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espressionismo

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Definizione

Sm. [sec. XX; dal francese expressionisme]. Movimento artistico sorto pressoché contemporaneamente in Francia e in Germania intorno al 1905 e così definito dal critico Worringer sulla rivista . Il termine è stato successivamente adottato dalle contemporanee manifestazioni letterarie, musicali e cinematografiche.

Arti figurative

L'espressionismo recupera le tendenze spiritualistiche e primitivistiche espresse nell'ultimo Ottocento, specialmente dalla pittura di Van Gogh, Gauguin, Munch, Ensor, Toulouse-Lautrec; all'esperienza puramente visiva e sensoria della realtà, propria dell'impressionismo, l'espressionismo contrappone quella d'una realtà spirituale che si proietta sull'immagine pittorica piegandola, e talora deformandola, alla propria soggettività (alla propria “espressione”). Alla base di tale polemica antimpressionista c'è la contestazione della società borghese, giudicata inautentica e anticreativa, e l'anelito alla riconquista d'una verginità primitiva, affrancata da barriere sociali e razionali. Tecnicamente, la pittura espressionista si basa sulla semplificazione e sull'appiattimento intenzionalmente elementari delle forme, in nome d'un violento e talora esasperato cromatismo che diventa così il nucleo espressivo dell'immagine. Il gruppo “Die Brücke” in Germania e il fauvismo in Francia costituiscono le due opposte e fondamentali polarità dell'espressionismo, quella nordica il primo, quella classica il secondo. Nella Brücke l'impegno morale, particolarmente rigoroso, si precisa in impegno ideologico di carattere populista e, nella pratica dell'operare artistico, in impegno artigianale di spirito polemicamente arcaizzante (si veda la riscoperta della xilografia). All'utopia populista e libertaria si contrappone tuttavia drammaticamente il disperato – e tipicamente nordico – pessimismo sulle possibilità di riscatto dell'uomo. Gravitante nell'orbita tedesca, ma con un'attitudine rinunciataria e spiccatamente introspettiva (si ricordino le ricerche psicanalitiche di Freud), è l'espressionismo austriaco di Schiele, Kubin, Kokoschka (E. Schiele, L'abbraccio, 1917, Vienna, Oesterreichische Galerie). Esauritosi come movimento, l'espressionismo permane, commisto ad altre componenti, come atteggiamento prepotentemente volitivo di fronte alla realtà. In Germania il Blaue Reiter ne sviluppa le premesse spiritualistiche in senso mistico-simbolico e la Nuova Oggetività ne riprende in modo più esplicito la polemica sociale. In Francia, la Scuola di Parigi realizza per opera di artisti come Rouault, Soutine, Vlaminck e Chagall la fusione tra il fauvismo e la Brücke (G. Rouault, Testa di Cristo, 1905; collezione Walter P. Chrysler jr., New York). Tale fusione viene raccolta in Italia dai movimenti della “Scuola Romana”, de “I Sei di Torino”, di “Corrente”. Nel secondo dopoguerra l'esasperazione di un'attitudine espressionista di matrice nordica sfocia negli USA nell'espressionismo astratto (Action Painting) e si protende oltre, nella pop art, nel realismo critico; mentre i paralleli fenomeni europei (informale, neorealismo, nuova figurazione) ripropongono la sintesi tra le due componenti classica e anticlassica. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 9 pp 148-177, 320-324" "Per approfondire vedi Gedea Arte vol. 2 pp 228-259"

Architettura

Affermatosi soprattutto nel primo dopoguerra (con un certo ritardo quindi rispetto al movimento pittorico), l'espressionismo in architettura, in un momento storico di crisi e di delusioni, rappresenta, con la sua appassionata polemica sociale e antiborghese, una complessa fase di ricerca, destinata a sfociare nella sintesi tecnologica e formale attuata dal Bauhaus dopo il 1919. Il moto di protesta che spinse gli architetti dell'espressionismo a rifiutare ideologicamente il ruolo loro assegnato dalla società borghese della Germania guglielmina trova forma in un atteggiamento utopistico (B. Taut) teso fra l'evasione e una volontà rivoluzionaria di sapore populistico. Per questo i “progetti fantastici” (esposti nel 1919 alla mostra dell'Arbeitsrat für Kunst, cui aderirono tra gli altri, B. Taut, E. Mendelsohn, W. Gropius, ecc.) elaborano una ricerca informata a un profetico formalismo. I legami con lo Jugendstil (Behrens, Olbrich) e con l'espressionismo pittorico sono evidenti nella tendenza alle forme “biomorfiche”, a linee curve e dinamiche, che accentuino il valore di sintesi plastica dell'organismo architettonico (Mendelsohn, Einsteinturm a Potsdam, 1920-21; F. Höger, Chilehaus ad Amburgo, 1923), nell'intensificazione dei valori cromatici e luminosi e, in termini più generali, nella programmatica ricerca di una sintesi di tutte le arti nell'architettura. Tra gli altri rappresentanti, oltre ai citati, dell'espressionismo architettonico, sono da ricordare H. Poelzig, M. Berg, O. Bartning e per la “seconda generazione”, che su un piano storico ben diverso riprende spunti della prima, H. Scharoun (Filarmonica di Berlino, 1956-63).

