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bile

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino bilis].

1) Liquido viscoso, amaro, di colore giallo-verdastro, secreto dal fegato e versato attraverso le vie biliari nel tratto duodenale dell'intestino tenue.

2) Fig., sdegno, collera, rabbia: “non rispose, perché aveva tanta bile in corpo che gli impediva la parola” (Bacchelli); essere giallo, verde di bile, per l'ira, per il dispetto; crepare di bile, essere violentemente arrabbiato; mangiar bile, inquietarsi.

Fisiologia

La bile ha un ruolo di grande importanza nei processi digestivi in quanto, per le proprietà tensioattive dei sali biliari in essa contenuti, provoca l'emulsione dei grassi alimentari permettendone la digestione e l'assorbimento. La bile stimola inoltre i movimenti peristaltici dell'intestino, facilitando in tal modo il rimescolamento del contenuto intestinale e quindi l'azione degli enzimi digestivi. Ulteriori processi fisiologici favoriti dalla bile sono l'assorbimento del calcio, l'attivazione della lipasi pancreatica, la riesterificazione degli acidi grassi, la sintesi del glicerolo dal glucosio operata nelle cellule epiteliali dell'intestino. I principali componenti della bile sono l'acqua, i sali e i pigmenti biliari, alcuni sali minerali, il colesterolo, i fosfolipidi e vari acidi grassi. La percentuale di tali componenti varia notevolmente a seconda che la bile provenga dal fegato (bile epatica) o dalla colecisti, sede fisiologica di deposito (bile cistica). Con il nome di sali biliari si indicano il glicocolato e il taurocolato sodico e potassico, nonché i loro desossiderivati glicodesossicolato e taurodesossicolato. Tali composti hanno struttura steroidea e derivano dalla condensazione di un metabolita del colesterolo, l'acido colico o triossicolanico, con gli amminoacidi glicina e taurina. I sali biliari hanno origine nel fegato; trasportati con la bile nell'intestino, vengono in gran parte riassorbiti dalla parete intestinale, tornando quindi attraverso il sangue portale nel fegato e nella bile (circolazione entero-epatica dei sali biliari). Tra i pigmenti biliari ha particolare importanza la bilirubina, che conferisce alla bile epatica il caratteristico colore rossastro. La bilirubina proviene in gran parte dalla distruzione dei globuli rossi (emocateresi) che si svolge nelle cellule reticolo-endoteliali del fegato, della milza e del midollo osseo. La bilirubinogenesi inizia con la scissione dell'emoglobina che perde il ferro e la componente proteica trasformandosi in biliverdina, pigmento verde di cui è ricca la bile cistica. In seguito a riduzione della biliverdina si forma la cosiddetta bilirubina indiretta o pre-epatica, la quale, pur essendo insolubile nel sangue, non forma precipitati grazie al legame che contrae con l'albumina sierica. Nel fegato il complesso proteina-pigmento viene scisso nei suoi componenti e la bilirubina nuovamente libera si coniuga con l'acido glicuronico passando quindi nella bile. A livello intestinale sia la bilirubina sia la biliverdina vengono trasformate dalla flora batterica in un derivato incolore detto stercobilinogeno o urobilinogeno. Questo viene in gran parte eliminato con le feci e a contatto con l'aria si ossida assumendo una colorazione brunastra. Una certa quantità di stercobilinogeno sfugge all'eliminazione intestinale; viene pertanto riassorbita in circolo ed escreta con le urine (urobilina). La bile contiene elevate concentrazioni di colesterolo, il quale non sembra possedere a tale livello alcuna funzione fisiologica. Oltre al colesterolo sono presenti piccole quantità di lecitina derivanti dalla distruzione dei globuli rossi della cui membrana essa è un costituente. La bile secreta dalle cellule epatiche viene convogliata nei capillari biliari da cui originano i dotti epatici, passa quindi nel dotto epatico principale e nel coledoco, il quale termina nel duodeno con una formazione sfinteriale detta sfintere di Oddi. La produzione epatica di bile ammonta a 500-1000 ml giornalieri, con larghe variazioni legate a fattori umorali, nervosi, dietetici, ecc. La bile prodotta non confluisce in continuazione nell'intestino: di norma, infatti, lo sfintere di Oddi è contratto, per cui la bile deve necessariamente risalire attraverso il dotto cistico nella colecisti. Questa ha una capacità di soli 50-60 ml, ma è in grado di contenere forti quantità di bile in quanto è sede di un processo di concentrazione biliare caratterizzato dal riassorbimento dell'acqua e dei sali minerali. La bile cistica, oltre che più concentrata, è anche più acida della bile epatica (pH=7-7,7 rispetto a un pH=8). Ciò permette di mantenere in soluzione sia il colesterolo sia altri componenti biliari i quali, per effetto della forte concentrazione, tenderebbero a precipitare sotto forma di calcoli che possono ostruire le vie biliari. Tale ostruzione provoca il riassorbimento in circolo dei componenti della bile, i quali, depositandosi nei tessuti, determinano una tipica colorazione giallastra (ittero da riassorbimento). In tali circostanze patologiche ha importante significato diagnostico la positività della reazione di Van den Berg, cioè il dosaggio nel sangue della bilirubina diretta. Lo svuotamento fisiologico della colecisti avviene durante la digestione ed è stimolato da un ormone polipeptidico, la colecistochinina, che la mucosa duodenale libera in circolo per effetto dei componenti grassi degli alimenti. Per azione della colecistochinina, la muscolatura colecistica si contrae energicamente, provocando l'immissione della bile nell'intestino grazie al contemporaneo rilassamento dello sfintere di Oddi. Al termine della digestione il tono dello sfintere oddiano aumenta, per cui viene arrestato il flusso biliare. In un secondo tempo diminuisce anche la formazione della bile.

Diagnostica

I fenomeni di accumulo e di trasporto biliare che avvengono nella colecisti e nelle vie biliari extraepatiche possono essere studiati radiograficamente mediante somministrazione di sostanze radiopache che vengono elettivamente escrete nella bile. Tale somministrazione può avvenire per bocca (colecistografia), oppure per via endovenosa (colangiografia), oppure ancora per via endoscopica, cioè introducendo il mezzo di contrasto nel coledoco attraverso una sonda posta in duodeno (colangiografia retrograda endoscopica), oppure, infine, per puntura delle vie biliari dall'esterno come per una biopsia epatica (colangiografia percutanea transepatica). Tutte queste indagini servono a individuare la causa di un'ostruzione del deflusso della bile costituita da un calcolo, da un tumore o da una infiammazione dei canali biliari. La colecistografia che studia elettivamente la colecisti e le vie biliari extraepatiche non è esente da fenomeni di intolleranza farmacologica e allergica anche se rari. Un'altra tecnica utilizzata, non invasiva, è l'ecotomografia delle vie biliari.

Bibliografia

W. F. Ganong, Fisiologia medica, Padova, 1970; Classen-Schreiber, Malattie delle vie biliari, Roma, 1984; G. Bianchi Porro, A. Bottecchia, Terapia medica delle malattie epatobiliari, Milano, 1986; G. Gambassi, A. V. Greco, G. Mingrone, La colecisti e le vie biliari, Padova, 1987.