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cancerògeno o cancerìgeno

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Definizione

Agg. [sec. XX; dal latino cancer, cancro+-geno]. Di agente chimico, fisico o biologico (per esempio virus), detto anche oncogeno, capace di provocare la trasformazione di cellule normali dell'organismo in cellule neoplastiche. Si definiscono cancerogene sostanze che agiscono direttamente o indirettamente sull'equilibrio cellulare, alterando i meccanismi che regolano la moltiplicazione e la crescita della cellula. In questo modo la cellula comincia a svilupparsi in maniera incontrollata e può degenerare, dando origine al tumore. Una sostanza si può dichiarare cancerogena in base ai risultati di studi epidemiologici e/o di osservazioni sperimentali. I primi sono basati di solito su attente valutazioni sull'uomo, che comprendono sia quelle sui singoli pazienti che si riconducono alla cosidetta evidenza clinica (si consideri per esempio la descrizione classica del cancro dello scroto negli spazzacamini o l'individuazione del cancro alla vescica nei lavoratori esposti alle ammine aromatiche), sia l'analisi esplorativa delle statistiche di mortalità e di incidenza e della loro variazione nello spazio e nel tempo. La valutazione può anche essere eseguita considerando le caratteristiche demografiche come il sesso, l'età, il gruppo etnico di appartenenza, la religione e la classe sociale. Numerose sostanze sono state finora individuate come responsabili di questi fenomeni degenerativi e molte di esse sono direttamente legate all'inquinamento dell'atmosfera e di particolari ambienti di lavoro, altre sono legate ad abitudini di vita (per esempio fumo e alcol). Il National Institute for Environmental Health Sciences degli Stati Uniti ha suggerito di classificare i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse come "possibili cancerogeni umani". Altri agenti finora individuati come sicuramente cancerogeni sono radiazioni ionizzanti, radiazioni ultraviolette e le radiazioni non ionizzanti provenienti dai raggi solari che causano tumori della pelle, inclusi i melanomi, e sono responsabili dell'1% circa delle morti per tumore nel nostro Paese. Alcuni virus, come i Papillomavirus umani, possono provocare il tumore della cervice uterina, mentre quelli dell'epatite B e C possono essere all'origine di carcinomi del fegato. Del gruppo di sostanze di origine chimica i cui effetti cancerogeni sono stati accertati e dimostrati scientificamente fanno parte: catrame (responsabile di tumori della cute), arsenico (tumori di polmone e cute), amianto (tumore del polmone, mesotelioma), tinture per capelli e ammine aromatiche (tumore della vescica), nichel (tumore del polmone e del seno nasale), formaldeide (tumore nasale e del rinofaringe), cloruro di vinile (angiosarcoma epatico), materiali per pitture, pesticidi non arsenicali, prodotti di combustione dei carburanti, fibre minerali artigianali (tumore del polmone), benzene (leucemia). Quest'ultima sostanza è entrata a far parte recentemente del gruppo dei cancerogeni e secondo i dati forniti dalla Commissione Tossicologica Nazionale, in Italia sono da attribuire agli alti livelli di benzene da 3 a 50 casi di leucemia ogni mille. Secondo l'OMS non è nota, al momento, una concentrazione di benzene al di là della quale questa sostanza non produca effetti nocivi per l'uomo. Le principali conseguenze nocive imputabili all'esposizione cronica al benzene colpiscono sistema nervoso centrale ed emopoiesi. Tra i sintomi dell'avvelenamento da benzene la letteratura scientifica annovera mal di testa, stordimento, fatica, disturbi della vista e dell'udito, vertigini e perdita di conoscenza. Un'altra sostanza cancerogena recentemente identificata è il 3-nitrobenzantrone, un prodotto dei gas di scarico dei motori diesel. Secondo i ricercatori giapponesi dell'Università di Kyōto che ne hanno studiato gli effetti su animali da laboratorio, la sostanza provoca aberrazioni cromosomiche delle cellule del sangue. Tra le sostanze cancerogene legate alle abitudini di vita, il fumo risulta sempre al primo posto. A causa del consumo di sigarette in Italia muoiono circa 35.000 persone ogni anno per tumore del polmone. Il fumo aumenta inoltre il rischio dei tumori del pancreas, del rene e della vescica, portando nel complesso la quota attribuibile al solo tabacco al 30% circa della totalità delle morti per tumori. L'abuso di alcol è invece correlato a tumori del cavo orale, della faringe, della laringe, dell' esofago e del fegato che fanno registrare tassi di mortalità particolarmente elevati; ne consegue che la frazione di morti per tumore attribuibile all'alcol si situa attorno al 4%. La dieta è responsabile di una frazione, stimabile tra il 20 e il 50 %, di tutti i tumori nei Paesi sviluppati. Gioca infatti un ruolo importante nel favorire la comparsa dei tumori localizzati nel tratto digerente, ma anche di quelli alla mammella, al polmone, all'apparato genitale femminile e alla prostata. Non è ancora possibile tuttavia indicare nei particolari un'alimentazione a basso rischio di cancro. Si possono solo dare delle generiche indicazioni di contenere il consumo di grassi soprattutto saturi e aumentare quello della frutta e dei vegetali freschi. Diversi studi associano tuttavia l'obesità all'insorgenza dei tumori della mammella in post-menopausa, dell'endometrio e della colecisti. Anche i fattori occupazionali e ambientali giocano un ruolo importante nella genesi dei tumori, anche se è estremamente complesso fornire stime affidabili della quota di mortalità per tumori attribuibili a cancerogeni presenti sul posto di lavoro, al di là della passata esposizione occupazionale all'asbesto, che potrà giungere a causare circa 1500 morti all'anno in Italia per tumore nei primi decenni del prossimo secolo.

