vera e propria espulsione dal gruppo di un soggetto, animale o uomo, che prima viene magicamente caricato di tutti i mali che affliggono il gruppo (per esempio, il capro espiatorio presso gli Ebrei). § Nell'antichità avevano funzione apotropaica sia elementi architettonici figurati degli edifici pubblici e privati (per esempio i Gorgoneia), sia iscrizioni incise sulle porte, sia oggetti e amuleti di ogni specie, sia dipinti raffiguranti esseri mostruosi, divinità protettrici, simboli fallici (per esempio, il dipinto con Priapo nel vestibolo della casa dei Vettii a Pompei).

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