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crocifissióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; da crocifiggere].

1) Supplizio per mezzo della croce nel quale il condannato, dopo la flagellazione, era inchiodato o legato al patibolo (braccio trasversale della croce) che veniva poi fissato al palo verticale; erano quindi inchiodati anche i piedi che appoggiavano su un suppedaneo. Il sangue del crocifisso non poteva quindi circolare liberamente nelle membra violentemente tese, per cui la morte, accompagnata da sete, da sudorazione, da febbre protraentesi anche per giorni, avveniva per crampi tetanici o per soffocamento. Nel mondo romano era il supplizio proprio degli schiavi, dei disertori, dei ladri, di coloro che avevano perduto la personalità giuridica; il condannato portava appeso al collo un cartello con una brevissima iscrizione indicante il nome e la motivazione del supplizio; il cadavere era generalmente lasciato in pasto alle belve, ma talora ne era concessa la sepoltura; vedi anche croce. Per antonomasia, il supplizio di Cristo sul Golgota.

2) Rappresentazione artistica di Cristo in croce: scolpire, dipingere una Crocifissione.

Iconografia

Nell'arte paleocristiana il tema della crocifissione appare abbastanza tardi (porta lignea di S. Sabina in Roma, sec. V) e non è molto frequente perché alla rappresentazione realistica si preferisce quella simbolica (croce gemmata o Agnello Mistico). Dal sec. V si afferma il tipo del Christus triumphans con gli occhi aperti, le gambe tese, i piedi paralleli trafitti da due chiodi e il capo eretto, talvolta cinto da corona regale (affreschi di S. Maria Antiqua in Roma, sec. VIII), che perdura in Occidente fino al sec. XIII (appartengono a questo tipo le croci dipinte dell'Italia centrale dei sec. XI-XIII) . A partire dal sec. X appare anche il tipo del Christus patiens, morente o morto, con la corona di spine, le gambe piegate, i piedi sovrapposti trafitti da un solo chiodo, il diaframma contratto per il dolore. Uno dei primi esempi di questo tipo, divenuto in seguito l'unico, è il Crocifisso di Gero (Colonia, duomo). Generalmente ai lati del Crocifisso sono la Madonna e S. Giovanni Evangelista, cui possono accompagnarsi altre figure (santi o donatori), oppure la composizione può includere anche scene della Passione. Dopo la trasposizione in termini umani operata attraverso la scultura e la pittura del periodo gotico, è con i maestri della pittura del Quattrocento e del Cinquecento che la rappresentazione della crocifissione allarga il racconto e intensifica il senso umano del dramma in una partecipazione corale di altissima poesia (Mantegna, Bellini, Tintoretto e i maggiori protagonisti della tradizione fiamminga). A nuove invenzioni formali e a un più accentuato senso drammatico sarà portato l'episodio della crocifissione con il crudo realismo della pittura nata con Caravaggio, che si placa nelle quiete e quasi distaccate scene dell'arte successiva. Il tema troverà ancora intensa espressione di significato e nuove interpretazioni formali e stilistiche nel sec. XX con l'arte degli espressionisti, accanto ai quali va considerata l'opera, in questo senso altamente suggestiva, del pittore francese Rouault.

Media

Crocifissione.