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còppa o cóppa

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino tardo cuppa, per il classico cupa, botte, barile].

1) Tazza per bere, larga e poco profonda, di cristallo o metallo, con un piede a stelo; anche la sola parte superiore di essa, di forma emisferica . Per estensione, ciò che vi è contenuto: una coppa di spumante, di gelato.

2) Recipiente o altro oggetto di forma concava e tondeggiante: coppa della lucerna, la parte in cui si mette l'olio; le coppe della bilancia, i due piatti; coppa della ruota, cerchio, per lo più cromato, che copre il mozzo delle ruote di un'automobile. In particolare: A) Nei motori a scoppio, parte inferiore del blocco motore in cui rifluisce l'olio necessario alla lubrificazione del motore stesso. B) In marina, coppa paraschegge, sorta di calotta d'acciaio applicata ai dadi delle chiavarde delle piastre di corazza sui fianchi delle navi da guerra; serviva per impedire che dadi e chiavarde, divelti dai colpi, venissero proiettati contro le sistemazioni interne o il personale. C) Nell'abbigliamento femminile, ciascuna delle due parti concave del reggiseno.

3) Nello sport, trofeo posto in palio durante una gara sportiva; per estensione, la gara stessa che ha per premio tale oggetto, di solito associata al nome di chi l'ha istituita o della località in cui si disputa la gara o dei partecipanti alla stessa. In taluni sport costituisce un vero e proprio campionato (Coppa Rimet, che nel gioco del calcio ha coinciso fino al 1970 col Campionato del mondo, Coppa Davis nel tennis, Coppa del mondo nello sci, ecc.); in particolare, nel calcio, le coppe (Coppa dei Campioni, Coppa UEFA, ecc.) hanno aspetto di tornei di eccellenza.

4) Al pl., uno dei quattro semi delle carte da gioco napoletane e dei tarocchi.

Cenni storici

Già in uso nell'età preistorica in forma di ciotola, la coppa trova perfezione formale nella ceramica attica (kylix), nel tipo con piede più o meno alto e con due anse leggermente ricurve impostate poco sotto il labbro . Documentata in molte varianti dall'arcaismo all'ellenismo, la coppa fu soprattutto popolare tra la fine del sec. VI e gli inizi del V a. C., quando fu decorata dai migliori ceramografi, prima nella tecnica a figure nere (coppa di Clizia ed Ergotimo a Berlino), poi in quella a figure rosse (coppa di Euphronios e Kachrylion a Monaco). Esempi di coppa in oro e argento si ebbero nell'arte cretese-micenea e successivamente in quella ellenistica, alessandrina e romana. Le oreficerie del Medioevo trasformarono le coppe in preziose opere d'arte sia per forme sia per i caratteri della decorazione. Provenienti da modelli dell'arte bizantina sono le coppe con decorazione a smalto; un posto a sé occupano quelle in cristallo di rocca e in pietre dure (esemplari nel Tesoro di S. Marco a Venezia, dei sec. VII-IX). Dalla produzione islamica provengono interessanti esempi in vetro, materia che trova largo impiego per la produzione di coppe nelle manifatture italiane del Rinascimento, specie nelle vetrerie veneziane di Murano. In quest'epoca, particolare fortuna incontra la coppa nell'argenteria tedesca e inglese. Caratteristiche della Germania sono le coppe ad ananasso (Ananaspokal) di tipo decorativo e munite di coperchio, quelle a globo e più tardi quelle zoomorfe; pure tipiche dell'argenteria tedesca furono le coppe di nautilo (formate da una conchiglia di nautilo montata in argento). Proprie del gusto inglese sono le coppe amatorie, biansate, con o senza coperchio, le coppe da ponce a forma larghissima, le coppe d'onore, ecc.