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erróre (diritto)

falsa rappresentazione della realtà, che impedisce la retta formazione della volontà di un soggetto. L'errore può concernere l'oggetto, la controparte (in un negozio bilaterale) ovvero l'atto da compiere. La rilevanza dell'errore verte soprattutto sull'esistenza di un consenso o sulla riconoscibilità di una seria effettiva volontà negoziale come presupposto per un negozio valido. Nell'errore cosiddetto ostativo si ha divergenza tra la volontà per come si è formata e per come si manifesta: ovvero il soggetto, per errata conoscenza dei termini, attribuisce alla propria dichiarazione un significato diverso da quello che ha obiettivamente. Il diritto romano dà rilevanza alla divergenza fra volontà e manifestazione, soprattutto negli atti per causa di morte. § Nel diritto contemporaneo, l'errore può essere causa dell'annullamento di un negozio quando risulti essenziale e riconoscibile (Codice Civile, art. 1428 e seg.). L'errore è di diritto se a determinare la volontà del soggetto sono state la falsa conoscenza oppure l'ignoranza delle norme; in tal caso l'errore è essenziale se costituisce la ragione unica o principale che ha indotto il soggetto a compiere un negozio giuridico. Quando l'errore verte sull'esistenza o sul significato di una norma, rende nullo il negozio: per esempio, il matrimonio, l'accettazione dell'eredità, la transazione. Nell'errore di fatto l'essenzialità verte sull'identità dell'oggetto della prestazione oppure su una qualità dello stesso (error in substantia): vale l'esempio di chi compra aceto credendolo vino; l'errore sull'identità o sulle qualità della persona (naturalmente per il negozio in cui le qualità personali del soggetto siano essenziali) porta all'annullamento del negozio, purché l'errore sia riconoscibile, e ciò per salvaguardare la buona fede degli altri contraenti. L'errore di calcolo non produce conseguenze e può venire rettificato. Irrilevante viceversa è l'errore sui motivi dell'atto.§ Nel Codice di Procedura Civile è prevista l'ipotesi in cui una sentenza non più appellabile o una ordinanza irrevocabile presentino degli errori materiali o di calcolo: in questi casi, su ricorso della parte interessata, il giudice provvede alla correzione; errore amministrativo, può rendere nullo l'atto amministrativo in cui sia stato riscontrato il vizio; errore giudiziario: la legge riconosce la riparazione dell'errore giudiziario a chi sia stato prosciolto a seguito di un processo penale di revisione, nel caso in cui non ne abbia dato causa per dolo o per colpa grave (art. 643 Codice di Procedura Penale). La vittima dell'errore ha diritto a una riparazione commisurata alla durata dell'eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari della condanna. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero, tenuto conto delle condizioni dell'avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita vitalizia. Se il condannato muore, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti e ascendenti, ai fratelli e alle persone legate da vincolo di adozione con la persona deceduta escluse le persone che si trovino nella situazione di indegnità (art. 463 Codice Civile). La domanda di riparazione dell'errore deve essere proposta alla Corte d'Appello competente per territorio, a pena di inammissibilità entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione. Il giudice, qualora ne ricorrano le condizioni, assegna all'interessato una provvisionale a titolo di alimenti. Analogamente ha diritto alla riparazione per l'ingiusta custodia cautelare subita chi sia stato prosciolto con sentenza irrevocabile. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro 18 mesi dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile. L'entità della riparazione non può eccedere i cento milioni di lire. § Uguali principi e uguali effetti valgono nell'errore per il diritto canonico.