Arte antica

Riferito alla storia dell'arte antica, il termine viene usato per indicare la tendenza a sostituire la rigorosa sintassi organica di derivazione greca con una maggior valorizzazione espressiva, che si avvale anche di notevoli effetti di luce e ombra. Tale tendenza, presente già nei rilievi della colonna di Marco Aurelio a Roma, si sviluppò nell'arte romana soprattutto dopo il periodo dei Severi fino alla cosiddetta “rinascenza gallienica” (235-260), perdurando comunque anche in seguito.

Letteratura

Il nome di espressionismo passò dalle arti figurative alla letteratura, in seno alla generazione nata fra il 1875 e il 1895, riassorbendo in sé i nomi di “neopatetismo”, “futurismo”, “astrattismo”. L'espressionismo muove dalla critica di Nietzsche alla cultura europea e dal radicale rifiuto della Weltanschauung positivistica, come pure della violenza dello Stato liberale, di capitalismo, militarismo, nazionalismo, industrializzazione e inurbamento. Tale condanna colpisce anche la morale borghese espressa dalla florida economia dell'ultimo Ottocento, vanto dei “padri”, contro cui ora si sollevano i “figli”, a difesa dell'individuo contro la massa, dello spirito religioso contro quello scientista. Comunismo, anarchia, profetismo antistorico prestarono all'espressionismo la loro voce. I filosofi più prossimi all'espressionismo sono, insieme con Nietzsche, l'irrazionalista vitalista Bergson, portavoce della speranza degli espressionisti in un rinnovamento dell'uomo al di fuori dell'intelletto, e il profeta della rovina dell'Occidente, O. Spengler; gli scrittori più studiati sono Strindberg, il cui dramma Verso Damasco si può considerare la cellula germinale dell'espressionismo, e il Dostoevskij dissolutore di valori sociali e anticipatore della psicanalisi nell'esame di quelle esperienze interiori occulte che per l'espressionismo assurgeranno a medium dissolutivo sia del mondo solo emotivo e soggettivo, sia del mondo oggettuale, sia di ogni canone di bellezza classica, neoromantica o simbolista. Il supremo canone artistico diventa l'“espressività”: l'arte non vuole più essere intrattenimento tramite la bellezza, bensì “predica contro la materialità” al di qua e al di là del logico e del bello, estasi inesplicabile, “grido”, essendo soltanto il grido capace di risvegliare l'umanità. Fecondo nella lirica caratterizzata da abbondanza di esclamazione e da ritmi faticosi, e nel teatro, dove si annullano i tratti veristici del personaggio per attribuirgli un volto ideale o ideologico, l'espressionismo è invece povero di narrativa d'ampio respiro: abbiamo tuttavia capolavori nella novella e nello schizzo. Una serie di nuove riviste, tra cui Die Aktion e Der Sturm, e di antologie dai significativi e ormai famosi titoli, come Dichtungen der Weltrevolution di L. Rubiner (1919; Poesie della rivoluzione mondiale) e Menschheitsdämmerung di K. Pinthus (1920; Crepuscolo dell'umanità), diffondono idee e testi espressionistici, mentre il movimento è teorizzato in una serie di manifesti, tra cui Über das Geistige in der Kunst di V. Kandinskij (1912; Sullo spirituale nell'arte), Expressionismus di H. Bahr (1916) e Über den Expressionismus in der Literatur und die neue Dichtung di K. Edschmid (1918; Sull'Espressionismo nella letteratura e la nuova poesia). L'esplosione espressionistica fu tuttavia relativamente presto riassorbita dal movimento della Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività). L'espressionismo letterario ebbe i suoi maggiori rappresentanti in E. Barlach (anche scultore), G. Kaiser, C. Sternheim, E. Toller, G. Trakl, G. Heym, F. Werfel. Di G. Benn, H. Mann, A. Döblin, R. Musil, F. Kafka e B. Brecht appartengono all'espressionismo soltanto gli inizi.