L'attuazione di prove biologiche in vitro sulla capacità dei vari agenti di indurre effetti precursori della cancerogenesi fornisce indicazioni utili per individuare gli agenti cancerogeni Questi possono essere presenti anche in natura, oltre che tra le numerose sostanze chimiche prodotte dall'uomo. Nonostante la difficoltà a individuare precisi elementi cancerogeni, gli studi in materia hanno evidenziato come alcuni inquinanti possano avere questi effetti § Inquinanti elettromagnetici: si sono moltiplicate le ricerche per accertare la presunta cancerogenicità dei campi elettromagnetici, specie quelli emessi da elettrodotti e linee elettriche ad alto voltaggio. Studi epidemiologici condotti in Danimarca, Svezia e Finlandia hanno evidenziato un aumento dei tumori (raddoppio dei casi di leucemia infantile) in chi abita in case vicino a elettrodotti, con esposizione a campi magnetici superiori a 0,2 mT (microTesla). L'attuale normativa internazionale stabilita dall'IRPA (Agenzia Internazionale per la Protezione Radiologica) ha indicato un tetto di 100 mT per l'intensità di campo magnetico in aree dove gli individui trascorrono una parte significativa della giornata. Il divario con la soglia di 0,2 mT segnalato dalle ricerche scandinave sembra notevole, ma spiegabile con il fatto che i limiti posti dall'IRPA si riferiscono agli effetti diretti e a breve termine che i campi magnetici hanno sulla salute dell'uomo, mentre per quelli a lungo termine, come l'aumento del rischio di tumore, c'è un'evidenza epidemiologica, ma manca ancora ogni dimostrazione sperimentale del modo in cui i campi magnetici agiscono sull'organismo provocando l'insorgenza del cancro. Secondo gli esperti, tuttavia, annullare completamente il rischio elettromagnetico è impossibile: un contributo non indifferente viene infatti anche dagli elettrodomestici (a 30 cm da un frullatore il campo magnetico è di 100-500 mT, anche se, ovviamente, si mantiene per pochi minuti). Secondo una ricerca della Società di fisica degli USA compiuta su numerose fasce di popolazione tra il 1989 e il 1994, invece, i timori sugli effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici prodotti dalle linee elettriche sono esagerati. § Inquinanti professionali: sono proseguite le indagini sugli effetti cancerogeni degli inquinanti nei luoghi di lavoro. Uno studio dell'OMS riferito all'Italia ha evidenziato che nell'area di Augusta-Priolo, in Sicilia, sede di un polo chimico, si è registrato il 33% in più di casi di mesotelioma tra gli uomini rispetto a quelli statisticamente attesi. Nel Brindisino, dove sono stati sotto esame, oltre agli inquinanti professionali, anche i pesticidi, c'è stato un aumento di tumore della vescica pari all'81% tra le donne e al 34,4% tra gli uomini. L'indagine dell'OMS ha individuato, in otto aree italiane considerate a rischio ambientale per la presenza di particolari tipi di industrie, aumenti statisticamente significativi di decessi per tumore polmonare. § Inquinamento da benzene: questa sostanza, che viene utilizzata nella cosiddetta benzina verde come uno dei sostituti del piombo, è stata classificata dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro come un fattore cancerogeno Un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità su 2665 benzinai italiani tra il 1980 e il 1992 ha evidenziato come, tra la categoria, si sia verificato un raddoppio del rischio di mortalità per tumori dell'esofago e del sistema nervoso centrale, e come le concentrazioni di benzene cui sono esposti i benzinai siano, in ogni caso, di molto superiori al limite di 15 mg/m2 fissati dalla legge per la popolazione generale. Questa categoria inala benzene con un tasso variabile da circa 500 mg/m2 a 156 mg/m2, a seconda delle diverse indagini.

Chemioprevenzione

Uno degli obiettivi della ricerca sui tumori è lo studio di sostanze dall'azione protettiva, naturali o di sintesi, in grado di contrastare l'azione dei cancerogeni Tra le sostanze naturali, ne sono state individuate alcune presenti in frutta e verdura. Tra queste la quercetina e il kanepterolo. Entrambe agiscono attivando un sistema biochimico capace di espellere dalla cellula sostanze cancerogene che possono provocare alterazioni genetiche. Un'altra sostanza protettiva, chiamata indoltrecarbinolo è contenuta nei cavolfiori e riesce ad aumentare la quantità degli enzimi capaci di neutralizzare le sostanze cancerogene Sembrano avere efficacia anche sostanze come il resveratrolo, contenuto nella buccia dell'uva nera e nel vino rosso. Tra le sostanze di sintesi, la ricerca punta attualmente a definire l'efficacia del tamoxifene nel prevenire il tumore del seno nelle donne a rischio.