colina

sf. [sec. XIX; da cole-]. Composto organico naturale, noto anche con i nomi di bilineurina, gossipina, sincalina; idrato di trimetil-ossietil-ammonio, di formula

È un liquido viscoso, incolore, di carattere fortemente basico, miscibile in acqua e alcol. Viene preparata industrialmente per sintesi da trimetilammina e ossido di etilene. Isolata originariamente nella bile, la colina è largamente diffusa in natura sia allo stato libero sia come componente delle lecitine. Come tale è contenuta in forti quantità nel fegato, nel cervello, nel tuorlo d'uovo e in varie piante, per esempio nei semi di soia, nei legumi, nello strofanto. Il composto è il precursore fisiologico dell'acetilcolina, nella quale viene trasformata dall'enzima colinacetilasi in presenza di ATP. Le sue principali funzioni biologiche sono il trasporto e la mobilizzazione dei lipidi tissutali e l'intervento nei processi di transmetilazione come donatrice di metili. La carenza di colina provoca infiltrazione grassa e degenerazione epatica e renale nell'animale da laboratorio. Pur mancando delle prove dirette, si ritiene che ciò possa avvenire anche nell'uomo. I sali di colina, quali il cloruro, l'ascorbato, il borato, ecc., trovano impiego in medicina come agenti lipotropi nelle epatopatie di natura tossica e metabolica, nell'arteriosclerosi, nel diabete senile, nella cistinuria, ecc. In campo veterinario, viene largamente adoperata come supplemento dietetico nei mangimi per il pollame.

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