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lòtto

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Lessico

sm. [sec. XVI; dal francese ant. lot, parte divisa].

1) Gioco d'azzardo in cui l'alea è provocata dall'estrazione a sorte di alcuni numeri che determinano le vincite, compresi in una serie prestabilita nell'ambito della quale il giocatore avrà scelto quelli (singoli e in combinazione) su cui puntare una posta in danaro; se la giocata coincide con l'estrazione, la gestione del lotto paga somme proporzionali, secondo coefficienti prestabiliti, alla probabilità che la giocata si realizzi. A questa generica definizione possono essere ricondotte le diverse varianti del lotto, storiche o nazionali. In alcune loc. fig.: dare i numeri del lotto, parlare in modo sconclusionato; vincere un terno al lotto, avere una fortuna insperata.

2) Ognuna delle parti in cui un tutto viene diviso. In particolare: A) appezzamento di terreno, registrato nelle mappe catastali attraverso numeri successivi, corrispondente a una determinata unità edilizia (vedi lottizzazione). Una combinazione di lotto dà luogo a un isolato; la forma e le dimensioni del lotto dipendono dalla rete stradale, dalla destinazione d'uso, da distanze e altezze di edifici, indice di fabbricabilità, ecc. B) Nel commercio, ognuna delle parti in cui viene suddivisa per la contrattazione una determinata quantità di merce. Avviene comunemente col sistema di vendita delle aste pubbliche. C) In borsa, unità di contrattazione che, nelle negoziazioni aventi per oggetto valori mobiliari, è espressa in un determinato importo di capitale nominale o in un dato numero di titoli. La dimensione del lotto è fissata dal Comitato direttivo degli agenti di cambio per ciascuna borsa, in relazione alla potenzialità degli operatori. D) Nelle imposte, ognuna delle parti in cui può essere suddiviso l'ammontare dell'imposta da pagare; secondo altri, invece, le quote d'imposta date in appalto per la riscossione.

3) Insieme di persone o di cose: il lotto dei partenti; acquistare un lotto di calze. In particolare, nel linguaggio sportivo, il gruppo degli atleti che partecipa a una gara.

Cenni storici

A Genova nel sec. XVI si ha notizia di un gioco analogo al lotto attualmente in uso in Italia, nato in connessione con il sorteggio semestrale, in una rosa di 120, poi di 90 candidati, dei 5 notabili destinati a sostituire i membri uscenti del Serenissimo Collegio della Repubblica, secondo una prassi definita da A. Doria nel 1576. Il gioco era detto del “seminario” dal nome dell'urna nella quale venivano imbussolati dapprima i nomi, poi i numeri abbinati ai nomi, dei candidati; il patrizio Benedetto Gentile avrebbe dato una regolamentazione alle scommesse spontanee della popolazione intorno ai numeri estratti. La Repubblica che dapprima ne aveva ostacolato la diffusione, se ne servì poi come cespite fiscale (1643) e infine ne concesse in appalto la gestione (1644); il “lotto genovese” si diffuse rapidamente in tutti gli Stati italiani che, in molti casi, ne devolvevano gli introiti a scopi benefici: così lo Stato Pontificio che con Pio VI nel 1775 li destinava alla bonifica delle Paludi Pontine. Adottato lungo l'arco dei sec. XVII e XVIII in gran parte degli Stati europei, il “lotto genovese” vi fu poi abolito o sostituito dal “lotto olandese” o “a classi” in uso nel nord dell'Europa e nell'America Meridionale. Sorto in Olanda nel sec. XVI, esso è basato sull'acquisto da parte del giocatore, di cedole “madri”, suddivise in classi secondo il loro prezzo, e il successivo sorteggio delle “figlie” alle quali viene abbinato un premio. Nello Stato italiano il lotto pubblico è oggetto di privativa fiscale ed è gestito da una divisione dei Monopoli di Stato; organi locali sono i banchi-lotto, o ricevitorie, depositari delle bollette a “madre” e “figlia” sulle quali viene annotata la giocata; una prassi formale legalmente definita regola queste operazioni. All'estrazione, o “ruota”, di 5 numeri che determinano le vincite, si procede ogni settimana, pubblicamente e sotto il controllo dell'Intendenza di Finanza, in ciascuna delle seguenti 10 città: Bari, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia. La giocata o “sorte”, il cui importo deve essere contenuto entro i limiti stabiliti dalla legge, può essere effettuata su una sola, più d'una, o su tutte le ruote; su un solo numero (estratto semplice, pagato 10,5 volte la posta; estratto determinato, 52,5 volte la posta), su 2 (ambo), 3 (terno), 4 (quaterna), 5 (cinquina) numeri (pagati rispettivamente 250,5; 4250; 80.000; 1.000.000 di volte la posta). Il rapporto tra il coefficiente teorico, calcolato in base alle probabilità d'estrazione di una giocata, per il quale la posta dovrebbe essere moltiplicata in caso di gioco equo (per esempio 18 per l'estratto semplice) e il coefficiente effettivo in caso di vincita, esprime l'ampio margine a vantaggio di chi gestisce il lotto: il coefficiente effettivo è infatti stabilito secondo un piano finanziario che assicura allo Stato monopolista notevoli introiti; i pagamenti infatti non hanno in media mai superato il 43% delle somme incassate, per quanto l'avvento della sistematica tenda a elevare la cifra. Lo Stato italiano regola l'assetto e definisce la sostanza del lotto pubblico in una serie di provvedimenti, tra i quali si considerano fondamentali il R.D.L. 19 ottobre 1938, n. 1933, e il R.D. 25 luglio 1940, n. 1077, e la legge 19 aprile 1990, n. 85. Dal gennaio 2000 è possibile giocare al lotto con una semplice telefonata, servendosi di una card prepagata.

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