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cantastòrie

sm. inv. [sec. XIX; dall'impt. di cantare+storia]. Cantore popolare che diffonde, solitamente durante le sagre e le fiere di paese, storie in versi ispirate a vicende reali o leggendarie, preferibilmente di contenuto drammatico o passionale, spesso di sua creazione, che esegue accompagnandosi a uno strumento (chitarra, fisarmonica). Per meglio illustrare le fasi più salienti della narrazione, il cantastorie si avvale di un cartellone sul quale la vicenda è sintetizzata in ingenue figurazioni disposte in riquadri alla maniera dei fumetti . Relegata dalle moderne forme consumistiche del divertimento e da altre concause in aree molto limitate (Sicilia, Calabria, nell'Italia centrale e settentrionale la provincia più interna), la figura del cantastorie, che ha i suoi antecedenti nei cantori del mondo latino e barbarico e nei giullari medievali, ha riacquistato vitalità dagli anni Sessanta sia per il rinnovato interesse verso le forme della cultura popolare sia per l'impegno sociale o politico che fa da supporto alle attuali cronache cantate dei più recenti avvenimenti storici. Nel quadro di questa rivalutazione, una sagra nazionale annuale dei cantastorie, resa stabile nel 1962 dopo alcuni incontri alla fiera millenaria di Gonzaga, si è svolta in Emilia nel corso degli anni Settanta (dal 1972 a Bologna) e iniziative minori analoghe si sono tenute altrove.

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