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aspartame

sm. [sec. XX, nome commerciale, der. di aspart(ico)+-ame]. Composto chimico di sintesi, avente formula C4H18N2O5 e struttura ,

È un estere dipeptidico, contenente un residuo di acido L-aspartico e uno di fenilalanina (sotto forma di estere metilico). Può essere prodotto industrialmente mediante sintesi chimica o enzimatica. Quest'ultimo processo si sta affermando rapidamente per la sua selettività ed economicità. L'aspartame è uno tra i dolcificanti artificiali più diffusi (codice europeo E 951). Appartiene alla categoria dei dolcificanti intensi (ha un potere dolcificante pari a circa 180 volte quello del saccarosio), e quindi viene aggiunto agli alimenti in quantità molto piccole. L'apporto calorico è praticamente nullo. La prima approvazione ufficiale al suo uso negli Stati Uniti da parte della Food and Drug Administration è del 1974. È presente in molti prodotti privi di saccarosio (“senza zucchero”), quali bevande analcoliche, gomme, caramelle, yogurt. Inoltre, viene consumato come edulcorante da tavola. Come per molti additivi alimentari, le varie normative nazionali e sovranazionali prevedono anche per l'aspartame una dose giornaliera accettabile (nella Unione Europea 40 mg per kg di peso corporeo, negli USA 50 mg/kg), corrispondente al massimo consumo giornaliero che, se praticato quotidianamente e per tutta la vita, non causa danni alla salute. A causa della presenza della fenilalanina, però, l'aspartame non può essere assunto da chi è affetto da fenilchetonuria.