Musica

In senso stretto si fa coincidere l'espressionismo musicale con l'opera di Schönberg, Berg e Webern e con la radicale liquidazione della tonalità da loro operata. Giustificano tale identificazione, oltre ai rapporti personali che questi compositori ebbero con il gruppo del Blaue Reiter, diversi caratteri della loro poetica: il tormentoso scavo interiore, la concentrazione su un estremo soggettivismo come reazione alla solitudine e alla crisi create da un mondo alienato, la ricerca di un linguaggio che nella sua essenzialità risponda soltanto a un criterio di necessità interiore e rifiuti la tradizione (che appare compromessa con l'accettazione dell'ordine costituito). Tale ricerca si realizza nel superamento dei nessi tonali e in un gruppo di opere dove la suprema concentrazione formale sembra rispecchiare in modo diretto l'immediatezza visionaria di un'intuizione. Il successivo approdo alla dodecafonia non contraddice in sostanza tali caratteri. Si è soliti accostare al clima dell'espressionismo anche autori e opere che, specialmente negli anni 1910-20, si avvicinano per qualche aspetto alla tensione espressiva e al carattere eversivo delle esperienze dei tre autori citati; mentre si ravvisano significative anticipazioni in Skriabin e Busoni, vanno viste in tale clima Elektra di Strauss e diverse opere di Bartók, G. F. Malipiero, Weill, Vogel, Šostakovič, Prokofev, Hindemith.

Danza

Con riferimento alla danza espressiva (Ausdrückstanz) o “espressionista”, affermatasi fra gli anni Venti e gli anni Quaranta del sec. XX nell'Europa centrale, si definisce “neoespressionista” la danza che si richiama, apertamente o no, a quella tradizione.

Cinema

Nel cinema il momento “espressionista” per eccellenza è quello del “muto” tedesco uscito dalla I guerra mondiale. Fu allora che a partire dal film-capostipite Il gabinetto del dottor Caligari di Wiene, ma non senza tracce e sintomi precedenti (per esempio, Der Golem, 1914, di P. Wegener e H. Galeen), prevalsero anche sullo schermo quegli aspetti di deformazione e di stilizzazione che con maggior forza e purezza avevano investito pittura e teatro. Forse più ancora dei registi (Wiene o F. Lang, F. W. Murnau o P. Leni) furono tributari di tale tendenza gli scenaristi come Carl Mayer, portati a immergere i loro personaggi nel caos e nel fato, alla stregua di oggetti o di automi; gli scenografi, come i tre del Caligari che diedero al cinema un senso “grafico”; gli operatori delle luci, che cancellarono la realtà fino a suggerire l'immaginario, l'ossessivo, il demoniaco; e gli stessi interpreti che, talvolta in lotta col naturalismo più corposo, accentuavano mimica e trucco per apparire sfuggenti, fantomatici, irreali. L'elemento espressionista risaltò nella scenografia, negli effetti d'atmosfera e, parzialmente, nella struttura del film, così da influenzare il linguaggio del cinema anche oltre quel periodo aureo, da conferirgli, insomma, una maggiore “espressività”. Tra i molti film che parteciparono di questa prassi stilistica si ricordano: il secondo Der Golem (1920) di P. Wegener e C. Boese; Der müde Tod (1921; titolo italiano Destino) e Metropolis (1926) di F. Lang; La rotaia (1921) e La notte di San Silvestro (1923) di Lupu-Pick; Nosferatu (1922) di F. W. Murnau; Ombre ammonitrici di A. Robison; Raskolnikow (1923) di R. Wiene; La strada (1923) di K. Grune; Il gabinetto delle figure di cera (1924) di P. Leni.

Per l'arte

H. Bahr, Espressionismo, Milano, 1945; U. Apollonio, Die Brucke e la cultura dell'Espressionismo, Venezia, 1952; S. Gasch, El Expresionismo, Barcellona, 1955; P. Selz, German Expressionist Painting, Berkeley, 1957; M. De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Milano, 1959; L. Mittner, L'Espressionismo, Bari, 1965; E. Gasser, L'Expressionisme et les événements du siècle, Ginevra, 1967; G. Cortenova (a cura di), Da Van Gogh a Schiele, Milano, 1989; H. Froning, Espressionisti europei, Trento, 1990.

Per l'architettura

G. C. Argan, Progetto e destino, Milano, 1965; G. König, Architettura dell'Espressionismo, Firenze, 1967; P. Chiarini, A. Gargano, R. Vlad, Espressionismus. Un'enciclopedia interdisciplinare, Roma, 1986.

Per la letteratura

P. Chiarini, L'avanguardia e la poetica del realismo, Bari, 1961; idem, Caos e geometria. Per un regesto delle poetiche espressioniste, Firenze, 1964; L. Mittner, L'espressionismo, Bari, 1965; L. Secci, Il mito greco dell'Espressionismo, Roma, 1969; R. Pascal, Dal naturalismo all'espressionismo, Milano, 1977; G. Corsinovi, Pirandello e l'espressionismo, Genova, 1987.

Per la musica

R. Leibowitz, Schönberg et son école, Parigi, 1947; Th. W. Adorno, Philosophie der neuen Musik, Torino, 1959; L. Rognoni, La scuola musicale di Vienna, Torino, 1974.

Per il cinema

S. Kracauer, Cinema tedesco (1918-1933), Milano, 1954; L. H. Eisner, Lo schermo demoniaco, Roma, 1955; Autori Vari, Carl Mayer e l'espressionismo, Roma, 1969; G. P. Brunetto, Buio in sala, Venezia, 1989.