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collìrio

sm. [sec. XIV; dal greco kollýrion, unguento pastoso]. Forma farmaceutica destinata a veicolare nel sacco congiuntivale i farmaci per la cura o per la preparazione degli occhi a esami e interventi chirurgici. I colliri, generalmente liquidi, sono costituiti da soluzioni in acqua distillata e da soluzioni oleose, che rispetto alle precedenti sono più stabili, meno irritanti e permettono di veicolare sostanze medicamentose non idrosolubili, come per esempio gli alcaloidi (atropina, eserina, ecc.). Esistono inoltre pomate o unguenti oftalmici (colliri molli) a base di vaselina e lanolina, che si spalmano al bordo esterno delle palpebre, e colliri solidi sotto forma di polveri finissime impalpabili, di lapis (allume, solfato di rame, ecc.) oppure di dischi oftalmici, a base di gelatina e di glicerina, da applicarsi sul bulbo oculare.

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