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dislocazióne

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Lessico

sf. [sec. XVIII; da dislocare].

1) Nel linguaggio militare, ripartizione delle forze armate sul territorio nazionale o sul fronte di guerra per esigenze strategiche, addestrative e simili. Anche il modo in cui i reparti militari sono disposti e i luoghi che occupano: è necessario conoscere la dislocazione delle truppe nemiche; per estensione, di reparti di polizia; dei giocatori di una squadra sportiva e simili.

2) Spostamento, trasferimento; in particolare: A) nel linguaggio economico, dislocazione delle industrie, trasferimento obbligatorio, in seguito a eventi eccezionali o a fini determinati (sviluppo di zone depresse), delle industrie dalla sede originaria a una nuova sede; dislocazione degli scambi internazionali, termine generico per indicare nel loro insieme i mutamenti verificatisi a causa degli ultimi grandi avvenimenti storici, nella composizione del commercio internazionale. B) In geologia, spostamento di una massa rocciosa dalla posizione originaria per effetto di movimenti tettonici; la dislocazione si accompagna alla deformazione della massa rocciosa implicata. Fosse e pilastri tettonici sono esempi di dislocazioni dovute generalmente a forze verticali, mentre i sovrascorrimenti sono dislocazioni causate da forze tangenziali. C) In medicina, spostamento di una o più ossa di un'articolazione dalla posizione originale. La dislocazione può essere completa quando è completa la separazione delle superfici articolari; congenita se esiste dalla nascita; abituale quando avvengono frequenti distacchi da un particolare punto di attacco (per esempio, nella dislocazione della spalla).

3) In cristallografia, difetto dei reticoli cristallini.

Cristallografia

Si definisce con il termine dislocazione un particolare difetto dei reticoli cristallini consistente in un'imperfezione, rispetto al reticolo ideale, prodotta da scorrimenti tra zone del reticolo. È un difetto lineare, cioè interessante non singoli atomi, ma interi filari di essi, ed è presente nei metalli e nelle leghe, in corrispondenza del confine tra la regione del piano cristallino in cui è avvenuto uno scorrimento di lunghezza b (vettore di Burgers) e quella in cui non è ancora avvenuto. Il vettore b ha in generale la lunghezza di un passo atomico. Le dislocazioni sono di due tipi: a spigolo e a vite. Per quanto riguarda le dislocazioni a spigolo "Per le dislocazioni a spigolo vedi le figure 1 e 2 alla pagina 272 dell’8° volume." , si può prendere ad esempio un cristallo cubico semplice in cui ha avuto luogo una dislocazione: lo slittamento di due piani atomici adiacenti del cristallo su una distanza atomica è avvenuto solo nella metà di sinistra del piano di slittamento, ma non in quella destra. Si definisce dislocazione a spigolo il confine verticale tra la regione slittata e quella che non lo è. La sua posizione è segnata dal termine di un piano verticale di atomi in eccesso affollati nella metà superiore del cristallo. Anche la dislocazione a vite "Per le dislocazioni a vite vedi le figure 3 e 4 alla pagina 272 dell’8° volume. " segna il confine tra parte slittata e non, solo che, in questo caso, la delimitazione è parallela alla direzione dello slittamento invece di giacere perpendicolarmente a esso come nella dislocazione a spigolo. Si può immaginare la dislocazione a vite come prodotta eseguendo un taglio nel cristallo e facendolo successivamente scorrere parallelamente al bordo del taglio di uno spazio atomico. I piani atomici vicini si dispongono così a forma di elicoide, da cui il nome della dislocazione. Il tipo e il comportamento delle dislocazioni sono importanti per spiegare molte proprietà dei materiali metallici, in primo luogo la deformazione plastica. Le dislocazioni danno luogo a un campo di tensioni all'interno del solido che diminuisce di intensità con legge inversamente proporzionale alla distanza dal nocciolo della dislocazione stessa. La sovrapposizione dei campi di tensione di dislocazione situate in un solido, a una certa distanza una dall'altra, comporta la comparsa di forze mutue, inversamente proporzionali alla distanza, che possono essere attrattive o repulsive a seconda del modo con cui le dislocazioni sono disposte tra loro. Dislocazioni aventi vettori di Burgers in una data orientazione cristallografica possono reagire tra loro generando un'altra dislocazione con direzione cristallografica differente. In alcuni reticoli cristallini le dislocazioni possono dissociarsi in due dislocazioni parziali (cioè con vettore di Burgers pari a una frazione finita del passo atomico) separate da un difetto di impilaggio. Un parametro importante che caratterizza la presenza di dislocazioni in un solido è la densità di dislocazione che si definisce come il numero di linee di dislocazione che emergono all'unità di superficie, supposto di eseguire un taglio immaginario del cristallo nella zona desiderata. Le densità di dislocazione sono estremamente diverse in relazione al modo di formazione dei cristalli e alla loro storia. Si passa da cristalli pressoché perfetti con densità di poche linee/cm² (per esempio, gemme o cristalli di semiconduttori quasi perfetti) a densità di 10108 linee/cm² tipiche dei metalli accuratamente ricotti, fino a densità intorno a 1012 linee/cm² nei metalli fortemente incruditi. La densità di dislocazione è il miglior metodo per valutare la “bontà” strutturale di un cristallo. "Vedi la tabella sui metodi per il calcolo delle dislocazioni alla pagina 272 dell’8° volume."